“Questo governo si distingue per l’estrema attenzione data ai temi della tecnologia e della rete. Il piano ultrabroadband mette sul piatto circa 6 miliardi di euro da investire nel settore telecomunicazioni, un settore caratterizzato da un calo vertiginoso dei prezzi dei servizi e che necessita di forti investimenti per ripartire e consentire la crescita dell’intero Paese”: Maurizio Dècina, professore emerito del Politecnico di Milano e uno dei massimi esperti di telecomunicazioni in Italia, commenta così la strategia ultrabroadband del governo.
È adeguato agli obiettivi di Europa 2020?
Il primo obbiettivo è la copertura del 100% della popolazione a 30 Mbit/s. Gli operatori hanno lanciato piani di cablaggio Fttc nelle aree competitive del Paese con obiettivo di copertura fino al 70% della popolazione. I contributi pubblici a fondo perduto da investire nelle aree bianche e grigie porteranno la banda ultralarga Fttc a 30 Mbit/s ovunque.
L’altro obiettivo è abbonare a 100 Mbit/s il 50% della popolazione.
È molto sfidante: parliamo di 12 milioni di abbonamenti (ci sono circa 24 milioni di famiglie nel nostro Paese). I 100 Mbit/s si possono ottenere con Fttc e tecniche di vectoring se i doppini in rame sono corti (meno di 250 metri), oppure con Fttb/Ftth. Si stima che fino al 50% degli abbonamenti Fttc possa essere upgraded a 100 Mbit/s: al massimo 3 milioni di abbonati nel 2020. Gli incentivi del governo (fiscali e alla domanda) consentiranno di dispiegare la fibra ottica nelle aree competitive e aumentare in modo significativo gli abbonamenti a 100 Mbit/s nel 2020 e negli anni seguenti.
È sufficiente per colmare il ritardo infrastrutturale?
Gli investimenti previsti sono a tutto campo e produrranno benefici effetti sull’occupazione e sulla crescita informatica del Paese. Nelle aree meno competitive saranno disponibili 30 e 100 Mbit/s su Fttc, con grandi possibilità di creazione di innovazione e posti di lavoro. Nelle aree sviluppate la tecnologia Fttb/h si affianca a quella Fttc e apre prospettive molto solide per il futuro del Paese quando la Digital Agenda richiederà nuovi obiettivi sfidanti, quali ad esempio la disponibilità di collegamenti a 1 Gbit/s per una grande parte della popolazione (obiettivo già posto da Stati Uniti e Inghilterra).
Sarebbe preferibile una società della rete, magari incentrata su Metroweb?
Gli incentivi del governo sono rivolti agli operatori privati che sono comunque i protagonisti del piano: loro decidono se investire nelle aree nere, grigie e bianche e quale tecnologia utilizzare (Fttc o Fttb/h), a seconda della profittabilità del business e degli incentivi promessi. Metroweb è un operatore wholesale specializzato in infrastrutture in fibra ottica e partecipato da Cdp. Proprio in vista della partecipazione di Cdp, il veicolo Metroweb potrebbe essere uno strumento efficace per accelerare il cablaggio in fibra ottica. Si è molto discusso sulla possibilità che gli operatori partecipino al capitale Metroweb ed in particolare sul ruolo di Telecom Italia, ma senza arrivare al momento ad alcuna conclusione.
È scoppiato il tema di Ray Way.
In Paesi come Francia, Inghilterra e Spagna l’infrastruttura a rete delle torri di diffusione del segnale televisivo è gestita da un singolo operatore non integrato che offre il servizio di trasmissione alle varie emittenti. Le reti di Rai Way e di Elettronica Industriale Tower sono in larga parte sovrapposte sullo stesso territorio: l’unione permetterebbe guadagni di efficienza, rimuovendo le torri che duplicano il servizio e coordinando le due reti per un migliore segnale di trasmissione. Le torri tv integrano anche le stazioni radio base della telefonia e i ripetitori delle reti di pubblica sicurezza.
