L'EMERGENZA

Crisi dei chip, crolla l’automotive: immatricolazioni a -32,73%

Devastanti gli effetti della pandemia e della carenza di semiconduttori sul mercato. Il centro studi Promotor: “Tempi di consegna sempre più lunghi e giacenze ridotte”. E intanto Tsmc annuncia la sua prima fabbrica in Giappone

Pubblicato il 15 Ott 2021

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Mercato italiano dell’auto in ginocchio: il mese di settembre si chiude con un calo record del 32,73% (sullo stesso mese del 2020) delle immatricolazioni di auto nuove. E ciò nonostante dal 2 agosto siano tornati in vigore, grazie ad un nuovo stanziamento di fondi, gli incentivi per le auto più richieste, che sono quelle con emissioni comprese tra 61 e 135 grammi di CO2 al chilometro. Lo rivela l’inchiesta congiunturale condotta dal centro studi Promotor, il quale chiarisce che la causa del crollo è la crisi nelle forniture di microchip, diffusasi a livello globale per effetto della pandemia.

Con l’avvento del virus, i produttori di microchip avevano ridotto i programmi di produzione ritenendo che vi sarebbe stato un calo di domanda legato al lockdown e in generale agli effetti negativi della crisi sanitaria. E’ successo invece esattamente il contrario. La limitazione agli spostamenti delle persone e l’avvento dello smartworking hanno determinato una forte crescita della domanda di computer portatili, tablet  e smartphone, prodotti che impiegano numeri rilevanti di semiconduttori. Una delle conseguenze più importanti di questa situazione è stata proprio la forte riduzione delle forniture di microchip al settore dell’auto con fermi di produzione in tutto il mondo ed anche con chiusure di impianti.

Giacenze al livello più basso almeno dal 1993

“La principale conseguenza di queste dinamiche – spiega il centro studi – è stata un forte rallentamento delle consegne di autoveicoli nuovi alle reti di distribuzione e una forte riduzione delle giacenze nelle concessionarie di auto pronte per la consegna”. Dall’inchiesta Promotor di fine settembre emerge infatti che ben il 96% dei concessionari indica bassi livelli di giacenze. All’inizio dell’anno la quota corrispondente era del 28% e da quando viene condotta l’inchiesta congiunturale mensile sull’automobile del centro studi Promotor, cioè dal 1993, un livello così basso di giacenze di auto nuove non si era mai verificato.

Mercato dell’usato in calo del 17,07%

Questa situazione ha importanti conseguenze anche sul mercato dell’usato. In settembre le vendite di usato calano del 17,07% rispetto a settembre 2020. Inoltre, sempre in settembre, il 97% dei concessionari indica basso il livello delle giacenze, mentre forti tensioni si registrano sui prezzi. In gennaio 2021 solo il 10% dei concessionari giudicava elevati i prezzi dell’usato, in settembre questa percentuale è balzata al 53%.

Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del centro studi Promotor, la stangata dei microchip insieme a quella della pandemia stanno determinando una situazione di assoluta emergenza per il comparto dell’auto. “E’ dunque indispensabile che il Governo assuma provvedimenti immediati – chiarisce – utilizzando la legge di bilancio o anche ricorrendo alla decretazione d’urgenza per prevedere subito interventi a favore del settore in attesa di definire, nei tempi più rapidi possibili, un piano organico per sostenere in maniera strutturale la difficile transizione verso l’auto elettrica”.
La situazione, rileva Promotor, “è particolarmente pesante in tutta Europa anche per le aziende concessionarie che vedono fortemente penalizzate le vendite di auto nuove con un danno che non e’ certo compensato dagli aumenti dei prezzi delle auto usate di cui hanno scorte che si stanno sempre più assottigliando”.

E Tsmc si insedia in Giappone

Intanto, sul fronte della produzione di microchip, il gigante taiwanese Taiwan semiconductor manufacturing company (Tsmc) ha annunciato che costruirà la sua prima fabbrica in Giappone, proprio nel pieno della carenza globale di componenti elettronici, che ha portato molti Paesi a corteggiare il gruppo per trasferirsi nel loro territorio. I lavori inizieranno il prossimo anno e saranno in parte finanziati dal governo giapponese, che spera che l’impianto avvii la produzione entro la fine del 2024. Il primo ministro giapponese Fumio Kishida ha dichiarato giovedì sera in una conferenza stampa che l’accordo “migliorerà l’indipendenza dell’industria dei semiconduttori e contribuirà in modo significativo alla sicurezza economica”.

L’economia globale è colpita da una grave carenza di microchip di silicio, che vengono utilizzati in tutto, dalle automobili ai missili, ai telefoni e alle console di gioco. La Tsmc gestisce le più grandi fabbriche di wafer di silicio al mondo e produce alcuni dei chip elettronici più piccoli e avanzati. Oltre al suo prossimo progetto in Giappone, l’azienda ha investito miliardi nella costruzione di un impianto all’avanguardia in Arizona.
Gli stabilimenti di Tsmc stanno attualmente funzionando a pieno regime.

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