LO STUDIO

Cloud pubblico o privato? Le aziende lo vogliono ibrido

Secondo una ricerca di NetApp è in aumento l’utilizzo di servizi in Europa, spinto soprattutto dallo storage e dal backup. Aumenta la fiducia dei sistemi di sicurezza

Pubblicato il 08 Mar 2017

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Il cloud ibrido conquista le aziende. Lo rileva una ricerca NetApp che ha censito 750 cio e IT manager in Francia, Germania e Regno Unito: oltre la metà di coloro che hanno risposto in ogni paese hanno confermato l’uso di una combinazione di cloud pubblico e privato (69% in Germania; 61% in Francia; 58% nel Regno Unito). Inoltre, più di metà del panel di indagine ha indicato la sicurezza come ragione principale all’adozione del cloud, il che mostra come la fiducia nei cloud provider continua ad aumentare. Storage e backup si sono classificati come i principali casi d’uso per il cloud in tutti i paesi presi in esame.

Le aziende si affidano a diversi partner: i service provider locali sono il partner preferito per il cloud ibrido – come dichiara il 26% degli intervistati in Germania, Francia e Regno Unito. Altre opzioni come hyperscaler (18%) e cloud service provider più grandi o system integrator globali (17%) sono meno utilizzati. Solo il 3% degli intervistati afferma di non usare alcun servizio cloud o di averne in programma l’adozione. Questi ‘scettici del Cloud’ non sono collegati a una specifica dimensione della società, settore o strategia cloud.

Oltre la metà del panel degli intervistati – 56% – afferma che la sicurezza è una delle principali motivazioni nell’adozione del cloud. In Germania, Francia e Regno Unito è collocata costantemente tra le prime tre motivazioni di adozione del cloud. Questa è la prova che affidare i propri dati a cloud provider non è percepito come un rischio per la sicurezza, indice di ulteriore adozione del cloud. Tutti e tre i paesi hanno inserito anche la flessibilità (55%) e la riduzione dei costi (54%) come motivazioni principali, a cui fa eco la facilità d’uso in Francia (61%) e Regno Unito (50%), ma non in Germania (46%) dove la protezione dei dati è più rilevante (53%).

Storage e backup sono i principali carichi di lavoro nel cloud – ma ce ne sono molti di più. Nel Regno Unito, gli intervistati hanno indicato per il 56% il file storage, per il 51% il database e circa il 40% analytics, disaster recovery e SaaS. In Germania, il file storage era al terzo posto (60%), il database al quarto (57%), seguito da disaster recovery (50%) e SaaS (45%). In Francia, database (56%) e file storage (53%) sono il terzo e il quarto. Altre opzioni come lavoro a distanza, strumenti di collaborazione, analytics, SaaS e disaster recovery sono stati indicati da meno del 40% degli intervistati francesi. Il controllo dei documenti è il meno popolare dei carichi di lavoro su cloud in tutti i paesi.

In questo contesto la regolamentazione dei dati rimane una sfida. Mentre molti intervistati sono sicuri di avere un grado di conoscenza “sufficiente”, “buono” o “totale” del General Data Protection Regulation che entrerà in vigore il 25 maggio 2018, c’è un gruppo che ammette di “non sapere che cos’è il Gdpr”: il 10% nel Regno Unito, il 9% in Francia e l’8% in Germania.

È chiaro che i leader IT guardano al cloud per aumentare agilità e innovazione – dice Martin Warren, Cloud Solutions Marketing Manager Emea, Netapp – Noi crediamo che la gestione integrata dei dati su cloud è il requisito fondamentale per sbloccare questo potenziale, facendo in modo che i clienti sfruttino qualsiasi cloud con il massimo controllo per il massimo dei benefici. Il risultato è sicurezza e semplicità di scala ovunque si spostino i dati”.

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