FISCO

Digital tax, von der Leyen: “Non torniamo indietro, nessun conflitto”

La presidente della Commissione europea annuncia che Bruxelles andrà avanti con la sua proposta, nonostante l’accordo al G7 sulla tassazione delle multinazionali. E assicura: “Non ci sarà una doppia imposizione fiscale”

Pubblicato il 10 Giu 2021

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L’Europa va avanti sulla digital tax nonostante l’intesa trovata al G7. L’annuncio è arrivato dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. “L’Unione europea non intende tornare indietro sulla tassazione dei gruppi digitali per il semplice motivo che non c’è contraddizione tra la tassa sulle grandi imprese e quella digitale – ha spiegato – Ma si tratta di imposte complementari, anche di questo parleremo nel vertice bilaterale Ue-Usa”.

La presidente ha poi puntualizzato che “l’imposta digitale nella Ue non sarà discriminatoria e non ci sarà una doppia tassazione”.

Il presidente Ue Charles Michel ha dichiarato, nella conferenza stampa di presentazione delle posizioni dell’Unione sulla riunione del G7, che “spetta agli Stati membri Ue valutare la strada da percorrere per quanto riguarda le imposte digitali nazionali alla luce dell’accordo raggiunto dai ministri finanziari del G7″. Von der Leyen e Michel sono stati concordi nel ritenere che l’accordo della settimana scorsa è solo un primo passo e che restano molti aspetti da discutere sull’imposta globale sulle multinazionali a livello del G20 e dell’Ocse.

Cosa prevede l’accordo sulla corporate tax

I ministri delle Finanze delle sette maggiori economie globali  hanno raggiunto una posizione comune sulla riforma della tassazione minima del 15% delle multinazionali, che riguarda innanzitutto – ma non solo – i giganti digitali e che ora porteranno insieme in sede di G20 e Ocse.

Entrando nel dettaglio del testo diffuso dal G7, emerge che la tassa riguarderà gli utili eccedenti una soglia del 10% sui margini di redditività (quindi la quota di utili al di sotto di questa soglia è esentata). Inoltre, sulla quota eccedente questa soglia “almeno il 20%” sarà oggetto di “ricerca di una equa soluzione di allocamento” con i Paesi in cui vengono realizzate le attività fatturate.

Si prevede dunque un meccanismo per imporre alle Big Tech di pagare dove registrano le vendite. Sul tutto è prevista una tassazione minima di “almeno il 15%” che verrà stabilita da ogni Paese.

Anche a livello numerico, la platea di gruppi che dovrebbero essere coinvolti da questo accordo ha un confinamento. Secondo il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, che era presente a Londra dovrebbe toccare un centinaio di compagnie.

Ma perché entri in vigore ci vorranno anni, come spiegato anche la ministro italiano dell’Economia, Daniele Franco.

Le strategie Ue

I lavori per adeguare all’era digitale i sistemi fiscali degli Stati membri sono in corso. L’Ue svolge un ruolo importante in questo processo, anche nel contesto dei negoziati in corso per trovare soluzioni globali su tali questioni in seno all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (Ocse).

Il 27 novembre 2020 i ministri delle Finanze hanno adottato conclusioni generali sulle principali questioni di politica fiscale da dirimere nei prossimi anni. Si punta ad affrontare le sfide della digitalizzazione dell’economia, rafforzare la cooperazione tra le autorità fiscali degli Stati membri e promuovere la buona governance in materia fiscale nell’Ue e nel mondo.

Nel 2018 la Commissione ha presentato una proposta sull’imposta temporanea sui servizi digitali. Il provvedimento della Commissione relativa all’imposta sui servizi digitali è stata concepita per essere applicata in via temporanea. È stata prevista come misura transitoria, in attesa che venga attuata una soluzione strutturale a lungo termine, da concordare in sede di Ocse. Il Consiglio ha deciso di sospendere i negoziati sulla proposta finché saranno in corso i lavori dell’Ocse/G20.

Secondo la proposta della Commissione, l’imposta temporanea dovrebbe applicarsi ai ricavi derivanti da attività nelle quali gli utenti svolgono un ruolo centrale nella creazione di valore e che non sono adeguatamente coperte dalle norme fiscali attuali.

Sarebbe coivolti i ricavi derivanti: dalla vendita di pubblicità mirata online; da attività di intermediazione digitale che permettono agli utenti di interagire e che facilitano la vendita di beni e servizi tra di essi; dalla vendita di dati generati da informazioni fornite dagli utenti.

Le entrate fiscali sarebbero riscosse dagli Stati membri in cui si trovano gli utenti.

La creazione di un quadro di tassazione dei servizi digitali a livello di Ue permetterebbe inoltre di evitare l’introduzione di misure unilaterali in grado di frammentare il mercato unico.

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