SCENARI

Covid-19 e il futuro del business: dirigenti e dipendenti divisi sui benefici della digitalizzazione

La pandemia ha abbattuto le barriere dell’immaturità tecnologica e della resistenza al cambiamento. Ma la percezione varia molto sul tema delle competenze e sul supporto operativo. I risultati dell’indagine Ibm

Pubblicato il 08 Ott 2020

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In seguito alla pandemia da Covid-19, quasi sei organizzazioni su dieci hanno accelerato il processo di trasformazione digitale. Barriere tradizionali come l’immaturità tecnologica e l’opposizione dei dipendenti al cambiamento sono state superate: il 66% dei dirigenti ha affermato, infatti, di essere riuscito a portare a termine le iniziative che in precedenza incontravano resistenza. Le aziende, inoltre, mostrano maggiore consapevolezza in merito alle criticità da affrontare nel guidare la trasformazione. I vertici aziendali devono infatti risolvere questioni legate alla complessità organizzativa, alla mancanza di competenze adeguate e al burnout dei dipendenti, che si protrarranno per i prossimi due anni. A dirlo è un nuovo studio Ibm, condotto intervistando i livelli apicali di organizzazioni di tutto il mondo. Più nello specifico, l’indagine di Ibm Institute for Business Value “Covid-19 and the Future of Business“, basato sul contributo di oltre 3.800 C-Suite Executive attivi in 20 paesi e 22 settori, evidenzia il proliferare di iniziative dovute alla pandemia e conseguenti difficoltà nel focalizzare le attività.

Una significativa differenza di percezione tra dirigenti e dipendenti

Va infatti precisato che il rapporto rileva un significativo scostamento tra le opinioni dei leader e quelle dei dipendenti circa l’efficacia del metodo utilizzato nell’affrontare tali lacune. A livello globale, il 74% dei dirigenti intervistati ritiene di aver aiutato i propri dipendenti ad apprendere le competenze necessarie per lavorare in un modo nuovo, ma solo il 38% dei dipendenti concorda con questa affermazione; inoltre, l’80% dichiara di sostenere la salute fisica ed emotiva della propria forza lavoro, mentre solo il 46% dei dipendenti ritiene di aver ricevuto tale supporto. A livello italiano, il 71% degli intervistati ritiene di aver aiutato i propri dipendenti ad apprendere le competenze necessarie per lavorare in modo nuovo mentre l’82% afferma di contribuire alla salute psico-fisica della forza lavoro.

“La pandemia ha contributo ad abbattere molte delle barriere esistenti nel processo di digital transformation, inoltre i dirigenti sempre più spesso si affidano alla tecnologia per indirizzare le attività più strategiche”, afferma in una nota Mark Foster, Senior Vice President di Ibm Services. “Ma guardando al futuro, i top manager dovranno raddoppiare l’attenzione verso le persone, i flussi di lavoro e l’infrastruttura tecnologica: non possiamo sottovalutare il potere di una leadership empatica nel guidare i dipendenti contribuendo, in un contesto di continua disruption, a promuovere fiducia, efficacia e benessere”.

Nuove azioni a favore della scalabilità operativa

Lo studio ha evidenziato che alcuni top manager emergenti e particolarmente proattivi, intraprendono azioni volte a restare competitivi e continuare a crescere. Si parla in genere di miglioramento della scalabilità e della flessibilità operativa: la discontinuità generata dalla pandemia Covid-19 ha dimostrato l’importanza di essere preparati a gestire i cambiamenti. Molti dirigenti sono chiamati a far fronte alle fluttuazioni della domanda, a sostenere i dipendenti nel lavoro a distanza e tenere conto della necessità di ridurre i costi. Lo studio rivela anche che la maggior parte delle organizzazioni sta modificando in modo permanente la propria strategia organizzativa. Per esempio, il 94% degli Executive prevede di adottare modelli di business platform-based entro il 2022 e molti aumentano la partecipazione agli ecosistemi e alle reti di partner. Mettere in atto queste nuove strategie potrebbe richiedere un’infrastruttura It più scalabile e flessibile. Gli Executive si sono già attivati su questo fronte: secondo la ricerca, la tecnologia cloud registrerà una crescita del 20% nei prossimi due anni. Inoltre, i dirigenti migreranno in cloud un numero sempre maggiore di attività, tra cui il customer engagement e il marketing.

Ai e automazione renderanno i flussi di lavoro più intelligenti

La pandemia Covid-19 ha causato l’interruzione di molti flussi di lavoro e di processi critici che erano al centro delle organizzazioni. Tecnologie come l’intelligenza artificiale, l’automazione e la sicurezza informatica possono rendere i flussi di lavoro più intelligenti, reattivi e sicuri – e hanno sempre maggiore priorità secondo i top manager intervistati. Lo studio rivela inoltre che l’Ai avrà un ruolo sempre più prioritario, e registrerà un incremento del 20%. D’altra parte il 60% dei dirigenti intervistati ha già accelerato l’automazione dei processi e nel corso dei prossimi due anni questa riguarderà tutte le funzioni aziendali; gli italiani, in linea con lo scenario globale, prevedono di introdurre l’automazione in tutte le aree aziendali, con particolare riferimento a quella degli acquisti, dei rischi, della supply chain e della R&S. Il 76% dei dirigenti intervistati prevede di dare la priorità alla sicurezza informatica, che duplicherà il valore rispetto all’attuale.

La sicurezza sul lavoro, che fino a due anni fa rappresentava una priorità per il 2% dei top manager italiani, è destinata ad accrescere progressivamente la sua importanza. Se oggi è oggetto di particolare attenzione da parte del 18% dei dirigenti italiani, si prevede che nel 2022 possa arrivare al 53%.

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