PREVISIONI

Il futuro del cloud secondo Interoute

Il provider di servizi dalla nuvola segnala tre punti che caratterizzeranno il 2015. Il Cto Matthew Finnie: “Bisogna superare il dibattito tra cloud pubblico e privato”

Pubblicato il 28 Gen 2015

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L’anno che verrà, cantava Lucio Dalla purtroppo una vita fa. Ma l’anno che verrà per la nuvola porterà davvero delle novità, alcune abbastanza consistenti. E, come nella canzone del cantautore bolognese, il CTO di Interoute, Matthew Finnie, ci scrive e segnala non una ma tre grosse novità per l’anno che è cominciato, senza dimenticare ancora quel che ancora non va.

Secondo Matthew Finnie, CTO di Interoute, azienda di servizi cloud con una piattaforma molto forte in Europa, la speranza principale per questo nuovo anno è che si possa andare oltre il dibattito su “cos’è il cloud e se è meglio quello pubblico o privato” e che si entri di più nel merito della questione del suo uso. In generale l’esperienza del 2014 ha mostrato che molte aziende apprezzano un modello di fatturazione a consumo che risponde meglio alle loro specifiche esigenze, ma che esprimono ancora molti dubbi circa la natura e la tipologia di sistemi che si possono migrare in cloud senza comprometterne la fruizione.

Il 2015 sarà l’anno in cui, almeno per Interoute, si smetterà di parlare del cloud in termini di “cosa succederebbe se?” e si comincerà invece a mettere a tema le diverse architetture possibili e la loro sostenibilità relativamente al tipo di carico e servizi che le aziende puntano a far evolvere verso il cloud. Interoute è infatti convinta che il cloud sia ancora in una specie di fase precambriana della propria evoluzione e l’azienda vuol cercare di spingersi a guardare il prossimo stadio di sviluppo che avrà un impatto maggiore.

2) La differenza nel delivery tra cloud privato e pubblico scomparirà. La richiesta di avere servizi on demand sul cloud pubblico con la sicurezza, la facilità e l’immediatezza tipica del cloud privato secondo Interoute si realizzerà attraverso l’integrazione e l’automazione della rete con tre fondamentali elementi: CPU, RAM e storage, ma non nei modi che molti prevedono.

Assisteremo invece, dice Finnie, al realizzarsi di un’unica infrastruttura di rete con controllo diretto, non più il semplice metodo “sviluppo interno e apertura verso internet” di una Service Delivery Network virtualizzata sovrapposta ad internet. “Computing” si leggerà “processing” e per network si intenderà una comunicazione tra processi. Questo significherà secondo Interoute poter automatizzare le reti, con il il computing e il “core routing” che agiranno sempre più come policy (regole) e dati (contenuti). Non si tratta più di attività test in laboratorio, ma si opererà e si svilupperà direttamente sulle reti globali.

Secondo Finnie di Interoute, Robert Metcalfe, l’inventore dell’Ethernet e più tardi John Gage, Marc Andreessen e John Day, ci ricordano che il networking è semplicemente una comunicazione tra processi e tra gruppi di processori. Ritornando al presente, la rete e il computer si sono sempre più integrati rendendo possibile sia l’ampliamento delle opzioni di scelta per i workload da gestire, permettendo la costruzione di piattaforme di calcolo distribuite in tutto il mondo con routing interni impliciti. La descrizione di Robert Metcalfe della rete, intesa come comunicazione tra processi rappresenta dunque un precetto per il 2015.

2) Questa evoluzione architettonica darà slancio al dibattito su “super center contro cloud computing distribuito”. La potenza di calcolo distribuita, sulla scia di Internet degli esordi, secondo Iteroute sarà più pervasiva e flessibile rispetto al modello di accesso semplificato di un “grande centro di calcolo” da “qualche parte” nel cloud.

3) M2M sarà la norma. Gli smartphone senza la rete non servono a molto. Per Internet of Things si intende tutto ciò che comunica con qualcosa che agisce da decision maker, così come l’unione tra rete e computer rende più facile la comunicazione tra edge e core. Per far sì che la comunicazione M2M si diffonda e diventi sempre più smart secondo Interoute è necessaria una piattaforma che sia globale, ma anche locale, con una separazione sicura per sviluppare al meglio la sua applicabilità. Se si forniscono ad esempio servizi smart a città e cittadini attraverso l’Europa, si deve essere compliant alle leggi dei vari paesi e contemporaneamente scalabili nelle performace, considerando che i carichi di lavoro da migrare stanno diventano sempre più grandi e la comunicazione tra processi sempre più cruciale. Questo significa, conclude Matthew Finnie, CTO di Interoute, che come per la distribuzione di Internet, il cloud diverrà la soluzione più veloce ed agile per la comunicazione M2M in Europa.

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