CLOUD

Ibm inaugura il primo cloud data center basato su Softlayer

La nuova struttura da 50 milioni di dollari alle porte di Milano è certificata Tier IV e offre i massimi standard di sicurezza e velocità, con soluzioni a prova di Pubblica amministrazione

Pubblicato il 16 Giu 2015

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Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E oggi è il turno di Ibm, che ha inaugurato il suo primo cloud data center italiano basato su infrastruttura Softlayer a pochi chilometri da Milano, a cavallo dei comuni di Cornaredo e Settimo Milanese. “Abbiamo scelto di fare riferimento a due amministrazioni locali in modo da garantire la totale ridondanza della struttura anche rispetto ai sindaci”, ha commentato scherzando Maurizio Ragusa, cloud director di Ibm Italia, durante la conferenza stampa di presentazione della struttura. Ma Big Blue fa sul serio: il data center è frutto di un investimento da oltre 50 milioni di dollari ed è parte integrante della strategia internazionale che si fonda su un piano di immobilizzazioni che nel solo 2014 ha raggiunto il valore di 1,2 miliardi di dollari. La nuova struttura si inserisce nel network Emea collegando l’Italia ai data center di Londra, Francoforte e Amsterdam con un certo anticipo rispetto all’originale tabella di marcia.

“Quando nel 2013, dopo l’acquisizione di Softlayer, la Corporation presentò la roadmap per la realizzazione dei data center di nuova generazione, quello italiano era all’ultimo posto”, ha ammesso Nicola Ciniero (nella foto), presidente e amministratore delegato di Ibm nella Penisola, parlando a margine dell’evento Ibm Business Connect 2015, di scena oggi a Milano. “Questo significa che lo avremmo avuto non prima del 2018”, ha continuato Ciniero. “C’è stato un grande sforzo da parte di tutto il top management per convincere la casa madre a puntare sull’Italia e ad assumere, di conseguenza, 400 neolaureati, ma ce l’abbiamo fatta. E abbiamo realizzato il campus, operativo dal primo giugno, in soli sei mesi”. La costruzione del data center, certificato Tier IV e in grado di ottemperare ai massimi standard in termini di sicurezza e latenza, è partita subito dopo l’acquisizione di Cross Ideas, realtà romana specializzata in data security, che di fatto ha dato il via libera a Ibm Italia per la realizzazione dell’opera.

Attualmente sono stati avviati tre edifici dei dieci a disposizione, “per un totale di 6.600 metri quadrati di superficie occupata, con una capienza di 11 mila server, un fabbisogno elettrico di 4,5 megawatt (scalabili fino a 60 megawatt) e 40 Gbps di velocità trasmissiva. L’offerta è rivolta a università, startup, Pmi e aziende di livello enterprise, che a regime dovrebbero assorbire circa il 30% delle risorse del data center”, ha spiegato Ragusa. I server ospiteranno prevalentemente i dati di imprese italiane, ma secondo il manager circa il 25-30% degli slot sarà occupato dalle informazioni di multinazionali attive nella Penisola. E poi naturalmente c’è il capitolo Pubblica amministrazione.

“Il data center risponde a tutte le normative relative a sicurezza e privacy che regolano il trattamento dei dati a livello government”, ha confermato Ciniero. “Ora la PA non ha più alibi per rimandare ulteriormente il passaggio al cloud e abbattere gli investimenti capex. Basta del resto studiare il caso Cal Cloud, la soluzione che ha consolidato i data center dalla pubblica amministrazione della California: in 18 mesi ha generato per l’erario dello Stato americano un risparmio sulle spese operative del 70%. Riparametrando il dato sull’Italia parleremmo di un valore pari all’1,5% del Pil. Un tesoretto che ci permetterebbe di far volare l’economia, altro che nodo delle pensioni!”

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