REPORT CAPGEMINI

Solo 7 aziende su 100 sono “full digital”: ecco perché le altre perdono un’occasione

Capgemini: le imprese che dimostrano “destrezza digitale” riescono a raddoppiare le probabilità in termini di crescita, redditività e customer satisfaction. Le altre sono in fase di avvio o poco oltre. Ma non c’è tempo da perdere

Pubblicato il 11 Gen 2016

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Poche aziende hanno utilizzato con successo tecnologie digitali per evolvere la propria organizzazione in realtà veramente digitali. Lo rivela il report “Organizing for Digital: Why Digital Dexterity Matters” di Capgemini Consulting, società del gruppo Capgemini specializzata nella consulenza aziendale strategica, condotto con il Mit Center for Digital Business.

Solo il 7% delle più importanti organizzazioni dimostra un’adeguata mentalità digitale: operazioni completamente digitalizzate, rapidità di auto-organizzazione e di individuazione delle tendenze emergenti, mantenimento di una significativa esperienza e competenze sulle tecnologie digitali.

La maggior parte delle aziende è invece ancora in una fase di transizione, nel tentativo di gestire l’assestamento tra nuovi e vecchi modelli organizzativi. Molte organizzazioni (56%) sono in una fase di avvio, avendo appena iniziato il cambiamento ed essendo in uno stato di costruzione delle proprie competenze digitali, mentre un numero significativo (21%) si trova in uno stadio ben avviato della transizione, con diverse capacità digitali di personalizzazione della customer experience, di semplificazione delle attività di routine e di facilitazione della collaborazione interna ed esterna all’organizzazione.

Un’occasione persa per molte imprese, visto che chi si è avviato verso una vera digital transformation ha avuto un raddoppio delle probabilità in termini di crescita, redditività e customer satisfaction rispetto ai propri concorrenti.

Manca insomma quella che la ricerca definisce “destrezza digitale“, ossia la capacità di adattare rapidamente la struttura organizzativa per ottenere maggiore valore dalle trasformazioni digitali successive. Ad esempio, diventare organizzazioni più evolute attraverso un sistematico processo decisionale basato sui dati, conferendo più potere decisionale ai dipendenti in contatto con la clientela o consentendo una collaborazione oltre confine trasparente.

“Durante il passaggio all’energia elettrica, la produttività è salita solo dopo che le aziende hanno radicalmente ridisegnato la propria organizzazione – dal layout degli impianti di produzione all’introduzione della catena di montaggio e di una maggiore specializzazione del lavoro. Questo è stato un cambiamento radicale che non è accaduto nel corso di una notte. Ci sono voluti circa 20-30 anni per evolversi – spiega Maurizio Mondani, ceo di Capgemini Italia -. La nostra convinzione è che qualcosa di molto simile accadrà con la trasformazione digitale. Essa richiederà interventi maggiori per cambiare i nostri modelli industriali tradizionali organizzativi in quelli digitali. Ma non abbiamo altra scelta se vogliamo beneficiare completamente di questa rivoluzione digitale”.

Il report, basato sulle interviste realizzate a 274 executive di 150 aziende sparse in 28 paesi, fa emerge alcuni fattori che stabiliscono quali sono le organizzazioni digitalmente più capaci rispetto ad altre. Tra questi, una mentalità che pone le soluzioni digitali fra le priorità aziendali, una sperimentazione sistematica per portare concretamente l’innovazione in tutta l’organizzazione e una capacità di auto-organizzarsi rapidamente intorno alle nuove opportunità digitali. Ma anche la garanzia di un maggiore accesso ai dati e un coinvolgimento diretto dei dipendenti incoraggiando il problem-solving collaborativo.

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