SCENARI

Scuola, non solo Dad: la didattica digitale diventa priorità anche in presenza

Report Censis: l’importanza dell’uso delle tecnologie per l’apprendimento è confermata da oltre il 90% dei docenti iscritti ai corsi di aggiornamento gratuiti di WeSchool, nell’ambito dell’Operazione Risorgimento Digitale di Tim. Si punta a una più forte integrazione online-lezioni frontali

Pubblicato il 18 Mar 2021

scuola-smart working- learning- computer

Gli insegnanti guardano ai nuovi strumenti tecnologici come a una grande opportunità per rendere la didattica digitale ancora più coinvolgente ed efficace per l’apprendimento a distanza ma anche in presenza. È quanto emerge da un’indagine Censis rivolta ai primi 5mila iscritti al corso gratuito “Nuovi Docenti Digitali – La didattica integrata per le scuole aperte”, svolto da WeSchool nell’ambito del progetto Operazione Risorgimento Digitale in linea con il protocollo d’intesa triennale Tim e ministero dell’Istruzione. Una trasformazione che, con la pandemia, ha avuto una forte accelerazione coinvolgendo migliaia di docenti e studenti nel passaggio dalla didattica a distanza a quella digitale integrata.

L’urgenza di aggiornare le proprie skill è dunque molto sentita tra i docenti italiani. Il 70% di chi si è iscritto ai corsi gratuiti di lo ha fatto perché avverte l’esigenza e la necessità di poter fare didattica in modo innovativo, anche a prescindere dalla situazione emergenziale oggi in corso.

C’è sia un interesse per l’aggiornamento professionale in genere che uno più specifico relativo agli argomenti trattati nel corso, visto come una valida opportunità per migliorare le proprie conoscenze e competenze.

L’elemento più forte emerso dall’indagine riguarda la percezione delle modalità di svolgimento della didattica: il 92,1% dei corsisti ha opinione favorevole e ritiene che le nuove tecnologie digitali sono capaci di rendere più efficaci e coinvolgenti le lezioni frontali. La consapevolezza che la didattica digitale integrata possa risultare più efficace di quella tradizionale sembra ormai consolidata. Per l’86,7% dei docenti l’insorgere della pandemia pur avendo provocato uno ‘shock’ al sistema formativo, ha determinato un’accelerazione del processo di digitalizzazione delle attività didattiche. È però molto forte il desiderio di una ‘nuova normalità’: insostituibile la didattica in presenza, ma sostanziale unanimità nella necessità di integrarla con gli strumenti digitali (89,4%). Una presa di coscienza importante, che vede i docenti interessati ad un’evoluzione delle proprie competenze digitali per applicarle nel rapporto con gli studenti e nelle metodologie di insegnamento innovative.

Nel prossimo futuro le tecnologie giocheranno un ruolo cruciale soprattutto nei processi educativi. I risultati emersi dall’indagine, trovano conferma anche nel 54esimo ‘Rapporto sulla situazione sociale del Paese’, realizzato sempre dal Censis presso i dirigenti scolastici: per il 97,5% degli intervistati, infatti, è opinione unanime che la didattica in presenza non potrà mai essere sostituita, ma la diffusione dello strumento digitale rappresenta un’opportunità da non perdere, da coltivare e includere nella didattica e nei nuovi processi formativi.

“Tim ha sempre sostenuto la scuola e in un momento come questo non potevamo far mancare il nostro sostegno ai docenti per accompagnarli verso l’evoluzione digitale del sistema educativo – spiega Andrea Laudadio, Responsabile Tim Academy & Development – Con Operazione Risorgimento Digitale vogliamo contribuire alla costruzione della scuola di domani attraverso un approccio metodologico, strutturato e con percorsi di formazione personalizzati. Una scuola nuova che integra le tecnologie digitali nei processi di apprendimento: una grande opportunità per l’intero sistema, perché riguarda il futuro dei nostri giovani”.

“L’indagine conferma che al ritorno in classe la scuola italiana non sarà più quella che era prima dell’emergenza sanitaria – evidenzia Marco De Rossi, fondatore di WeSchool – La tecnologia cambia i nostri comportamenti e non si può disimparare. La volontà dei docenti, e serve un profondo rinnovamento delle metodologie didattiche per farlo, è arrivare a una scuola in presenza aumentata e potenziata dalla dimensione digitale, esattamente come avviene nel mondo del lavoro”.

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