FUTURE PROOF

Telco, spuntano nuovi modelli di business

Bell Labs: accelerare le funzioni in rete di cloud e virtualizzazione e dei sistemi wireless 5G. La rubrica di Maurizio Dècina

Pubblicato il 03 Giu 2016

Maurizio Decina, Emeritus Professor Politecnico di Milano

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La figura mostra la previsione di sviluppo fino al 2020 del traffico “wireless data” nel mondo. Il grafico mostra la domanda in exabyte giornalieri per soddisfare i bisogni dei clienti e l’offerta degli operatori di telecomunicazioni per lo smaltimento del traffico richiesto. Il punto dei Bell Labs è che le esigenze dei clienti non possono essere soddisfatte con profitto dagli operatori e che c’è una grossa fetta di traffico non smaltibile economicamente. Pertanto gli operatori devono accelerare l’introduzione in rete delle funzioni di Telco Cloud e virtualizzazione (NFV – Network Function Virtualization, SDN – Software Defined Networks, Cloud RAN – Radio Access Networks) nonché dei sistemi wireless 5g. Inoltre i Telco dovranno esplorare nuovi modelli di business per cogliere le opportunità della nuova domanda.

La previsione è basata su un’analisi puntuale dei bisogni degli utenti in termini di consumo giornaliero di traffico per cinque tipi di attività: storing, computing, communicating, gaming, e streaming. Nella previsione è compresa la domanda di traffico generato dall’ Internet of Things (IoT). Il numero di dispositivi intelligenti connessi varia da 1,6 miliardi nel 2014 fino a 46 miliardi nel 2020, tra questi ultimi i dispositivi IoT cellulari arrivano fino a 4,6 miliardi. I Bell Labs hanno trovato che i servizi di audio e video streaming contano per circa il 79% del traffico al 2020, mentre il video streaming da solo conta per il 56% della domanda. Nella previsione riportata in figura, l’uso di Wi-Fi e delle tecniche cellulari 3g/4g, piccole celle e prototipi 5g, incluso l’Lte-U (Lte Unlicenced), permette di soddisfare la domanda per l’81%, mentre il 19% della domanda di traffico rimane inevaso. Questo sotto ipotesi conservative: nello scenario “disruptive” la porzione inevasa supera il 25% della domanda totale al 2020.

Nella ricerca dei Bell Labs uno degli aspetti cruciali è relativo al traffico generato dai dispositivi IoT. Il traffico dati generato dai dispositivi IoT cellulari è comunque modesto, dell’ordine del 2% del traffico dati totale al 2020, in attesa che si adottino su larga scala sensori abilitati al video e telecamere che saranno diffusi a partire dal 2020 in poi (si pensi ai dispositivi da indossare). Tuttavia, nel breve termine il traffico IoT sarà principalmente costituito dalla segnalazione relativa ai dati emessi dai dispositivi stessi. Un tipico dispositivo IoT necessita di circa 2.500 transazioni/connessioni per consumare 1 MByte di dati, mentre la stessa quantità può essere consumata durante una singola connessione video. Come risultato si è trovato che il numero medio di connessioni giornaliere in rete dovute ai dispositivi IoT cellulari crescerà da 16 fino a 135 nel 2020 e sarà in valore assoluto tre volte più elevato del numero delle connessioni in rete iniziate dagli esseri umani. Nella previsione, Wi-Fi trasporta il 67% della necessità di traffico dati wireless al 2020 in ambienti ove è presente una solida infrastruttura di rete fissa. Il restante 33% della domanda va evaso con tecniche cellulari e abbassando i costi di erogazione del servizio utilizzando piccole celle e tecnologie Telco Cloud.

Il rapporto, basato sul libro “ The Future X Nework” , sostiene appunto che oltre metà della domanda del traffico dati da soddisfare in aree non-Wi-Fi potrebbe non essere indirizzato con profitto se gli operatori non accelerano la transizione ai sistemi 5g oppure adottano nuovi modelli di business. Tra questi nuovi modelli, il rapporto cita le tecniche di “zero rating” e di “sponsored data” secondo cui le aziende fornitrici di contenuti comprano dati dall’operatore per conto dell’utente, per motivi di miglioramento della soddisfazione del cliente e/o per la promozione del loro brand e/o prodotto.

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