IL PROVVEDIMENTO

Ddl Quintarelli, affondo di Confindustria Digitale: “Colpo al mercato unico europeo”

Il presidente Elio Catania critica duramente il provvedimento: “La neutralità della rete è assicurata dalla Ue e dall’Agcom. Voler stabilire la neutralità per le piattaforme digitali in modo unilaterale violerebbe delle regole europee”

Pubblicato il 07 Lug 2017

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“Riteniamo che non ci sia un solo motivo che giustifichi l’adozione di leggi particolari italiane per disciplinare un mercato che è concorrenziale e di dimensione europea e, anzi, globale. La neutralità della rete è assicurata dalle norme comunitarie e dai poteri di Agcom. Il voler stabilire la neutralità per le piattaforme digitali in modo unilaterale sarebbe una violazione delle regole europee previste per le norme tecniche nel mercato unico. Invitiamo pertanto il Parlamento e il Governo a valutare attentamente l’opportunità di dar seguito a questo testo di legge, considerando che l’effetto di chiusura del mercato nazionale produrrebbe un danno sia per i consumatori che per i processi di digitalizzazione in corso nel Paese e che il rischio di infrazione comunitaria è altissimo”. E’ di netta contrarietà la posizione di Confindustria Digitale espressa dal presidente Elio Catania, sul disegno di legge n. 2484 sulla neutralità di reti e piattaforme (noto come ddl Quintarelli), che il Senato si appresta a discutere dopo il passaggio del testo alla Camera.

Secondo la Federazione, che ha inviato anche una memoria a Bruxelles dettagliando sia sotto il profilo tecnico che del diritto Ue i punti di criticità e di incompatibilità presenti nel disegno di legge, l’eventuale inserimento della norma nell’ordinamento italiano andrebbe in sostanziale sovrapposizione a un corpus comunitario sulla neutralità della rete in sé compiuto con l’approvazione, il 30 agosto 2016 da parte del Berec, delle Linee guida per le Autorità indipendenti nazionali. Evidente è il rischio di incompatibilità con il diritto comunitario sulla definizione di norme tecniche della misura, contenuta nell’art. 4 del disegno di legge, che prevede la “neutralità delle piattaforme” rispetto alle applicazioni, da cui discenderebbe la necessità per i produttori di apparati di elaborare prodotti conformi alla norma solo italiana. Questa eventualità è irrealistica e condurrebbe a una chiusura del mercato invece che a una sua maggiore apertura, risolvendosi in un danno per il consumatore italiano.

“La migliore tutela dei diritti dei consumatori è la loro libertà di scelta e il mercato dei terminali e dei sistemi operativi garantisce pienamente tale libertà, facendo venire meno qualsiasi necessità di interventi legislativi- sottolinea CataniaL’intera filiera aderente a Confindustria Digitale, dagli operatori di Tlc alle società di Informatica ai costruttori di device, è preoccupatissima degli effetti che l’eventuale approvazione di questo disegno di legge avrebbe per il Paese, sia per la frammentazione normativa di un mercato digitale che è europeo, che per i rischi di procedure di infrazione comunitaria. Le regole hanno un impatto rilevante sullo sviluppo tecnologico e delle reti di comunicazione elettronica. Occorrono regole semplici, chiare e affidabili e di portata continentale per consentire valutazioni e piani di investimento. Al contrario avere un set normativo duplicato a livello nazionale e comunitario, significa creare confusione, incertezza, con il rischio di penalizzare gli investimenti in innovazione, di cui l’Italia ha estremo bisogno”.

La proposta di Quintarelli si basa sul concetto di neutralità della rete. In altre parole, si vorrebbe impedire ai provider di far sì che alcuni contenuti siano più indicizzati di altri, in quanto più facili da reperire. Chi si oppone alla nuova legge afferma che il nostro ordinamento ha già recepito un regolamento europeo proprio su questo punto, quindi non vi sarebbe necessità di un’altra normativa. Quintarelli, invece, sostiene che la sua proposta sarebbe complementare e integrativa rispetto al regolamento europeo, introducendo un intero apparato sanzionatorio per evitare gli abusi che mancherebbero nel testo comunitario.

Inoltre il disegno di legge prevede anche che non si possa più impedire agli utenti di installare sui propri dispositivi software differenti, e che non venga più bloccata la possibilità di disinstallare dei software, solo perché associati alla marca del dispositivo.

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