STARTUP

M-payment alla trevigiana: così 2Pay punta a battere il contante

Lanciata la app della startup che vuole rivoluzionare i pagamenti digitali in Italia eliminando l’intermediazione dei circuiti del credito. Fee da 2 centesimi per gli esercenti e sconti con cashback immediato per il cliente. Sul piatto 2,3 milioni, atteso break even a 50mila sottoscrizioni

Pubblicato il 22 Apr 2015

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Se riuscirà a conquistarsi quell’autorevolezza che in Italia è indispensabile quando si ha a che fare con i quattrini, 2Pay farà presto parlare di sé. Si tratta di una app (disponibile per iOs e Android) proposta dall’omonima startup trevigiana che ha l’ambizione di rivoluzionare il mobile payment nella Penisola. Come? Abbattendo le commissioni legate all’uso delle carte e abilitando ai pagamenti via smartphone chiunque, non solo chi non possiede una carta di credito ma persino chi non ha un conto in banca o non dispone di una connessione dati. Dal lato merchant non serve nemmeno il POS. È sufficiente avere un telefono capace di leggere i QR code, scaricare e installare il software (per ora gratuito), registrarsi come commercianti o consumatori privati e attendere la creazione di un Iban 2Pay rilasciato dall’IMEL (Istituto di Moneta Elettronica, su cui vigila la Banca d’Italia), che corrisponde al numero di telefono dell’intestatario del conto.

A questo punto è possibile effettuare bonifici (al costo di un euro), pagamenti e trasferimenti di denaro peer to peer utilizzando il credito che l’utente ha caricato sulla propria carta prepagata virtuale. La commissione per ogni transazione, a carico dei soli merchant, è di 2 centesimi di euro. Ma non è sulla fee che si basa il modello di business dell’azienda: il meccanismo infatti non si limita ai pagamenti digitali, ma prevede anche l’elaborazione di sistemi di loyalty e campagne di marketing geolocalizzate (visualizzabili sulla mappa contenuta nella app) che gli esercenti possono attivare in totale autonomia e che generano un cashback immediato per il consumatore finale. “Il rimborso di denaro”, precisa Daniele Bernardi, ceo di 2Pay, “corrisponde a una percentuale sull’importo speso stabilita dal merchant che verrà accreditato sul conto2Pay del cliente dopo ogni acquisto effettuato. L’obiettivo è aumentare la fidelizzazione del cliente rispetto all’esercente e non al sistema, generando di conseguenza un miglioramento della relazione e un incremento delle vendite”.

2Pay tratterrà l’1% del valore della transazione avvenuta grazie al sistema. Ma la società trarrà ricavi anche dalla partnership con le banche presso cui sarà trasferito il denaro che gli utenti caricheranno sulla scheda prepagata, in forma di deposito vivo. Va specificato, infine, che dopo i primi mesi di commercializzazione, a partire dal 2016 il profilo 2Pay costerà due euro all’anno per i consumatori e cinque euro all’anno per gli esercenti.

Il break even è previsto nel momento in cui saranno attivate 50 mila utenze e il fatturato per il 2015 dovrebbe aggirarsi sui 3,5 milioni di euro. Considerando che per ora l’operazione, interamente sostenuta da capitali privati, italiani e internazionali, ha un valore di 2,3 milioni di euro, la società, stando a quanto dichiarato dal top management, dovrebbe dunque essere in utile nel giro di pochi mesi. “Va detto però che l’investimento iniziale è stato contenuto perché abbiamo potuto contare sulle competenze che fanno capo ai tre soci fondatori”, dice Costantino Magro, presidente di 2Pay, che insieme a Daniele Bernardi e a Diego Occari ha fondato la società a partire da precedenti esperienze imprenditoriali nel mondo della consulenza fiscale e finanziaria e della monetica. “Senza quel tipo di apporto, sarebbero servite molte più risorse”, rimarca Magro. Al momento sono già 15 le persone che lavorano per 2Pay. Al lancio seguirà una campagna di marketing sui social network e un piano di espansione verso gli esercenti medi e piccoli attraverso l’attivazione di partnership nel settore della distribuzione. L’approdo alla Gdo, per il momento, non rientra tra gli obiettivi di 2Pay.

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