IL REPORT

Data driven economy, per le aziende la dispersione dei dati resta l’ostacolo numero uno

È quanto emerge da un’analisi di Denodo secondo cui la seconda criticità è rappresentata dal perdurare di una cultura legata al “possesso” delle informazioni. Solo il 20% delle imprese italiane considera i dati pilastro del business. Zinno: “Il patrimonio informativo è l’asset più prezioso e strategico di un’azienda”

Pubblicato il 15 Apr 2024

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Le aziende che decidono di intraprendere un percorso di digital transformation si trovano ancora a confrontarsi con una serie difficoltà di natura organizzativa, culturale o tecnologica, che possono rallentare il processo di modernizzazione e cambiamento. Tra queste spicca al primo posto l’annoso problema della dispersione dei dati (26%) che rende difficile non solo l’accesso, ma spesso anche la semplice consapevolezza dell’esistenza dei dati stessi, seguito dal perdurare di una cultura legata al “possesso” dei dati (23%) che ne ostacola la condivisione, elemento essenziale per una vera democratizzazione delle informazioni.

È quanto emerge da un recente studio condotto da Denodo in collaborazione con IKN Italy, volto a indagare l’approccio quotidiano delle aziende alla gestione dei dati, mettendo in luce vantaggi e difficoltà che stanno sperimentando.

Trasformazione data driven al via per il 40% delle imprese

L’indagine rivela che la trasformazione digitale, per la quale la tecnologia gioca un ruolo essenziale, interessa anche aspetti culturali e organizzativi, che hanno portato le aziende a comprendere che i dati sono strategici solo quando sono facilmente accessibili da parte di chi deve utilizzarli. Tuttavia, se in Italia più di 8 aziende su 10 (85%) hanno confermato che la trasformazione è qualcosa che rientra nei propri piani, solo il 20% afferma di aver di fatto completato questo percorso, dichiarando che i dati rivestono già oggi un ruolo primario nella definizione dei processi e delle decisioni.

La ricerca evidenzia inoltre che il 40% delle organizzazioni, pur trovandosi ancora in una fase iniziale, ha già avviato un percorso di trasformazione data driven, mentre il 25% è ancora nella fase propedeutica al processo. Solo il 15% delle aziende al momento vede ancora troppe difficoltà legate alla trasformazione o addirittura non la ritiene in linea con la propria realtà. Se confrontate con un’indagine analoga presentata da Denodo nel 2022, le evidenze mostrano che, a fronte di una forte consapevolezza della strategicità dei dati, negli ultimi due anni i progressi compiuti in termini di implementazione sono ancora limitati (le aziende che hanno completato il percorso di trasformazione sono passate solo dal 17% al 20%).

Opportunità e sfide di un panorama in evoluzione

Ogni trasformazione profonda è sempre guidata da molteplici elementi che, se da un lato riflettono le debolezze della situazione attuale, dall’altro evidenziano i principali fattori che guidano il cambiamento. In particolare, settori diversi guardano a un migliore utilizzo dei dati come alla leva per rispondere a necessità di business comuni, tra cui il miglioramento complessivo dell’efficienza operativa (16%), per rispondere in modo agile e veloce alle richieste del mercato; il miglioramento dei servizi forniti (15%); il miglioramento della Customer Experience (13%), sempre più fondamentale in un contesto in cui l’utente è al centro di qualsiasi processo e decisione di business.

Negli ultimi 2 anni si è però riscontrata una riduzione significativa nella percentuale di aziende in cui manca una struttura deputata alla gestione dei dati (dal 21% al 13%): si tratta di un segno importante, che può indicare come si stia in effetti prendendo atto dell’importanza di agire a livello organizzativo. Una conferma in tal senso arriva anche dal fatto che il 45% delle aziende dispone di un Team centralizzato che gestisce i dati.

Qualità, governance e competenze

La trasformazione verso un’azienda data driven implica una particolare attenzione, in senso generale, ai dati, che spesso necessitano di uno specifico programma di diffusione e per i quali è necessario avviare altrettanto specifiche attività di formazione.

La qualità dei dati, con una preferenza del 25%, rappresenta l’elemento imprescindibile della trasformazione, seguito dalla data governance (20%), a conferma di quanto sia fondamentale non solo l’uso stesso dei dati, ma il fatto che questo avvenga nel rispetto della normativa e delle politiche interne. Analoga importanza rivestono le competenze disponibili all’interno delle aziende (20%), a dimostrazione di quanto formazione e Data Literacy siano ancora oggi un aspetto essenziale per una trasformazione di successo.

Sorprende invece come meno di 1 azienda su 10 (7%) identifichi come fondamentale l’esistenza di ruoli e definizioni ben strutturate in merito ai dati e alle metriche, laddove questi sarebbero invece da considerarsi elementi fondanti di un processo non solo di trasformazione, ma anche di democratizzazione dei dati.

L’AI abilita la trasformazione aziendale

L’Intelligenza Artificiale, che nella precedente edizione dell’indagine non era quasi contemplata, oggi si distingue per essere al primo posto tra i fattori che contribuiscono alla trasformazione (il 25% delle aziende intende sfruttarla nell’ambito del proprio percorso di trasformazione). Non solo: se si considera che un ulteriore 10% dei rispondenti farà ricorso al Machine Learning, si nota come le diverse branche dell’AI si stiano ormai affermando come gli abilitatori chiave dei nuovi paradigmi di gestione dei dati.

Un percorso complesso e denso di nuove sfide

“Nell’era della Data Driven Transformation, il patrimonio informativo rappresenta l’asset più prezioso e strategico di un’azienda, tuttavia l’enorme quantità di dati, la loro eterogeneità e la velocità con cui sono prodotti rischiano, in mancanza di una gestione efficace, di farne perdere il valore di business. Se la necessità di una trasformazione è ormai qualcosa che la maggior parte delle aziende ha metabolizzato, il percorso è complesso e quindi non scevro di difficoltà”, commenta Andrea Zinno, Data Evangelist di Denodo. “Le mutate esigenze hanno portato a una nuova visione sui dati e a un nuovo modo di gestirli, orientato a chi li consuma anziché a chi li gestisce: questo cambiamento mette i reparti IT e di Business di fronte a nuove sfide, soprattutto perché i metodi tradizionali per esporre le informazioni cominciano a soffrire di lentezza e complessità. Ecco perché l’IT gioca ancora un ruolo primario nella gestione dei dati e nella loro messa a disposizione, aprendo la strada a cambiamenti tecnologici, culturali e organizzativi strettamente interconnessi”.

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