L'APPELLO

Datagate, Kerry: “Non compromettere accordi commerciali Usa-Ue”

Il segretario di Stato americano chiede di separare le trattative sul libero scambio “da qualsiasi altro problema”. Concorda Viviane Reding: “Non mischiamo spionaggio con negoziati”. E intanto Berlino scopre di essere “spiata” dagli inglesi

Pubblicato il 05 Nov 2013

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Lo scandalo del Datagate non deve inquinare gli imminenti colloqui per un accordo di libero scambio fra Stati Uniti e Unione Europea: lo ha detto il segretario di Stato Usa, John Kerry, in visita a Varsavia, secondo cui le trattative sono “realmente separate da qualunque altro problema si possa avere in mente”.

Sull’opportunità di non mescolare lo scandalo delle intercettazioni Usa a questioni meramente commerciali è d’accordo anche la Ue, nonostante la richiesta fosse partita giorni fa (nel momento clou delle rivelazioni) proprio dal presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, che aveva proposto di “sospendere ora i negoziati” mirati ad arrivare a un accordo di libero scambio tra Ue e Usa.

“L’opinione della Commissione e la posizione assunta da tutti i leader al recente Consiglio europeo è chiara – commenta oggi dalle colonne del Financial Times il commissario Ue per la Giustizia, Viviane Reding – non mischiamo la questione dello spionaggio con i negoziati commerciali in corso. Includere la protezione dei dati nelle trattative sul libero scambio è come aprire il vaso di Pandora. L’Ue non è pronta a rivedere al ribasso i propri standard… per questo motivo i negoziati per un accordo sul libero scambio non riguarderanno gli standard della privacy”.

Intanto è emerso che anche il Regno Unito avrebbe svolto attività di spionaggio nei confronti del governo tedesco da una centrale collocata sul tetto della sua ambasciata a Berlino. lo scrive il quotidiano The Independent, citando nuove rivelazioni della “talpa” Edward Snowden.

Secondo i documenti, lo spionaggio condotto dall’ambasciata britannica si sarebbe concentrato sul Bundestag e sugli uffici del cancelliere Angela Merkel.

Nei giorni scorsi era emerso che, anche dalla rappresentanza diplomatica Usa, veniva svolta una profonda attività di sorveglianza su Berlino.

E proprio Berlino ha ribadito oggi il suo no alla richiesta di asilio di Edward Snowden, attualmente in Russia. “Non c’è ragione di concedere asilo a Snowden, non è un perseguitato politico” ha tagliato corto il ministro degli interni, Hans-Peter Friedrich.

In dichiarazioni al quotidiano Muenchner Merkur, il ministro Friedrich (Csu) ha sottolineato che in ogni caso Snowden potrebbe chiedere asilo solo se si trovasse in Germania e che già a giugno il governo se ne era occupato, riscontrando che non c’erano “premesse per accoglierlo”.

Contro l’asilo si è pronunciato anche il ministro degli esteri, Guido Westerwelle, che ha evocato le gravi ripercussioni che ci sarebbero nelle relazioni con gli Usa.

Lo scandalo del Datagate non deve inquinare gli imminenti colloqui per un accordo di libero scambio fra Stati Uniti e Unione Europea: lo ha detto il segretario di Stato Usa, John Kerry, in visita a Varsavia, secondo cui le trattative sono “realmente separate da qualunque altro problema si possa avere in mente”.

Sull’opportunità di non mescolare lo scandalo delle intercettazioni Usa a questioni meramente commerciali è d’accordo anche la Ue, nonostante la richiesta fosse partita giorni fa (nel momento clou delle rivelazioni) proprio dal presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, che aveva proposto di “sospendere ora i negoziati” mirati ad arrivare a un accordo di libero scambio tra Ue e Usa.

“L’opinione della Commissione e la posizione assunta da tutti i leader al recente Consiglio europeo è chiara – commenta oggi dalle colonne del Financial Times il commissario Ue per la Giustizia, Viviane Reding – non mischiamo la questione dello spionaggio con i negoziati commerciali in corso. Includere la protezione dei dati nelle trattative sul libero scambio è come aprire il vaso di Pandora. L’Ue non è pronta a rivedere al ribasso i propri standard… per questo motivo i negoziati per un accordo sul libero scambio non riguarderanno gli standard della privacy”.

Intanto è emerso che anche il Regno Unito avrebbe svolto attività di spionaggio nei confronti del governo tedesco da una centrale collocata sul tetto della sua ambasciata a Berlino. lo scrive il quotidiano The Independent, citando nuove rivelazioni della “talpa” Edward Snowden.

Secondo i documenti, lo spionaggio condotto dall’ambasciata britannica si sarebbe concentrato sul Bundestag e sugli uffici del cancelliere Angela Merkel.

Nei giorni scorsi era emerso che, anche dalla rappresentanza diplomatica Usa, veniva svolta una profonda attività di sorveglianza su Berlino.

E proprio Berlino ha ribadito oggi il suo no alla richiesta di asilio di Edward Snowden, attualmente in Russia. “Non c’è ragione di concedere asilo a Snowden, non è un perseguitato politico” ha tagliato corto il ministro degli interni, Hans-Peter Friedrich.

In dichiarazioni al quotidiano Muenchner Merkur, il ministro Friedrich (Csu) ha sottolineato che in ogni caso Snowden potrebbe chiedere asilo solo se si trovasse in Germania e che già a giugno il governo se ne era occupato, riscontrando che non c’erano “premesse per accoglierlo”.

Contro l’asilo si è pronunciato anche il ministro degli esteri, Guido Westerwelle, che ha evocato le gravi ripercussioni che ci sarebbero nelle relazioni con gli Usa.

Intanto ieri Eric Schmidt, presidente esecutivo di Google, ha avanzato ieri una protesta formale contro il presidente Barack Obama e il Congresso, definendo “scandalosi” e “illegali” gli ipotizzati furti di dati dai server di BigG emersi da rivelazioni di questi giorni.

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