Quindi, è possibile e magari auspicabile un’integrazione fra torri tv e torri di telefonia?
Va rilevato che c’è grande differenza tra torri tv e torri per il radiomobile. Abbiamo circa 6.000 torri TV e circa 40.000 torri radiomobili. Con i sistemi radiomobili 4G e 5G il numero di stazioni radiomobili è destinato a moltiplicarsi notevolmente (avremo centinaia di migliaia di siti), insieme ad una crescente diminuzione di costo e complessità del singolo sito. Quindi, l’integrazione tra torri di telefonia e per tv ha poco senso, anche perché a lungo termine la televisione sarà sempre più trasmessa sulle reti fisse e mobili con protocollo Internet.
A questo proposito, la Federal Communication Commission ha optato per una neutralità della rete molto spinta.
L’Fcc ha deliberato a 3 contro 2 (il Chairman Tom Wheeler e i 2 commissari democratici contro i 2 commissari repubblicani) nuove norme sulla neutralità della rete che sostituiscono quelle dell’accordo del 2010. L’Fcc si piega al diktat presidenziale e fa passare la linea dura voluta da Obama. Il punto nodale è la riclassificazione dell’accesso a Internet a larga banda come un normale servizio di telecomunicazioni (corrispondente al Title II, del Telecommunications Act). Due i punti di attenzione che si evincono dal breve testo messo in rete dall’Fcc. Secondo le nuove regole, gli Isp non possono bloccare o rallentare il traffico (no blocking, no throttling), non solo sulle reti fisse (come già sancito nel 2010 e universalmente condiviso), ma anche per la prima volta sulle reti mobili. Questa estensione è ragionevole vista l’acquisita maturità delle reti mobili a distanza di 5 anni.
Quindi Wheeler non ha tutti i torti.
Fin qui no. Ma la regola più stringente e certamente più controversa è quella che vieta agli Isp di offrire servizi a pagamento per garantire trasmissioni più rapide dei contenuti, come ad esempio quelli di Netflix (no paid prioritization). Stop quindi alle corsie preferenziali (no fast lanes) per consentire un trasporto più rapido dei pacchetti dati.
Decisione tecnica?
Credo piuttosto che la decisione sia squisitamente politica (basta chiedersi cosa succederà se vince un presidente repubblicano e si ribalta la maggioranza della Commissione), dovuta alla grande influenza che gli Over The Top hanno sul presidente Obama. Comunque la “no paid prioritization” pone un numero molto grande di problemi che non sono affrontati nello scarno testo approvato dall’Fcc.
Per esempio?
Se i servizi a larga banda sono offerti a clienti business la qualità del servizio è garantita usando schemi di priorità: i managed services saranno proibiti? Mi sembra molto improbabile vista l’enorme diffusione di questi servizi a pagamento negli Usa. Inoltre, nella prospettiva dell’Internet of Things in ambito domotica e smart cities saranno necessarie “fast lanes” per convogliare il traffico relativo a una grande varietà di applicazioni critiche in termini di latenza. Si pensi a applicazioni di telemedicina o di controllo del traffico veicolare che richiedono tempi di ritardo in trasmissione dei pacchetti molto stringenti che potranno essere offerti soltanto con le priorità. La drastica decisione dell’Fcc sia non mi pare commisurata allo scopo di evitare distorsioni del mercato, quali accordi preferenziali tra Isp e fornitori di contenuti video che danneggino i nuovi entranti e l’innovazione. Nella versione preparata a settembre da Wheeler venivano proposti schemi molto meno drastici per evitare tali distorsioni di mercato.
PIANO RING
Dècina: “Avanti sull’ultrabroadband, l’Italia ne ha bisogno”
Il professore emerito del Politecnico di Milano: “Questo governo si distingue per l’attenzione ai temi della tecnologia e della rete. Serviranno investimenti future proof che guardino oltre il 2020 quando avremo bisogno di infrastrutture di rete in grado di assicurare collegamenti a Internet a 1 Gbit/s”
Pubblicato il 16 Mar 2015

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