L'ANALISI

Cloud, non per tutti è il deus ex machina

La migrazione è vantaggiosa solo a fronte di alcune pre-condizioni. Alessandro Piva (Polimi): “Il problema non è la tecnologia ma l’efficienza del canale IT che si occupa di implementarla”

Pubblicato il 16 Ott 2012

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Analisti e vendor IT sembrano avere un grande scopo in comune: convincere le pmi italiane che il cloud farebbe bene ai loro affari. E questo vale sia per le aziende che hanno già una buona esperienza IT sia per quelle che ancora vivono legate al mondo analogico. Forrester Research stima che quasi tutte le aziende adotteranno un modello ibrido, nei prossimi anni: qualcosa gestito internamente su propri server, qualcos’altro su cloud privato (su server centralizzati e risorse dedicate) e qualcos’altro ancora su cloud pubblico (risorse condivise).

Questo è vero in prospettiva, però: nel medio-lungo periodo. Adesso non è detto che la pmi riesca a trovare l’offerta cloud in effetti conveniente. Per due motivi. Per i limiti dell’offerta e dei canali IT, ancora non perfettamente tarati sulle esigenze delle piccole aziende a caccia di nuvole. E per le lacune delle stesse aziende, che potrebbero avere barriere culturali o tecnologiche tali da rendere il cloud poco praticabile. Ne deriva che non è ancora vera l’affermazione secondo cui “tutte le pmi dovrebbero adottare il cloud almeno in parte”. Ma ci siamo quasi. E può essere già vera per molte esigenze e per molte pmi.

È così che, in questa fase germinale dei contatti tra pmi e cloud computing, il Politecnico di Milano ha realizzato un modello analitico per consentire alle aziende di rispondere a due domande. Mi conviene il cloud? Se sì, che cosa e come migrare? Bisogna cominciare chiedendoci se l’azienda è pronta al cloud computing. Lo è se sono vere queste precondizioni. Se l’azienda preferisce una struttura a costi variabile con forte prevalenza di spese operative (Opex) su costi in conto capitale (Capex). Se la direzione dei sistemi informatici è in grado di modificare competenze, ruoli e professionalità delle proprie persone come richiesto da un modello cloud.

Se l’azienda è disposta a dare alle linee di business alcune facoltà: quelle di sperimentare nuovi sistemi e di richiedere performance IT a seconda delle proprie esigenze (e sotto la propria responsabilità, quanto a costi associati). L’azienda matura per il cloud ha insomma eliminato le classiche barriere tra reparti IT e linee di business. È appunto uno dei vantaggi del cloud: far viaggiare l’IT di pari passo con le esigenze di business. Ma è realizzabile solo se la struttura aziendale cambia di conseguenza o è disposta a farlo. Altrimenti i vantaggi saranno ridotti e/o la complessità gestionale sarà insostenibile.
Il secondo passo è la strategia della migrazione. Tutti gli analisti concordano che è meglio passare al cloud gli ambiti dove i carichi di lavoro sono molto variabili nel tempo o quelli su cui s’intende sperimentare (non avendo ancora chiare le proprie esigenze). Ma anche quelli che richiedono rapidi tempi di attivazione, per esempio se si vuole attivare subito un sistema Crm in una nuova filiale, in un altro Paese. Bisogna poi chiedersi se ci basta una soluzione standard (tipica del cloud pubblico) o ne vogliamo una più costosa e personalizzata (preferibile per specifiche esigenze di sicurezza).


Teniamo conto però che per le pmi hanno senso soprattutto le soluzioni standard. Ma per adottarle serve avere processi a loro volta standardizzati e abbastanza razionalizzati; altrimenti l’azienda farà fatica a usare il cloud. Altra domanda: di quali livelli di servizio e garanzie di affidabilità ho bisogno per quello specifico ambito da portare su cloud? Bisogna evitare di sovra o sottostimare le proprie esigenze. Poi è il momento di dare un’occhiata al mercato: troviamo l’offerta che fa per noi, di un fornitore di fiducia?


L’offerta di per sé matura molto velocemente. Il problema, in Europa, è il canale IT di riferimento, secondo Gartner, Forrester e il Polimi. “Chiediamoci anche se ci sono aziende del canale in grado di assistermi efficacemente nell’implementazione, integrazione e successiva evoluzione delle soluzioni scelte”, dice Alessandro Piva, esperto di questi temi presso il Polimi. “Per risparmiare, consigliamo di scegliere le applicazioni cloud dai marketplace standard, quanto più possibile; di Google, Amazon, Fujitsu, Microsoft”, dice Stefan Ried, analista di Forrester. “Meglio ancora, per una pmi è rivolgersi al mercato locale, per avere un solo fornitore di tutti i servizi. Tutte le telco nazionali europee stanno assumendo questo ruolo”. Infine avverte Ried: “Per alcune aziende ci possono essere grane legali nell’adottare il cloud, soprattutto se mettono i propri dati su datacenter fuori dall’Europa. Questo vale soprattutto per le pmi: avendo uffici probabilmente solo in un Paese, sono più legate alla specifica regolamentazione nazionale”.
No, il cloud non è una scelta da fare alla leggera, per le pmi. Ma tutte dovrebbero prenderla in seria considerazione.

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