LA CRITICA

Copyright, affondo di Aiip: “In Italia si rischia censura di Stato”

L’associazione scende in campo contro l’emendamento alla legge Ue che consente ad Agcom di chiedere la rimozione dei contenuti senza intervento del giudice: “La magistratura è l’unico potere ad avere giurisdizione sulle violazioni penali del diritto d’autore”

Pubblicato il 21 Lug 2017

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Aiip contro l’emendamento 1.022 approvato ieri dalla Camera a tutela del diritto d’autore. Secondo l’associazione italiana Internet provider qualsiasi norma – il provvedimento consente ad Agcom di chiedere la rimozione dei contenuti senza intervento della magistratura – che voglia imporre agli Internet Provider obblighi di filtraggio e controllo preventivo (oltre che di rimozione di contenuti generati dagli utenti senza un ordine del giudice) viola la Convenzione europea dei diritti umani, la normativa comunitaria in materiadi servizi di comunicazione elettronica e la giurisprudenza della Corte di giustizia europea.

In Italia la magistratura “è l’unico potere dello Stato ad avere giurisdizione sulle violazioni penali del diritto d’autore – si legge nella nota Aiip – Qualsiasi norma che attribuisca a soggetti diversi dalla magistratura, come per esempio l’Autorità per le Comunicazioni, poteri di intervento in fatti penalmente rilevanti costituisce una violazione del principio costituzionale della riserva di legge in materia criminale”.

“Fallito un primo colpo di mano, si torna a proporre leggi incostituzionali che aboliscono il principio della personalità della responsabilità penale, legittimando l’incivile convinzione per la quale nelle azioni online tutto è permesso – accusa Aiip – La proposta emendativa duplica le attribuzioni della Procura della Repubblica e del giudice dibattimentale, attribuendo all’Autorità delle Comunicazioni poteri analoghi”. Per Aiip le regole istituiscono un giudizio sommario, in violazione del principio del contraddittorio e affida a un numero limitatissimo di persone fisiche (i funzionari dell’Autorità) un potere discrezionale che nemmeno un magistrato possiede.

“Con una ulteriore proposta, identica per spirito e contenuti a quella precedente e dunque diretta ausurpare il potere della Magistratura, si vuole modificare l’applicazione della direttiva sulcommercio elettronico – accusa l’associazione – dando sempre all’Autorità delle Comunicazioni il potere di imporre agli Internet Provider l’adozione di misure tecniche necessarie per prevenire in maniera permanente la riproposizione dei contenuti illeciti. Il che vuol dire, dal punto di vista tecnico, monitorare intercettare e bloccare l’attività degli utenti, mettendo in piedi una gigantesca censura di Stato”.

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