Lenovo ha “fame” di mobile. Poggi: “Essere leader nei pc non ci basta più”

La compagnia annuncia i risultati 2015: fatturato in calo, ma utile in forte aumento nell’ultimo trimestre. Il country manager italiano a CorCom: “Proteggere il primo posto sui personal computer, attaccare su mobility, server e cloud”

Pubblicato il 27 Mag 2016

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“Vogliamo fare un passo alla volta: affondare le radici di un albero è sempre meglio che farlo crescere troppo rapidamente”. Mirko Poggi, amministratore delegato e country general manager di Lenovo Italy, spiega così a CorCom la strategia di crescita del colosso hi-tech sul mercato italiano e a livello mondiale. La compagnia ha da poco chiuso l’esercizio 2015 al 31 marzo scorso con un fatturato consolidato di 44,9 miliardi di dollari, in calo -3%. Ma con un utile netto nell’ultimo trimestre di 180 milioni fondamentale per attenuare la perdita dell’interno anno fiscale (128 milioni).

Dopo i naturali scossoni delle acquisizioni da Ibm (Thinkserver e System x) e da Google (Motorola mobility), Lenovo ha deciso di spingere con decisione su una riorganizzazione del Gruppo tanto necessaria quanto complicata, vista la grandezza delle divisioni coinvolte. “Fortunatamente il nostro periodo di assestamento è stato piuttosto rapido”, sottolinea Poggi citando come esempio il raggiungimento del break-even operativo dal terzo trimestre sul business mobile.

Seppur con pesi diversi in relazioni ai diversi segmenti, i risultati annunciati ieri mostrano segnali importanti di consolidamento: leadership globale rafforzata nei pc (market share record al 21%), crescita sostenuta del business mobile nei mercati emergenti, con aumenti del 96% in Asia-Pacifico e dell’83% nell’area Emea, e risultati positivi anche per server e cloud.

“Se cambieranno gli equilibri fra i vari settori del nostro business sarà frutto di crescite diverse a seconda dei singoli margini”, aggiunge il manager ribadendo in modo chiaro la volontà di perseguire una strada precisa: proteggere i business nelle aree di forza e aggredire i settori con i margini più ampi di sviluppo.

Il quarto trimestre di Lenovo ha visto un calo marcato del fatturato anno su anno, ma un utile in forte crescita che ha attenuato la perdita dell’intero esercizio. Merito del programma di ristrutturazione che avete recentemente avviato?

Siamo riusciti a mantenere la leadership nel nostro core business dei Pc, migliorando la redditività nel segmento enterprise e registrando performance in crescita in alcuni mercati importanti per il mobile. Indubbiamente le recenti acquisizioni da Ibm e Google richiedevano un periodo di assestamento che nel nostro caso è stato piuttosto rapido. Il recente piano di ristrutturazione delle varie divisioni ci ha permesso di vivere la trasformazione senza avere ricadute particolarmente negative sui nostri risultati.

A proposito di risultati, rispetto ai singoli settori siete più soddisfatti di aver consolidato la leadership nel mercato dei Pc o di aver registrato crescite importanti negli altri 3 settori?

I personal computer sono il nostro core business, ma essere sempre i leader non è semplice. La chiusura di questo esercizio ci ripaga positivamente degli sforzi fatti, specialmente perché il difficile contesto di mercato avrebbe potuto metterci in difficoltà. Invece siamo sempre lì al primo posto, con profitti e quota di mercato record. Lo scenario mobile è invece completamente diverso: siamo soddisfatti della ristrutturazione, ma in termini di business ha dato meno di quello che poteva dare. Due fattori hanno inciso sul risultato: la sofferenza in alcune aree geografiche e la separazione dei brand Motorola e Lenovo pensata per alcuni diversi mercati. Il settore enterprise è cresciuto molto in Cina e nei mercati emergenti. Anche sul cloud abbiamo registrato numeri da record.

Alla luce di questo esercizio 2015, avete intenzione di concentrarvi maggiormente su un’area specifica del vostro business model?

La riorganizzazione annunciata a livello globale lo scorso aprile è la dimostrazione che vogliamo continuare a investire in tutte le nostre business unit. Una strategia a 360 gradi che ovviamente avrà modi di fare diversi a seconda delle aree. Ad esempio, cresceremo sui server negli usa. O ancora, sul mobile Cina e resto del mondo sono molti diversi, quindi abbiamo predisposto strategie più mirate alle specificità dei mercati. In generale, sul segmento mobile intravediamo spazi di crescita molto ampi.

Anche nel mercato enterprise si può crescere, sia per ragione di coverage sia per la dinamicità del settore, che offre possibilità di crescita in termini di market share. Meno del mobile per una semplice questione di grandezza del mercato, ma comunque parliamo di occasioni importanti. Insomma, se cambieranno i pesi dei vari settori sul nostro business sarà frutto di crescita diverse a seconda dei singoli margini.

Veniamo all’area Emea. Avete sofferto il calo delle vendite dei Pc tenendo botta: l’obiettivo è diventare leader del segmento anche qui come a livello globale?

In quest’area scontiamo un impatto sfavorevole del cambio con il dollaro. In ogni caso, vogliamo avere in quest’area lo stesso gradino del podio che occupiamo a livello globale. Certo, lo scenario è più complesso che altrove e ci sono comunque competitor storici e ben consolidati. Ma è solo una questione di tempo.

Siete una multinazionale e non comunicate i dati relativi ai singoli paesi, ma almeno può dirci come se la passa Lenovo in Italia?

Come il resto dell’Europa. Se guardiamo al fatturato abbiamo perso qualcosa a causa del cambio e della competizione agguerrita. In Italia, sul segmento professionale 4 anni fa eravamo poco rappresentati e su quello consumer eravamo quasi una startup: oggi la situazione è cambiata, siamo cresciuti in entrambi i mercati e puntiamo a consolidarci. Per quel che riguarda la divisione server, continuiamo a crescere a ritmi sostenuti: trimestre su trimestre, dopo l’acquisizione del 2014 abbiamo iniziato a correre e oggi in Italia abbiamo quote di mercato vicino al 20% e business profittevoli. In ogni caso, vogliamo fare un passo alla volta: affondare le radici di un albero è sempre meglio che farlo crescere troppo rapidamente.

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