IL REPORT

Digital markets Act, l’Europarlamento chiede norme più strigenti su cloud e AI

Nel documento annuale sulla Concorrenza, i deputati Ue evidenziano la necessità di inserire tra i gatekeeper anche i fornitori di servizi cloud e di monitorare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale per evitare che le big tech diventino dominanti anche in questo settore

Pubblicato il 06 Dic 2023

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Allargare il campo di applicazione del Digital Markets Act (Dma) al cloud e all’intelligenza artificiale. È uno dei punti chiave del rapporto annuale sulla politica  adottato dalla Commissione per gli Affari economici del Parlamento europeo (Econ) ha adottato ad ampia maggioranza il rapporto annuale sulla politica di concorrenza.

Concorrenza nei mercati digitali

Il Parlamento Ue, si legge nel report, valuta positivamente la designazione di sei gatekeeper per 22 servizi di piattaforma di base a norma del regolamento sui mercati digitali, nonché l’avvio di quattro indagini di mercato a norma del regolamento sui mercati digitali. Ma chiede che la Commissione si consulti con parti terze per esaminare l’adeguatezza delle loro soluzioni di conformità.

“Si deplora che l’elenco dei gatekeeper non includa alcun fornitore di servizi cloud, nonostante le pratiche anticoncorrenziali dannose evidenziate dalle autorità nazionali garanti della concorrenza”, proseguono gli eurodeputati, sottolineando che il mercato europeo del cloud è dominato da pochi operatori di dimensioni molto grandi.

Per questo si invita la Commissione a garantire la designazione di tutti i servizi pertinenti nell’ottica di ripristinare una concorrenza leale ed equa nel mercato europeo del cloud.

Focus anche sull’AI. In questo ambito Econ invita la Commissione a esaminare i gatekeeper emergenti nel settore dell’intelligenza artificiale generativa nel quadro del regolamento sui mercati digitali, tramite un’indagine di mercato sulle tecnologie che attualmente non rientrano nel Dma.

Secondo gli eurodeputati, infatti, l’AI potrebbe andare a rafforzare la posizione dominante sul mercato dei servizi digitali di alcuni player, essendo integrata ad esempio nei motori di ricerca online.

Controllo delle fusioni

Riflettori anche sulle acquisizioni killer contro le quali vanno adottate misure risolute, in linea con quanto previsto dall’articolo 22 del regolamento sulle concentrazioni e che devono essere segnalate in virtù del Dma.

Allo stesso tempo, i legislatori sottolineano la necessità di un “approccio più dinamico”, soprattutto per i mercati digitali, poiché ritengono che le aziende europee siano state talvolta private dell’opportunità di competere efficacemente a livello internazionale a causa di una prospettiva troppo ristretta.

Antitrust e cartelli

Sul fronte antitrust serve adottare ulteriori misure provvisorie per porre fine a qualunque pratica suscettibile di danneggiare gravemente la concorrenza, in particolare in relazione a mercati dinamici e in rapida evoluzione come i mercati digitali.

In questo contesto è cruciale accelerare le procedure antitrust e a stabilire un termine per i casi antitrust per garantire una maggiore efficacia delle norme dell’Ue. Spotify, ad esempio, ha presentato una denuncia contro Apple nel 2019 e, nonostante la Commissione abbia pubblicato una comunicazione degli addebiti, finora non sono state intraprese azioni concrete riguardo alle restrizioni applicate da Apple, che impediscono agli sviluppatori di applicazioni di comunicare liberamente con gli utenti.

Le indagini

L’Econ accoglie con favore l’avvio di un’indagine formale su possibili pratiche anticoncorrenziali di Microsoft in relazione a Teams ma chiede alla Commissione di valutare attentamente insieme alle imprese interessate le concessioni offerte unilateralmente da Microsoft, “al fine di garantire che rispondano alle preoccupazioni dei consumatori esistenti e che risolvano le questioni relative all’interoperabilità e alla tariffazione”.

Più coordinamento tra le autorità per le azioni di contrasto

Econ infine insiste sulla necessità di mezzi di ricorso efficaci, che richiedono un maggiore coordinamento tra le autorità di contrasto e un dialogo più ampio con i terzi, ricordando che le imprese designate come gatekeeper sono state oggetto di precedenti sentenze in materia di antitrust che non hanno portato a effettivi cambiamenti nei comportamenti.

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