L'INTERVISTA

Digital transformation, Ibarra: “L’Italia del B20 passerà alla storia. In eredità azioni concrete”

Una digital library con 80 use case pronti all’uso. Riflettori su competenze, servizi, reti e regolamentazione. Il Chair della Task Force di uno dei più autorevoli engagement groups istituiti dal G20: “La massificazione del digitale ci sarà quando cittadini e aziende avranno risultati tangibili. Siamo alle porte di una rivoluzione grandiosa, ma non bisogna farsi sfuggire le opportunità”

Pubblicato il 02 Ago 2021

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“L’Italia del B20 passerà alla storia per la concretezza delle azioni. Lasceremo in eredità al G20 un importante contributo in termini di soluzioni e applicazioni per una delle sfide più importante dei prossimi anni, quella della rivoluzione digitale”: è più che orgoglioso del lavoro già fatto Maximo Ibarra, Chair della Task Force Digital Transformation del B20, uno dei più autorevoli “Engagement Groups” istituiti dal G20.

Già pronte le raccomandazioni di policy che verranno consegnate alla Presidenza italiana G20 in occasione del B20 Final Summit in programma a Roma il 7-8 ottobre prossimo. Ma soprattutto la squadra guidata da Ibarra ha portato a casa un risultato “storico”: la messa a punto di una digital library con 80 use case, replicabili e riutilizzabili. “La massificazione del digitale ci sarà quando cittadini e aziende avranno a disposizione servizi chiari e concreti. Il nostro lavoro è partito proprio da questo presupposto, ossia riuscire ad aumentare la domanda ma soprattutto l’offerta di servizi che consentano al digitale di diventare il più importante enabler per lo sviluppo di una nuova economia e di nuovi business”, spiega Ibarra a CorCom.

Ibarra, come è stata sviluppata la digital library e in cosa consiste nello specifico?

È stata coinvolta nel progetto la task force mondiale del B20 e ingaggiati circa 120 fra manager, business men, rappresentanti di grandi organizzazioni e corporation, per fornici esempi concreti, non applicazioni a livello di sperimentazione o prodotti nella fase di test, ma progetti già operativi. Abbiamo ragionato in grande e con aspettative ambiziose e siamo riusciti a mettere a punto un framework di lavoro che ci ha consentito di raccogliere più di 80 casi d’uso in 8 settori: consumer goods, healthcare & life science, manifacturing, energy & utilities, telecoms & media, finance, banking & insurance, industrial goods, PA. Il tutto attraverso l’uso delle tecnologie più innovative: dalla network connectivity al cloud, dal quantum computing all’artificial intelligence, dall’Ar e Vr alla robotics automation, dall’Iot al 3D printing e scanning fino alla blockchain. E abbiamo lavorato sulla base del principio della replicabilità e della scalabilità nelle diverse geografie rappresentate dal B20.

Qual è stato il contributo dell’Italia?

L’Italia in qualità di Paese ospite e che ha la Presidenza del G20 ha avuto un ruolo chiave e vanta poco meno di una decina di casi, ma abbiamo cercato di ottenere una rappresentazione equilibrata delle diverse geografie. Fra i casi presentati dalle aziende italiane si distinguono quelli nel settore dell’energy & analytics attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale così come l’uso dei big data per l’assistenza in ambito salesforce o l’automazione delle mobile radio network attraverso la predictive maintenance, per fare qualche esempio.

Quali altri obiettivi vi siete posti?

Abbiamo lavorato affinché ci fosse massimo focus sui principali assi di sviluppo portando avanti 4 raccomandazioni, non 100, proprio in chiave di concretezza. Il B20 Italia già dialoga con con il B20 Indonesia, paese che ospiterà la prossima presidenza del G20 e il nostro obiettivo è illustrare il progetto per passare il testimone. Al ministro per la Transizione digitale Vittorio Colao, al Comitato intermininisteriale e al G20 abbiamo consegnato un documento pragmatico. È decisamente un distinguo rispetto a quanto fatto dalle task force delle edizioni precedenti. Inoltre ci siamo confrontati con altri engagement group, come il B7 e il Think20 ed esiste una convergenza quasi assoluta sulle priorità. Si tratta di un policy paper, non un action paper iper dettagliato, ma è un documento che punta a orientare le azioni delle organizzazioni e della business community nel giro dei prossimi anni.

E quali sono le 4 raccomandazioni?

Ci siamo focalizzati su competenze, regolamentazione, servizi e infrastrutture. Partiamo dal presupposto che circa il 40% dei cittadini europei non ha skill basiche per accedere ai servizi digitali e che il 43% delle imprese non considera ancora la digitalizzazione fondamentale. È indispensabile riuscire a colmare il mismatch fra domanda e offerta, agendo sul mondo dell’istruzione e del lavoro. Il tema delle competenze è un nodo importante e non solo italiano e si presenta con diverse nuances, Nel nostro Paese si evidenziano criticità in più magari in settori specifici e bisogna anche tener conto del numero elevato di Pmi. Servono investimenti non solo tecnologici ma culturali, puntare sulle stem ma anche sul reskilling del mondo del lavoro. Quello delle digital skills è il tema cruciale: è un ostacolo sul cammino del Pnrr, ma l’orizzonte temporale che ci troviamo davanti, il 2026, è sufficiente almeno per rimuovere gli ostacoli principali. Per questo bisogna lavorare sulla condivisione delle best practice.

Poi bisognerà armonizzare i sistemi regolamentari relative al mondo dei dati e della privacy. L’obiettivo è far sì che a livello almeno di G20 ci sia un sistema più simmetrico di regole per poggiare le basi della nuova economia di scambio. E c’è anche la questione del trust da portare avanti attraverso investimenti in cybersecurity che consentano a cittadini e imprese di fidarsi del cyberspazio.

Sul piatto, come già accennato, il tema dell’offerta e della domanda di servizi digitali: qui riteniamo fondamentale la collaborazione pubblico-privato con innovazioni finanziate da parte pubblica per dare giusti benefici alle aziende. Last but not least le infrastrutture: preso atto che non esiste un’unica tecnologia per la Gigabit economy occorre lavorare su un mix che spazi dal satellite al 5G fino alla fibra per garantire indipendenza e neutralità tecnologica in modo da poter trarre massimo beneficio dalle tecnologie stesse. Serve un’infrastruttura ibrida, rapida e veloce.

Gli obiettivi sono decisamente ambiziosi. Sarà davvero possibile una rivoluzione in poco tempo?

La rivoluzione digitale rischia di sfuggire di mano: è complicato delinearne l’evoluzione e comprendere appieno cosa ci aspetta di qui agli anni a venire. Siamo alle porte di qualcosa di straordinariamente grande, per questo bisogna prepararsi affinché si colgano davvero le opportunità. Se vogliamo far sì che il progresso tecnologico diventi eseguibile nelle varie economie servono massima condivisione e massima concretezza. La dashboard di navigazione non è ancora chiara ma abbiamo la consapevolezza che quel che ci aspetta è grandioso.

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