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Dabengwa (Mtn): “Africa frontiera dell’Ict? Solo se non imita l’Europa”

Al Mobile World Congress il big africano della telefonia mobile avverte: “La guerra dei prezzi mette a rischio il business”. E Manoj Kohli (Bharti Airtel): “Troppe tasse, poche le aziende che fanno profitti”

Pubblicato il 01 Mar 2013

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L’Africa è ancora una sfida con molte incognite per il business dell’Ict. “Il continente ha un forte potenziale di crescita, dal momento che la penetrazione dei dispositivi mobili è ancora probabilmente sotto il 50%, ma ci sono problemi da affrontare come un regime di prezzi troppo competitivo, che può portare alla chiusura di diverse aziende, e obiettivi poco chiari da parte degli enti regolatori”: lo ha detto Sifiso Dabengwa, Ceo del gruppo Mtn, operatore di telefonia mobile pan-africano in un incontro nell’ambito del Mobile World Congress 2013 di Barcellona (Spagna).

“Qualsiasi cosa facciamo in Africa dobbiamo evitare quello che sta succedendo in Europa” ha proseguito, riferendosi agli interventi degli organismi regolatori e alla capitalizzazione azionaria in discesa di molte aziende europee del settore. “Dobbiamo essere certi che l’industria in Africa non venga soffocata” come in Europa.

Secondo Sifiso Dabengwa “non sono molti gli operatori di telefonia mobile in Africa che registrano profitti”, tenuto conto che in certi mercati ci sono 5 o 6 operatori diversi e alcuni tentano di conquistare nuovi clienti abbassando in modo significativo i prezzi.

D’altra parte, sempre secondo il Ceo di Mtn, in Africa gli organismi regolatori stanno abbassando le tariffe di terminazione nel tentativo di ridurre le tariffe al dettaglio per i consumatori, operazione che “potrebbe essere una strategia per costringere a una qualche forma di consolidamento, ma in questo caso ci sarà qualcuno che finirà in bancarotta”.

Analoga opinione è stata espressa da Manoj Kohli, Ceo internazionale di Bharti Airtel, che ha ribadito come “un numero decisamente esiguo di operatori di telefonia africani sta registrando profitti”. Kohli ha anche lamentato una tassazione eccessiva per il settore. Ma è stato contraddetto dal ministro delle Comunicazioni africano, Omobola Johnson, secondo la quale le tasse non arrivano al 10-15% del costo del dispositivo. La responsabile del dicastero ha poi auspicato l’introduzione nel continente del primo smartphone sotto i 50 dollari di costo al pubblico.

Sulla questione tasse è tornato George Ferreira, Chief operating officer di Samsung Africa, sostenendo che “le tasse doganali sugli smartphone in Africa dovrebbero essere ridotte o eliminate”. Ha quindi suggerito ai governi di tassare i minuti-chiamata e ha affermato che “siamo ancora un po’ lontani dallo smartphone a 50 dollari”, ma ha aggiunto che entro l’anno i prezzi dovrebbero comunque scendere del 20-25%. Anche lui ha concordato con i colleghi: “Non tutti gli operatori africani fanno profitti”. A questo punto il ministro delle Comunicazioni non ha potuto non replicare: “E allora perché siete ancora in Africa?”.

In effetti da qualche anno i produttori e gli operatori di telefonia mobile hanno individuato in Africa una nuova frontiera per il loro business. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati Microsoft e Huawei, che hanno stretto un’alleanza per lanciare uno smartphone destinato al mercato africano. Ma altri colossi tecnologici internazionali, da Samsung a Zte, da Ericsson a Google, stanno puntando sempre più sul continente che vanta il più alto tasso di crescita nel numero di telefonini “smart” al mondo: secondo l’associazione Gsma (rappresenta gli operatori globali di telefonia mobile), dal 2000 ad oggi le vendite sono cresciute in media del 43% ogni anno.

Naturalmente ci sono anche le controindicazioni indicate nel convegno di Barcellona, perché si tratta di un continente ancora molto povero, con alcuni Paesi più avanzati e altri molto arretrati nel settore dell’Ict e ancora tanta strada da fare per raggiungere una concreta stabilità economica e politica.

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