Conto alla rovescia per il No Cash Day: moneta digitale driver di crescita

Domani 5 aprile via alla sesta edizione dell’evento: 24 ore senza contanti. Quest’anno call to action allargata a tutta l’Europa, dove la gestione del contante costa 60 miliardi l’anno

Pubblicato il 04 Apr 2016

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Ventiquattro ore senza contanti per misurare la propria propensione all’utilizzo degli strumenti digitali di pagamento ma anche per valutarne il livello di diffusione nel proprio territorio. Andrà in scena domani 5 aprile il 6° No Cash Day, l’evento nato nel 2011 da un’idea di Geronimo Emili, fondatore e attuale presidente dell’Associazione Italiana CashlessWay, costituita a novembre 2013 per sviluppare iniziative focalizzate allo studio e alla promozione degli strumenti di spesa alternativi al contante.

Per la prima volta saranno coinvolti nella call for action del No Cash Day anche cittadini, imprese e istituzioni di altri paesi europei, per riflettere sui vantaggi di una riduzione del contante in circolazione, gli aspetti positivi che i sistemi di pagamento elettronici possono offrire e riflettere su come questi possano sostenere anche una politica di inclusione finanziaria.

Una chiamata a raccolta con l’obiettivo di stimolare una spinta sociale e istituzionale verso una maggiore conoscenza e diffusione del denaro digitale, oltre che per promuovere un cambiamento culturale in grado di offrire un contributo importante anche nei confronti di quella che viene definita come inclusione finanziaria, un fenomeno che coinvolge 2,5 miliardi di individui meno abbienti, i cosiddetti “non bancabili”, che in Europa sono 1 su 10. L’apertura verso pagamenti alternativi al contante potrebbe infatti allargare la partecipazione alla vita economica e rappresentare la base per una crescita e uno sviluppo più equilibrati.

Assieme alla sesta edizione dell’evento italiano ci sono altri appuntamenti in programma, come la presentazione del Cashlessness Manifesto, che avverrà durante il Money2020 Europe di Copenhagen, evento di rilevanza mondiale sui pagamenti, o il #NoCashTrip Europe, il consueto viaggio totalmente cashless dopo tre edizioni italiane sarà per la prima volta in versione Europea.

Qualche numero può aiutare a capire la situazione attuale circa l’utilizzo dei metodi di pagamento alternativi al vecchio e caro contante. Secondo dati della Bce, in Europa si utilizza in media la carta di pagamento 86 volte in un anno (in testa la Svezia con 250 operazioni l’anno pro capite, mentre in coda troviamo la Bulgaria con 7 operazioni l’anno), mentre l’Italia (30 operazioni l’anno pro capite) rientra tra i Paesi più industrializzati che registrano i più bassi tasso di uso delle carte.

L’Europa spende ogni anno lo 0,46% del suo PIL (60 miliardi di euro) per la gestione del contante e in Italia, dove il denaro cartaceo è più diffuso che altrove, i costi ammontano a oltre 10 miliardi di euro, pari allo 0,52% del PIL. Per non parlare delle monete, anzi delle micromonete, ossia quelle da 1 e 2 centesimi: un sondaggio della Commissione europea ha scoperto che il 60% dei cittadini dell’eurozona trova difficoltà a usare queste monetine, che hanno un costo industriale di fabbricazione emblematico: coniare una monetina da 1 centesimo ne costa 4,5 mentre per fabbricarne una da 2 centesimi si spendono 5,2 cent.

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