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Via a Musei 2.0: smartphone e Qr-Code per scoprire le bellezze di Roma

L’applicazione mobile ideata da due ingegneri e un giovane laureando. A turisti e romani basterà inquadrare con la fotocamera il codice sull’opera per accedere a testi, foto e video. Già avviata la sperimentazione nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Campo Marzio

Pubblicato il 30 Dic 2015

Andrea Frollà

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Prendete il vostro smartphone, inquadrate con la fotocamera un semplice codice e accedete gratuitamente a contenuti multimediali relativi a un’opera, una statua o un quadro. Ben presto tutto ciò sarà possibile grazie a Musei 2.0, un’applicazione realizzata da Giacomo Stefano Gabriele, giovane tesista universitario, e due ingegneri di una nota azienda di telecomunicazioni: Luca Regoli, che è anche docente di Basi di Dati, e Fabio Pompei, consigliere delegato all’innovazione tecnologica di Roma Capitale nel Municipio XII.

Grazie ad un semplice sistema che permette ai gestori di caricare foto, video e testi per catalogare ed organizzare gli oggetti e tutte le opere presenti nel luogo di cultura gli utenti avranno a disposizione diversi contenuti per approfondire l’opera artistica. Anche dal lato degli istituti culturali è la semplicità a farla da padrone: terminata la fase di caricamento del contenuto è infatti possibile stampare per ogni oggetto un semplice QR-Code che rappresenta l’evoluzione del classico codice a barre presente su libri e prodotti di ogni genere.

“Con queste virtuose sinergie tra studenti, amministrazione e cittadini abbiamo dimostrato come l’astratto concetto di smart city di cui tanti si parla diventa realtà concreta – spiega Pompei (nella foto, a destra) -. Roma ha un enorme potenziale per la sua ricchezza d’arte e di storia e con queste piccole idee, di facile realizzazione e con costi pressoché nulli, è possibile semplificare la vita e aumentare la conoscenza non solo dei turisti, ma anche dei molti romani che spesso ignorano la bellezza dietro un’opera d’arte e la meraviglia di questa città”.

L’opera è rigorosamente open source e dunque a disposizione di chiunque ne farà richiesta. Pensata per rendere immediatamente fruibile lo sterminato patrimonio artistico della capitale: architetture, opere antiche, chiese e poli museali diventeranno luoghi con percorsi facilitati grazie alla tecnologia applicata a smartphone e tablet dei visitatori.

Particolarmente soddisfatto anche Gabriele, che ha chiuso il proprio percorso di studi in bellezza: “Sono onorato di aver preso parte a questo progetto – commenta il giovane studente -. Il mio lavoro è una tesi sperimentale che ha trovato spazio in una applicazione concreta nella città di Roma”.

Merito ovviamente anche del professor Regoli (nella foto, a sinistra), che ha ricordato come il corso di cui è docente abbia come obiettivo quello di “lanciare gli studenti nel rispondere a questioni pratiche della vita di tutti i giorni con l’obiettivo di aiutarli nel raffinare quegli strumenti necessari che la vita professionale gli richiederà”. Quindi, almeno con Musei 2.0 l’obiettivo è stato centrato.

Attualmente l’applicazione è in corso di sperimentazione presso la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio e sono già molti i poli museali che si sono dimostrati interessati ad essere coinvolti nel progetto.

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