I documenti del Governo di strategia sulla banda ultra larga e crescita digitale hanno il merito di indicare con chiarezza che lo sviluppo dell’infrastruttura di telecomunicazione e dei servizi digitali costituisce una priorità per il Paese. Si tratta di un segnale politico importante che auspichiamo preluda a una fase di accelerazione a tutto campo delle iniziative e programmi per la trasformazione digitale del Paese.
Per recuperare i ritardi accumulati in questi anni, occorre mettere in moto una molteplicità di interventi, di modo che insieme alla crescita della nuova infrastrutturazione di Tlc, fissa e mobile, aumenti l’offerta di servizi online e il loro uso da parte dei cittadini e delle imprese.
Questo processo dovrebbe avvenire in modo omogeneo sul territorio nazionale, in un contesto di coerenza fra Regioni e fra queste e l’amministrazione centrale.
Molti indizi fanno, purtroppo, temere che così non sarà e che gli ostacoli e le resistenze da superare siano ancora molti. In primis il dibattito pubblico che ruota intorno a questi temi non appare adeguato a cogliere la complessità dell’impegno che abbiamo davanti.
A mio avviso vi è, infatti, un eccesso di focalizzazione sulla dimensione tecnologica, un continuo mettere sotto esame le diverse opzioni tecniche in campo e, contemporaneamente, una chiara limitatezza di visione che porta a considerare la sola infrastruttura di rete fissa. Questo mentre il mondo ha iniziato a correre con la potenza del 4G delle reti mobili Lte, si predispone ad accelerare con il 5G e si orienta a usare lo smartphone come principale strumento di accesso a servizi e pagamenti digitali.
È ovvio che non si tratta di mettere in contrapposizione le tecnologie, bensì di integrarle. Ma qui mi preme rilevare che il prevalere di una visione parziale e settoriale degli assetti infrastrutturali, fa correre il rischio al Paese di intraprendere scelte che, data la velocità dell’innovazione tecnologica, in un futuro non tanto lontano possano rivelarsi non adeguate.
Purtroppo questa sottovalutazione non è una mancanza solo italiana. Oggi, infatti, tutti gli indici di benchmarking sullo sviluppo della Bul, anche a livello europeo, hanno il limite di considerare la capacità di banda data dalla sola rete fissa, ignorando l’apporto di quella mobile.
È evidente che ormai questo approccio è assolutamente parziale e dovrà evolvere verso un sistema in grado di valutare tutta la disponibilità di banda.
Se invece di partire dalla tecnologia, assumiamo come riferimento il punto di vista dell’utente – cittadino, azienda o pubblica amministrazione che sia – l’orizzonte si amplia immediatamente perché l’interesse primario diventa quello di disporre di servizi utili, efficienti e di semplice accesso, qualunque sia l’infrastruttura tecnologica attraverso cui vengono erogati.
Spostando l’attenzione dalle tecnologie sulla capacità di banda, siamo in grado di registrare anche i progressi ottenuti dal nostro Paese grazie all’Lte, la cui diffusione ci sta velocemente portando a livelli di copertura di banda ultralarga mobile allineati alla media europea.
Ciò conferma che, nonostante sussista un quadro normativo di grande incertezza, gli investimenti degli operatori non si sono mai fermati: con circa 6 miliardi di euro, il settore Tlc è il primo investitore in Italia e quello che in Europa investe di più in relazione ai ricavi (16%).
Accelerare oggi gli investimenti privati significa far camminare l’azione pubblica secondo due binari indipendenti per tempi e contenuti. Essi riguardano l’uno gli incentivi, l’altro le regole.
Gli incentivi al settore Tlc sono stati assegnati per la prima volta a fine 2014 con il credito d’imposta previsto dal dl Sblocca Italia. Non si può, tuttavia, non rilevare l’andamento paradossale di questa vicenda, giacché una misura nata per accelerare gli investimenti con tempistiche molto strette, ha registrato nel più assoluto silenzio non solo la proroga dei termini attuativi, ma anche lo scadere della proroga stessa.
L’unico risultato è stato di aumentare il clima di incertezza per gli operatori, fatto che certo non costituisce incentivo a investire.
L’altro binario è quello dell’adeguamento delle regole per facilitare la realizzazione delle reti a banda ultralarga sia fissa che mobile, aperto nel 2012 dal decreto Crescita 2.0 e non ancora giunto a destinazione.
Esso comprende sotto la voce semplificazione misure che incidono sulle procedure e sugli oneri amministrativi, nonché sugli oneri operativi – il famoso Regolamento scavi, diventato poi Regolamento posa – per la messa in opera della fibra ottica. Semplificazioni e modifiche riguardano anche i siti della rete mobile.
Lungo questo stesso binario viaggia l’emanazione del Catasto delle infrastrutture del sopra e sottosuolo e le linee guida per l’adeguamento dei limiti per la misurazione delle emissioni elettromagnetiche.
Ogni passo in avanti che si farà lungo questi due binari porterà benefici diretti al Paese, ma a patto di non allungare troppo i tempi, perché altrimenti molti obiettivi potrebbero nel frattempo essere diventati irraggiungibili.
* Presidente Asstel