GIG ECONOMY

Decreto Salva-Imprese, le norme sui rider non piacciono a nessuno

Entra nel vivo l’iter di approvazione del provvedimento: assicurazione obbligatoria e mix di cottimo e paga oraria tra le novità. Assodelivery lancia l’allarme: “I compensi si abbasseranno sensibilmente”. La Cgil: “Regole insufficienti, la bussola sia il contratto nazionale”

Pubblicato il 02 Ott 2019

riders

Entra il vivo l’iter di approvazione del dl Salva Imprese che contiene, tra le altre misure, anche la norma sui rider: martedì prossimo inizieranno i voti agli emendamenti nelle commissioni Lavoro e Industria al Senato. Le modifiche al testo base dovranno essere presentate entro le 18 di domani.

 Cosa prevedono le norme sui rider

  • Assicurazione obbligatoria. Assicurazione Inail obbligatoria contro infortuni e malattie per chi porta i pasti a domicilio o fa consegne in città e su due ruote, e prende gli ordini attraverso app e piattaforme digitali. L’impresa titolare della piattaforma è  tenuta a compiere tutti gli adempimenti chiesti al datore di lavoro.
  • Mix di cottimo e paga oraria. La retribuzione sarà un mix di cottimo e paga oraria. I riderd possono essere retribuiti in base alle consegne effettuate, purché  in misura non prevalente. La retribuzione base oraria sara’ riconosciuta a patto che, per ogni ora lavorata, il lavoratore accetti almeno una chiamata. Si precisa che i contratti collettivi potranno definire schemi retributivi modulari e incentivanti, che tengano conto delle modalità di svolgimento della prestazione e dei diversi modelli organizzativi.
  • Il monitoraggio. È istituito al ministero del Lavoro un Osservatorio per il monitoraggio e la valutazione delle nuove norme.

Le reazioni

Secondo l’Ispettorato del lavoro, che sul dl Salva Imprese, ha depositato una memoria in Senato “andrebbe meglio specificata la platea cui si riferisce la norma, cancellando per esempio il mezzo di trasporto utilizzato per svolgere il lavoro di rider”. L’Ispettorato, si legge nella memoria, “evidenzia possibili criticità in ordine alla individuazione della platea dei soggetti da tutelare anche in relazione al mezzo di trasporto utilizzato per la consegna dei beni” cui fa riferimento la norma. Per questo suggerisce di eliminare del tutto il riferimento al mezzo di trasporto utilizzato perché altrimenti si lascerebbe fuori dal campo di applicazione tutti quei soggetti che, pur in minoranza e pur svolgendo la stessa attività, utilizzano mezzi di trasporto diversi (ad esempio l’autovettura)”. Chiarimenti chiesti anche in riferimento all’inquadramento giuridico dei rider. “Appare opportuno che la norma espliciti meglio il suo campo di applicazione”, si legge nel documento.

AssoDelivery, l’associazione di categoria delle imprese italiane del food delivery alla quale aderiscono Deliveroo, Glovo, Just Eat, Social Food e Uber Eats, ha lanciato nei giorni scorsi l’allarme. “Occorre superare alcune restrizioni previste nel decreto-legge n. 109 del 2019  – ha sottolineato Matteo Sarzana, presidente di AssoDelivery, in audizione – ma che danneggiano i lavoratori e le imprese”.

“La normativa prevede un meccanismo complesso e poco chiaro per il calcolo dei compensi dei rider che a nostro parere va superato, in favore di un ulteriore sviluppo del mercato e di guadagni adeguati al lavoro svolto – ha spiegato Determinerà una riduzione significativa dei guadagni dei rider che, secondo le nostre stime preliminari, sarà pari a circa il 40%, senza aggiungere alcuna tutela. Il compenso orario, secondo la norma, è legato al valore della prima consegna e non si potrà andare oltre il doppio. Bloccherà la possibilità di guadagnare di più e porterà a una disincentivazione di merito ed efficienza. La soluzione è pertanto quella di eliminare il concetto di prevalente, così come è stato introdotto nel decreto-legge”.

Un altro aspetto sollevato da AssoDelivery riguarda il calcolo del premio Inail che secondo la norma sarà legato alla “retribuzione convenzionale giornaliera”. “Ci sembra un meccanismo complesso, distorsivo e poco chiaro – sostiene Matteo Sarzana. – I rider delle piattaforme possono scegliere quando, quanto, dove e come svolgere l’attività e non sappiamo a priori quanti giorni lavoreranno, né per quante ore effettueranno consegne in un giorno. Pertanto sarebbe opportuno calcolare il premio assicurativo in base alle ore lavorate, evitando gli effetti distorsivi che emergeranno dal sistema di calcolo previsto attualmente dal decreto-legge.”

AssoDelivery ha inoltre ricordato che le piattaforme aderenti all’associazione mettono a disposizione forme assicurative che coprono gli infortuni e i danni contro terzi, nonché dotazioni integrative a maggior tutela dei rider stessi. Gli stessi rider ricevono un guadagno medio orario compreso tra i 6 e i 16 euro lordi per ora, con picchi che possono superare i 30 euro nelle fasce orarie serali. Nessuno dei rider che collabora con le piattaforme di AssoDelivery guadagna uno o due euro l’ora”.

Ma anche tra i riders, almeno in una parte di essi, trapela un certo scetticismo circa le nuove norme: il cosiddetto “gruppo dei 500” ha praticamente sposato la linea delle aziende di food delivery.

La Cgil boccia le norme sui rider inserite nel dl Salva imprese giudicandole non solo sono “molto al di sotto delle aspettative che si erano generate”, ma “non risolutive rispetto alla necessità ineludibile di estendere diritti e tutele a questi lavoratori che, per le caratteristiche del lavoro svolto, noi continuiamo a credere dovrebbero trovare definizione giuridica nell’ambito della subordinazione”. È quanto si legge in una memoria depositata dalla Cgil nelle commissioni Lavoro e Industria al Senato in merito al dl Salva imprese.

Per la Cgil, come sottolineato dalla segretaria nazionale, Tania Scacchetti, i ciclofattorini “possono trovare tutela attraverso la contrattazione collettiva e i Ccnl, a partire da quella della logistica che già ha normato fra i profili classificazione quello dei rider”. Scacchetti ha poi evidenziato che “appare impropria la definizione del campo di applicazione delle nuove norme, negativa la non esclusione del cottimo e negativa anche la previsione delle poche norme di miglior favore anche per il fatto che entreranno in vigore dopo sei mesi dall’entrata in vigore delle norme”.

E ancora: “il provvedimento introduce norme specifiche, tutele minimali, per i rider e quindi non per tutti i gig workers che tuttavia, a parte le norme positive sugli obblighi su salute e sicurezza, non solo non affrontano temi considerati decisivi per l’allargamento delle tutele (diritti di informazione, diritto al riposo, divieto di ranking reputazionale, diritto alla manutenzione dei mezzi, diritti sindacali) ma – sottolinea il sindacato guidato da Maurizio Landini – non affrontano il tema decisivo del divieto di cottimo e del diritto a un compenso dignitoso, con riferimento alle retribuzioni definite dai Ccnl”.

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