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Digital innovation, i Cio alla sfida del reskilling

Sulle spalle delle direzioni Ict di aziende e PA c’è la responsabilità di orientare gli investimenti individuando le principali direttrici su cui far muovere le società

Pubblicato il 04 Mar 2015

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Freno a mano tirato, piloti non sempre adeguati ai diversi circuiti, autovetture spesso poco competitive. Potrebbe essere questa la metafora che descrive un’Italia ancora troppo distratta sul tema dell’innovazione digitale. In questo contesto diventa, perciò, importante capire come le Direzioni Ict delle imprese e della Pubblica Amministrazione si muoveranno nei prossimi anni. Se l’innovazione digitale è tra i fattori trainanti per lo sviluppo di un intero Paese, i Cio hanno sulle spalle la responsabilità di orientare gli investimenti, individuando le principali direttrici su cui far muovere le organizzazioni di appartenenza. Come sarà, allora, il 2015 per le nostre imprese? Quali le sfide organizzative che saranno in grado di cogliere? “Le imprese nazionali, soprattutto quelle di medio-grande e grande dimensione – dichiara Alessandra Luksch, responsabile della Ricerca svolta dalla Digital Innovation Academy della School of Management del Politecnico di Milano sulle priorità dell’innovazione digitale nelle imprese – sono consapevoli che la trasformazione digitale sia un passo fondamentale per continuare a giocare un ruolo nell’economia globale”.

La ricerca, condotta su un panel di 200 Cio di aziende nazionali e multinazionali, rivela un denominatore comune che lega la maggior parte degli intervistati: la necessità di rivedere in profondità il ruolo del Cio, indispensabile per rinnovare i sistemi delle competenze, i ruoli dell’intera direzione Ict e i processi lavorativi. In termini di composizione dell’organico, le Direzioni Ict nei prossimi tre anni confermeranno, anche se a tassi ridotti rispetto agli anni passati, la riduzione dei nuclei operativi (personale che svolge attività operative, come sistemisti, sviluppatori, programmatori e tecnici di assistenza), segno del maggior ricorso all’outsourcing nelle sue diverse forme.

“In termini di priorità organizzative per il 2015 – prosegue Luksch – il 49% degli intervistati si orienterà sulla gestione dell’innovazione, per migliorare i processi aziendali, le relazioni con i clienti e il modello di business, il 34% sul demand management, per sviluppare ulteriormente l’integrazione e la comprensione dei bisogni dei clienti interni, appartenenti soprattutto alle linee di business, il 33% e il 32%, rispettivamente, sulle soluzioni mobile e sul ricorso all’outsourcing”. Il mix delle risposte rivela, però, andamenti diversi in relazione ai settori esaminati: per esempio, nel Finance la gestione dell’innovazione è prioritaria per il 75% degli intervistati, per la PA-Sanità l’upsizing dell’organico Ict, insieme alla gestione della sicurezza e del cloud, sono temi appena dietro la gestione dell’innovazione, mentre nell’industria le sequenze e i valori registrati riflettono quelli del campione generale. Nei diversi settori la media annuale delle giornate formative per addetto Ict oscilla tra i 5 e i 7 giorni, segno di grande equilibrio tra i diversi settori. La domanda formativa si sta indirizzando più o meno verso tutte le aree: dalla gestione dell’innovazione alla gestione della domanda interna, dalla gestione dei progetti alla sicurezza, dalla gestone dei rischi ai big data.

“Tra le diversità che ci contraddistinguono non possiamo nascondere la ridotta presenza femminile all’interno delle Direzioni Ict – sottolinea Luksch. In Italia siamo al 18%, contro una media europea del 30%”. Se qualsiasi crisi porta con sé comprensibili comportamenti prudenziali, ma anche atteggiamenti di rassegnazione, tuttavia non si può evitare di rimarcare che ai Cio spetta un ruolo di impulso allo sviluppo. Non sempre, però, questo avviene, perché c’è la difficoltà a passare – ecco uno degli aspetti di ridisegno del ruolo e della mentalità a esso collegata – da fornitore di prodotti o soluzioni a partner di processo. Questo delicato ma sostanziale cambiamento significa riuscire a far percepire che ogni unità investita in Ict è in grado di procurare un beneficio superiore. “Dal punto di vista organizzativo – conclude Alessandra Luksch – le Direzioni Ict devono mantenere le competenze e la visione sui principali trend di innovazione e trasferirle alle Line of Business contaminandole. Le Direzioni Ict devono saper cambiare, in termini di reskilling e di processi, ma devono anche essere in grado di diffondere conoscenza nelle Line of Business delle proprie imprese, poiché la scarsa consapevolezza e visione può risultare l’ostacolo peggiore nel percorso di rilancio della nostra economia”.

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