LA CRISI

Ericsson, ristrutturazione da 1,6 miliardi: ecco la “cura” Ekholm

Nel primo trimestre accantonamenti per circa 900 milioni e oltre 500 milioni fra taglio costi e svalutazioni. A rischio le divisioni media e cloud: potrebbero essere dismesse. La scommessa per il futuro è su reti e servizi

Pubblicato il 28 Mar 2017

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L’amministratore delegato di Ericsson Börje Ekholm tira dritto su ristrutturazione, accantonamenti, svalutazioni e focus su reti e servizi. È questo il mix strategico che il manager al vertice da inizio gennaio ha intenzione di scaricare a terra per risollevare le sorti della compagnia svedese, reduce da un 2016 piuttosto complicato fra la contrazione continua dei ricavi (proseguita nell’ultimo trimestre dell’anno scorso) e la perdita di grosse commesse in Italia (quella per la nuova rete di Wind-3 finita nelle mani di Zte) e Russia.

Come annunciato dalla stessa società di telecomunicazioni in una nota, il primo trimestre del nuovo corso Ekholm sarà segnato da un piano da circa 1,6 miliardi di euro tra accantonamenti e svalutazioni. Scendendo nel dettaglio delle misure ideate dall’Ad di Ericsson, il gruppo prevede di spendere 210 milioni di euro in costi di ristrutturazione, mettere da parte tra 700 e 900 milioni e di apportare svalutazioni da almeno 315 milioni, fino a un massimo di 420 milioni, nei suoi conti per il primo trimestre.

“Ericsson – si legge in una nota dell’azienda – condurrà una strategia di attività più concentrate per rilanciare la sua posizione di leader nella tecnologia e del mercato, migliorare la redditività del gruppo e consentire il successo dei clienti”. In un’ottica di maggiore efficienza operativa è prevista anche la riduzione delle aree geografiche di business da 10 a 5 che impatterà anche sulla grandezza numerica del top management.

L’azienda svedese è reduce da un anno difficile, con alcuni eventi pesanti come la sostituzione dell’amministratore delegato e il taglio di 3mila posti di lavoro in Svezia. Il gruppo ha combattuto fin dai primi anni Duemila di mantenere la sua posizione sul mercato delle reti dinanzi a concorrenti come, Nokia e AlcatelLucent che si poi sono fuse, Siemens, che un tempo era associata con Nokia, e più recentemente le cinesi Huawei e Zte. Proprio il colosso Huawei, secondo le stime di Ihs Markit, nel terzo trimestre 2016 ha detronizzato diventando il più grande fornitore al mondo di infrastrutture mobili.

“Questo è il primo passo di un riposizionamento strategico del nostro business – ha spiegato l’Ad Ekholm -. Le nostre vendite e i margini hanno subito una stagnazione negli ultimi anni e di conseguenza l’andamento delle nostre azioni è stato insoddisfacente”. Ericsson punta a concentrare le proprie risorse e i propri sforzi nelle reti, nei servizi digitali e nelle nuove frontiere dell’Internet of Things. In via di dismissione o ristrutturazione le divisioni media e cloud.

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