Digital transformation, senza imprenditori visionari non c’è futuro

Presentato all’assemblea annuale di Anitec l’ultimo rapporto Swg: per 1 italiano su 2 servono manager in grado di capire i bisogni del mercato e puntare sul capitale umano. Radaelli: “Chi fa impresa deve saper rischiare”

Pubblicato il 21 Giu 2016

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Il cambiamento e l’innovazione non nascono da sé, ma ci vuole un terreno fertile in grado di stimolare e far germogliare la voglia e lo spirito innovativo. In questa prospettiva un ruolo chiave, secondo l’indagine Swg presentata in occasione dell’assemblea annuale di Anitec, l’associazione confindustriale dell’Ict e dell’elettronica di consumo, spetta agli imprenditori visionari e collaborativi. Ne è convinto il 50% del campione di cittadini e imprenditori intervistati dalla società di ricerca. Tra i fattori decisivi di una vision imprenditoriale innovativa ci sono la capacità di identificare i bisogni inespressi del mercato (62%), di stimolare la circolazione delle informazioni (50%) e di puntare sul capitale umano (58%).

Secondo quanto emerge dallo studio, il punto di partenza per mettere in moto il cambiamento si articola su tre fronti: il rinnovamento radicale della pubblica amministrazione (55%); una spinta da parte del sistema produttivo e dell’impresa (45%); in terza battuta una nuova cura e attenzione al mondo dell’istruzione e della formazione (37%). L’obiettivo dell’innovazione, per gli italiani, è chiaro: per il 77% è necessario mutare e investire nel cambiamento per creare una nuova stagione di sviluppo, per cogliere tutte le opportunità che si presentano nel mercato. C’è però una fetta tutt’altro che marginale di imprenditori (quasi il 25%) che vede nella riduzione dei costi l’unico modo per uscire indenni dalla crisi e avviare una nuova stagione di crescita.

L’innovazione nelle sue diverse sfaccettuature è stata al centro dell’assemblea annuale di Anitec. Ospiti del Politecnico di Milano, si sono confrontati in un incontro pubblico esperti del mondo dell’impresa e delle istituzioni. Sono intervenuti Giovanni Azzone, rettore del Politecnico di Milano, Cristiano Radaelli, presidente di Anitec, Luca Del Gobbo, assessore Università, Ricerca e Open Innovation della Regione Lombardia, Adrio Maria De Carolis, amministratore delegato di SWG e Roberto Crapelli, Amministratore Delegato Roland Berger.

“I risultati della ricerca SWG – commenta Cristiano Radaelli – mostrano come sia necessario sì il contributo della politica e delle istituzioni, ma ancor di più il nostro di imprenditori nel saper rischiare e mettere a fattor virtuoso il nostro bagaglio di esperienze e competenze”. Anitec è “in prima fila, sia sul tema della formazione e del capitale umano, sia nel promuovere l’imprenditorialità innovativa e abbiamo da poco avviato un programma per offrire servizi alle startup che vogliano associarsi, anche in collaborazione con associazioni territoriali d’impresa. Come sistema imprenditoriale italiano abbiamo tutti i numeri per saper ben coniugare esperienza e tradizione da un lato con innovazione e crescita dall’altro. Emerge, a nostro avviso, l’esigenza di un grosso cambiamento ed è fondamentale che l’innovazione venga percepita sempre più dagli imprenditori come occasione di crescita ed investimento più che di risparmio dei costi”.

“Innovare insieme alle imprese del nostro ecosistema è oggi una necessità per una università come il Politecnico di Milano – sottolinea Giovanni Azzone -. Solo così insieme alle imprese, possiamo mantenere il nostro territorio competitivo. È una sfida difficile, perché molte aree, da Seoul al Canada, stanno investendo pesantemente in ricerca, ma sono convinto che abbiamo tutte le possibilità di farcela. In questo senso, l’Industria 4.0 rappresenta una opportunità importante per tutte le istituzioni che si occupano di innovazione nel nostro Paese”.

La Regione Lombardia, aggiunge Luca Del Gobbo, “dimostra coi fatti di puntare su Ricerca e Innovazione e lo fa attraverso un nuovo strumento, gli Accordi di Ricerca, Sviluppo e Innovazione, con cui mettiamo a disposizione 40 milioni di euro a fondo perduto per progetti di innovazione realizzati da una rete di soggetti (minimo due) composta da imprese (di qualunque dimensione) e centri di ricerca e/o università”. È possibile partecipare alla call pubblica aperta il 15 giugno e fino al prossimo 29 settembre. Questa, aggiunge Del Gobbo, “è solo la più recente opportunità che mettiamo a disposizione del tessuto economico lombardo” e la “nuova legge su ricerca e innovazione a cui stiamo lavorando ne conterrà altre e punterà a riordinare il sistema facilitando l’accesso alle risorse: tempi certi, mezzi adeguati, modalità operative più snelle”.

Spazio anche per l’industria 4.0 che secondo Roberto Crapelli “ha bisogno di percorsi formativi ad hoc perché le aziende dovranno trasformare la cultura organizzativa da strutturata, rigida e funzionale, ad una struttura organizzativa basata su una cultura della cooperazione e del permanente scambio di esperienze e risultati dentro e fuori l’azienda”. Secondo Crapelli le università “prima di tutto dovrebbero non mettere a punto facoltà dedicate al digitale, ma usare il digitale per integrare le metodologie di studio accanto ai testi, quindi insegnare fin dai primi anni di università l’utilizzo del network come strumento di apprendimento cognitivo”. La quarta rivoluzione industriale, conclude Crapelli, “è un percorso, non è ancora codificata tecnologicamente e come modello di business”. Per questo motivo “la capacità di trasformare quadri e dirigenti verso una cultura della cooperazione invece della competizione è il primo passo da compiere“.

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