Spinta su PA digitale, banda ultralarga, 5G. Ma anche utilizzo esteso e trasversale del digitale come leva per la crescita del Paese: elemento forte anti-zavorra in tutti i settori vitali, dal fisco al turismo, dalla scuola al commercio. Sono i punti centrali del programma del Pd presentato dal segretario Matteo Renzi. Punti che ritroviamo sia nella lista delle “100 cose da fare”, sia nel programma dettagliato presentato a Bologna. Il mantra è una spinta avanti perché “lo sviluppo del mercato interno costituisce un poderoso volano di crescita e dovrà essere completato a partire dal mercato unico dell’energia e da quello digitale”. Si guarda all’economia dei dati che “oggi valgono come l’oro e la battaglia sulla loro portabilità non può più essere rimandata. I dati non sono di chi li gestisce ma di chi li genera, quindi di ciascuno di noi. A cominciare da quelli personali: anagrafici, sanitari, fiscali. Siamo nel pieno della data economy e le principali democrazie non hanno ancora un cloud pubblico. L’Europa su questo tema ha iniziato a muovere i primi passi e noi non possiamo restare immobili”. Ecco, in ordine sparso, le priorità del partito democratico sul fronte innovazione.
Primo piano nazionale per la Banda Ultra Larga. Obiettivo copertura anche delle zone grigie e meno convenienti per gli operatori ma fondamentali per i cittadini.
5G: si punta a proseguire a tappe serrate sulla strada già avviata, che piazza l’Italia in testa ai Paesi europei per il lancio delle città in 5G richiesto dalla Commissione Ue: punto d’arrivo, rendere il Paese leader nella diffusione del 5G.
PA digitale: si punta a completare la transizione verso l’amministrazione digitale. Previsti 33 miliardi di risparmi di danaro pubblico con la revisione della spesa attraverso centralizzazione acquisti e revisione capitoli di spesa. Recuperare un punto di PIL nell’arco della prossima legislatura attraverso la digitalizzazione della PA. “Abbiamo realizzato sperimentazioni e un piano strategico per traghettare il pubblico verso un’amministrazione digitale – spiega il Pd -. Il passaggio a un’amministrazione pubblica che agisca stabilmente mediante le tecnologie digitali necessita di ulteriori interventi, nello specifico: a) Anagrafe nazionale della popolazione residente (“i dati devono essere unici e in un unico luogo”); b) Sistema pubblico di identità digitale (Spid) e Carta d’identità elettronica (“l’identità di una persona è una, è certa, è per sempre”); c) PagoPa, un modo diverso e più naturale per i cittadini di pagare la Pubblica Amministrazione (“per pagare basta un click”); d) Open data e Data analytics (da “questo dato è mio e lo gestisco io” a “questi dati sono aperti e condivisibili”).
Processo telematico civile: riduce i tempi della giustizia e semplifica il sistema. Estensione del processo telematico anche al processo penale.
Sanità. Oltre all’aumento del fondo da 106 a 114 miliardi di euro si punta a investire sulla digitalizzazione della sanità e sul capitale umano dei professionisti della salute riducendo le liste di attesa sulla base del modello emiliano.
Foia (Freedom of Information Act): parte del processo di digitalizzazione della PA: affermazione della trasparenza con il Foia. Incentivazione di ogni tipo di strumento di pagamento digitale con particolare riguardo al progetto PagoPA che semplifica le transazioni digitali con la Pubblica Amministrazione.
Energia: 33 milioni di contatori digitali di ultima generazione per oltre 2 miliardi di investimento per migliorare l’efficienza energetica in ogni edificio.
Smart city: il concetto di “smart city” – dice il programma – “è una proiezione di comunità del futuro, definita da un insieme di bisogni che possono essere soddisfatti con soluzioni legate all’innovazione tecnologica: dalle scelte edilizie alle strategie per la mobilità e il risparmio energetico. L’era delle smart cities è già iniziata, ma il suo potenziale digitale per la gestione della città è solo all’inizio”. In particolare viene messo l’accento su regolamentazione e incentivazione, anche attraverso collaborazioni con privati, alla creazione di piattaforme per bike sharing, car sharing e scooter sharing. Nonché alla realizzazione di sistemi integrati e digitali dei sistemi di trasporto pubblico, che consentano la programmazione e l’acquisto di itinerari in soluzione unica per gestire in modo più semplice cambi e coincidenze. La smart city passa però anche dalle smart grid: griglie su scala locale che gestiranno sia l’energia elettrica che i sistemi di riscaldamento e che saranno in grado di ottimizzare i consumi generando energia in base alla domanda.
Fisco & Internet: Far pagare alle aziende online che lavorano in Italia le stesse tasse delle aziende offline: stesse condizioni, uguali tasse. Si punta a una strategia comune e consolidata per l’imposta sulle grandi società, al cui interno vanno previste misure specifiche che consentano di contrastare adeguatamente lo spostamento della base imponibile da parte dei colossi dell’economia digitale. “I governi a guida PD si sono distinti a livello UE per il ruolo di impulso su temi come la tassazione dell’economia digitale e il contrasto all’elusione fiscale”.
Cultura: piano nazionale per la cultura digitale, “un piano organico, sul modello del piano nazionale Scuola digitale, per mettere a leva tutte le potenzialità del digitale applicate alla cultura”. In particolare viene proposto di istituire un fondo unico che raccolga tutti i finanziamenti già esistenti per completare la digitalizzazione e catalogazione del patrimonio culturale italiano; di introdurre la formazione al digitale obbligatoria, permanente e strutturale degli operatori; di potenziare le infrastrutture (banda larga in tutti i musei, archivi, biblioteche e altri luoghi della cultura pubblici entro il 2023). 18App: “vogliamo rendere strutturale il bonus cultura per i neo-diciottenni”.
Turismo. L’intera filiera deve sviluppare competenze e sistemi che permettano la promozione digitale dei propri prodotti. Una promozione in grado di distinguere tra i grandi magneti turistici – luoghi che attraggono milioni di visitatori – e il patrimonio distribuito sul territorio, meno noto e meno accessibile.