ARTICOLO IN ESCLUSIVA

Kroes-Reding: “Cloud, in Europa benefici per 160 mld l’anno”

In esclusiva per il Corriere delle Comunicazioni un articolo a firma dei due commissari Ue sulla nuova strategia europea. La chiave non è il controllo della nuvola ma l’adozione di regole stabili e al passo coi tempi. Urgente affrontare la questione della mancanza di fiducia, vero ostacolo all’adozione del cloud

Pubblicato il 12 Ott 2012

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L’informatica nella nuvola, detta anche cloud computing, è un modello di funzionamento del mondo dei computer del tutto nuovo, una rivoluzione alla quale l’Europa deve partecipare pienamente.

Sono già milioni gli internauti che usano servizi basati nella nuvola, come Facebook, Spotify e webmail, ma l’intera economia e l’intera società ne trarranno i massimi benefici solo quando saranno le imprese e le amministrazioni pubbliche a ricorrere in massa ai servizi di cloud.

Per loro si tratta di una tecnologia informatica meno cara e più flessibile, ma offre nuove opportunità anche a quanti non hanno il capitale necessario per costruire un proprio centro dati per lanciare una nuova impresa. Questa tecnologia permetterà anche di mettere in modo del tutto legale a disposizione dei consumatori i contenuti che desiderano in tutta Europa. Per altre categorie, come gli scienziati, l’informatica nella nuvola rende possibili collaborazioni con persone sparse in tutto il globo, ad una velocità e su una scala che in precedenza erano semplicemente impossibili.

Oltretutto, in un’epoca in cui le emissioni di carbonio del settore dell’informatica aumentano quasi altrettanto rapidamente delle emissioni degli aeroplani, un uso più efficiente della tecnologia informatica sotto il profilo energetico è senz’altro auspicabile anche sul piano ecologico.

I vantaggi sono reali in qualunque comparto dell’economia che faccia uso dell’informatica. Questo è il motivo per cui un’azione coordinata in Europa è necessaria: dare a ciascuno la certezza dei propri diritti e garantire che nessuno sia escluso. Tutti potranno trarre profitto da un quadro giuridico migliore, con benefici dell’ordine di 160 miliardi di euro all’anno.

Saranno in molti a chiedersi qual è concretamente la differenza che l’azione dell’Unione europea può determinare a livello di questi rapidi sviluppi del mercato.

La risposta non è certo che i governi, oppure “Bruxelles”, devono controllare la nuvola. Ma di fronte a una risorsa sconfinata come questa è necessaria l’adozione di norme il più possibile di ampia applicazione, al passo coi tempi e stabili.

Dobbiamo affrontare in modo risoluto la mancanza di fiducia che ostacola l’adozione dei servizi nel cloud. Abbiamo già iniziato a farlo proponendo un insieme di norme comuni sulla protezione dei dati per tutti i cittadini europei, all’altezza delle esigenze dell’era digitale. Siamo del tutto consapevoli della grandissima importanza dei dati nell’economia digitale, in particolare i dati personali: i dati sono come una moneta, che deve poter girare liberamente e in cui si deve avere fiducia.

Ma oggi è quasi impossibile trasferire i dati archiviati nella nuvola da un provider a un altro. I problemi più diffusi sono l’assenza di norme tecniche e le clausole incomprensibili di contratti che nessun utente comune legge. Molti cittadini e molte piccole imprese non si rendono conto delle restrizioni che sottoscrivono e dopo aver firmato si ritrovano vincolati a un provider e non possono cambiare fornitore per archiviare la loro musica o i loro dati altrove.

Per aumentare la fiducia degli utenti di servizi nella nuvola occorre garantire la portabilità dei dati, termini contrattuali semplici ed equi e la certificazione dei fornitori affidabili.

Non sottovalutiamo poi il potere del settore pubblico, che dovrebbe acquistare servizi nella nuvola per un valore di circa 11 miliardi di euro entro il 2014. Una spesa di questa entità può avere ricadute rilevanti sul mercato europeo dei servizi nella nuvola, rendendo tali servizi più convenienti e accessibili a tutti a lungo termine. Per questo abbiamo proposto una riforma della normativa unionale sulla protezione dei dati, che offre la certezza del diritto e prevede un insieme armonizzato di norme per promuovere gli investimenti nella nuova informatica. I risparmi previsti per le imprese sono dell’ordine di circa 2,3 miliardi di euro all’anno. Prevediamo anche di istituire un partenariato europeo per la nuvola che permetta lo scambio di conoscenze tra enti pubblici di tutta l’Unione europea e l’adozione di approcci comuni per l’acquisizione di servizi di cloud.

Insomma, l’informatica nella nuvola sta cambiando le regole del gioco nell’economia europea. La creazione di un mercato dei servizi di nuvola più vasto, affidabile ed efficiente in Europa potrebbe davvero fare la differenza e significare il successo o il fallimento di centinaia di milioni di piccole imprese.

Allo stesso modo può essere determinante per l’espansione di un dato servizio pubblico o, viceversa, per la sua soppressione.

Esortiamo quindi l’industria delle nuove tecnologie, i governi e gli utenti a darci man forte per superare l’arroccamento in fortezze nazionali, atteggiamento che appartiene ormai al passato. Costruire fiducia è la ricetta per dare all’economia l’impulso di cui l’Europa ha bisogno.

*Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea e responsabile dell’Agenda digitale

*Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione europea e responsabile per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza

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