le nuove regole

Digital Markets Act, Apple allenta le maglie dell’App Store



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Dopo l’indagine Ue la Mela annuncia alcune modifiche sull’inserimento di link esterni che portano l’utente ad acquistare su altre piattaforme. I dubbi di Spotify. E X aggiorna le policy sul trattamento dei dati degli utenti per allenare l’AI

Pubblicato il 9 ago 2024



Dma – Digital markets act – europa 2

Apple ha annunciato una serie di modifiche che riguarderanno il suo App Store. La decisione arriva a seguito di un avvertimento dell’Unione europea, secondo il quale l’applicazione non rispettava le nuove norme sulla concorrenza. In un parere preliminare pubblicato a fine giugno, Bruxelles aveva infatti stabilito che alcuni meccanismi del marketplace di Cupertino violano il Digital Markets Act, vincolante dallo scorso marzo: “impediscono agli sviluppatori di applicazioni di indirizzare i consumatori verso canali di distribuzione alternativi per offerte e contenuti”, aveva precisato la Commissione europea.

La procedura di non conformità è stata avviata per il timore che i nuovi requisiti contrattuali per gli sviluppatori di app di terze parti e gli app store, inclusa la nuova Core Technology Fee, non siano in grado di garantire l’effettiva conformità al Dma. La Commissione ha così chiesto alla società di autorizzare l’installazione di applicazioni di negozi diversi dall’App Store sui suoi prodotti.

Le modifiche introdotte il prossimo autunno e la reazione di Spotify

Tra le modifiche che saranno applicate “questo autunno” gli sviluppatori potranno “promuovere offerte” disponibili su “una destinazione di loro scelta”.

Se le modifiche presentate dal gruppo americano non fossero ritenute soddisfacenti dall’Ue, la Commissione potrebbe adottare una decisione finale di non conformità entro la fine di marzo 2025. Apple potrebbe quindi incorrere in una multa fino al 10% del suo fatturato mondiale, e addirittura fino al 20% in caso di violazione ripetuta.

Il tema del modo in cui le aziende possono distribuire le loro applicazioni attraverso l’App Store è in realtà una vecchia disputa tra Apple, le aziende che puntano a comparire sul marketplace e l’autorità europea di vigilanza sulla concorrenza. All’inizio di marzo Apple è stata multata dalla Commissione per 1,8 miliardi di euro, a seguito di un’indagine iniziata nel giugno 2020 dopo una denuncia della piattaforma di streaming musicale Spotify, che comunque non sembra soddisfatta delle novità annunciate da Cupertino.

“Stiamo attualmente valutando la proposta deliberatamente confusa di Apple”, spiega Spotify in una nota. “A prima vista, richiedendo una commissione fino al 25% per la comunicazione base con gli utenti, Apple ignora palesemente ancora una volta i requisiti fondamentali del Digital Markets Act. La Commissione Europea ha chiarito che imporre tasse ricorrenti su elementi base quali prezzi e collegamenti è inaccettabile. Chiediamo alla Commissione di accelerare le proprie indagini, di implementare sanzioni giornaliere e di rinforzare il Dma”.

Il regolamento sui mercati digitali è stato introdotto per proteggere la nascita e la crescita delle startup in Europa e offrire ai consumatori una maggiore scelta. Oltre ad Apple, si applica ad altre quattro big tech americani (Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft), al social network TikTok, di proprietà del gruppo cinese ByteDance, e alla piattaforma olandese di prenotazione alberghiera Booking. E in effetti Apple non è la sola nel mirino della Commissione europea: sempre per mancata conformità al nuovo regolamento sono state infatti avviate indagini su Alphabet e Meta.

X cambia la policy sui dati degli utenti da dare in pasto all’AI

Anche X introdurrà sulla propria piattaforma alcune modifiche sull’onda di rilievi fatti dalle autorità dell’Unione europea. Ieri, accogliendo la sentenza di un tribunale irlandese, la società ha garantito di non addestrare i suoi sistemi di intelligenza artificiale utilizzando i dati personali raccolti dagli utenti dell’Unione prima che questi abbiano avuto la possibilità di ritirare il proprio consenso.

La Commissione irlandese per la protezione dei dati – principale autorità di regolamentazione dell’Ue per la maggior parte delle Big tech che proprio lì hanno sede – ha infatti spiccato un ordine per sospendere o limitare il trattamento dei dati degli utenti da parte di X ai fini dello sviluppo, dell’addestramento o del perfezionamento dei suoi sistemi di intelligenza artificiale.

X consente a tutti gli utenti di decidere se i loro post pubblici possono essere utilizzati dal chatbot di intelligenza artificiale della piattaforma, Grok. Per comunicare la scelta, gli utenti devono deselezionare una casella nelle loro impostazioni sulla privacy.

Il giudice Leonie Reynolds ha affermato che è chiaro che X ha iniziato a elaborare i dati degli utenti dell’Ue per addestrare i suoi sistemi di intelligenza artificiale il 7 maggio e ha offerto l’opzione di rinuncia solo a partire dal 16 luglio. Inoltre, la funzione non è stata inizialmente estesa a tutti gli utenti.

Un avvocato della piattaforma ha dichiarato che i dati raccolti dagli utenti dell’Ue tra il 7 maggio e l’1 agosto non saranno utilizzati fino a quando il tribunale non avrà deciso in merito all’ordine della Commissione irlandese per la protezione dei dati.

In un post pubblicato mercoledì sulla piattaforma di social media, l’account di X Global Government Affairs ha comunque affermato che l’ordine richiesto dall’autorità di regolamentazione è “ingiustificato, eccessivo e che esclude X senza alcuna motivazione”. I legali del gruppo dovranno presentare opposizione contro l’ordinanza di sospensione entro il 4 settembre.

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