VERSO LA RIPRESA

Digitale, Santoni: “Avanti senza indugio, ogni ritardo è penalizzante”

Il presidente di Assinform: “I piani del governo su Crescita digitale e Banda ultralarga affrontano realtà diverse ma sinergiche. La maggiore integrazione operativa Agid-Palazzo Chigi va nella giusta direzione”

Pubblicato il 08 Mag 2015

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I documenti del Governo si riferiscono a due realtà sinergiche che però sono le facce della stessa medaglia: l’Innovazione Digitale del Paese.
Crescita Digitale copre una gamma molto ampia di argomenti ed i tre obiettivi principali – digitalizzazione della PA, informatizzazione delle imprese e sviluppo delle competenze – vanno letti insieme a quello infrastrutturale e sottendono uno spettro molto ampio di azioni, a loro volta inquadrate in programmi trasversali, piattaforme per servizi a cittadini e imprese, programmi di accelerazione. Per concretizzare nell’arco temporale dichiarato 2015-2020 un così ampio novero di iniziative, fra loro connesse ed interdipendenti, serve una governance forte e competente “per assicurarne la validità nel tempo, predisponendo eventualmente azioni necessarie a incrementarne l’efficacia, la semplicità e l’efficienza operativa” come viene detto nel documento.

L’esperienza dell’Agenda digitale italiana ci mostra come sia necessario che un progetto così importante venga sviluppato mettendo in campo risorse pubbliche e private ed avvalendosi del migliore know-how. La scelta recente di procedere con una ancora maggiore integrazione operativa tra Agid e Presidenza del Consiglio va dunque nella giusta direzione e possiamo offrire le nostre capacità progettuali in supporto al decisore politico.

Ci sono iniziative che più di altre hanno valenza di attivazione, e che vanno realizzate nei tempi dati. Mi riferisco all’Spc, necessario a superare la frammentazione della PA; al servizio pubblico d’identità digitale, lo Spid che crea le coordinate digitali uniche di ogni soggetto, facilitando l’integrazione dei servizi della PA su scala nazionale; all’Anpr, che faciliterà la virtualizzazione di risorse IT e archivi; alla diffusione della fatturazione elettronica che coinvolgerà un numero enorme di microimprese.

Dobbiamo fare di tutto per aiutare il sistema produttivo e lo dobbiamo fare subito. La “mortalità” delle aziende che non si convertono al digitale è crescente ed il gap che si accumula con il passare del tempo diventa difficile da colmare. L’informatizzazione delle nostre Pmi è oggi forse la politica industriale più importante ed urgente per la crescita. Le imprese del settore Ict da parte loro stanno portando il massimo contributo per stimolare e sensibilizzare il mercato e le istituzioni su ciò che bisogna fare. Rilevare le difficoltà e fare in modo che chiunque possa avere l’aiuto necessario a condizioni ragionevoli, vuol dire trasformare l’inevitabile disagio iniziale in una straordinaria occasione di promozione dei servizi digitali.

Il Piano Broadband va visto, come dicevo, in modo sinergico a quello per la Crescita. I problemi da risolvere sono legati all’incertezza della copertura finanziaria degli incentivi, il rapporto tra alcuni operatori e l’entità candidata a realizzare e gestire l’infrastruttura nelle aree non redditizie. Il fatto invece che sia in atto la corsa a presidiare le aree redditizie, dove il pubblico deve ritirarsi in presenza di altri operatori, è positivo: dimostra che vi è intenzione di investire. Bisogna creare le condizioni più favorevoli agli investimenti semplificando e riducendo gli oneri amministrativi, individuando incentivi fiscali ed agevolazioni per il credito, considerando le problematiche per la gestione del sopra e sotto suolo e quelle relative alle emissioni elettromagnetiche, ma lo stimolo più forte per la realizzazione delle infrastrutture deriverà dalla diffusione dei servizi e delle applicazioni presso i cittadini, le imprese e la PA.

Ma cosa serve per rilanciare gli investimenti in infrastrutture e servizi digitali? Serve la convinzione che l’innovazione tecnologica è la principale leva di sviluppo che può portare benefici in termini di competitività e di crescita. Serve un impegno pubblico-privato sia per promuovere l’offerta che per stimolare la domanda. La spesa Ict nel privato al netto del consumer è 4 volte quella della PA. Coinvolgere il privato è fondamentale, sia per non chiedere al pubblico impegni non sostenibili, sia perché è solo così che si raggiunge la scala d’impatto necessaria e un trend di investimento autonomo.

Si tratta quindi di accelerare: generando una domanda di investimenti Ict specifica; la loro implementazione è il segnale che il privato attende per investire a sua volta. Il loop positivo rafforza gli ecosistemi digitali che si possono formare nei territori o nei settori e che permettono di innovare prodotti e processi ed aprire le catene del valore ad orizzonti più ampi. Un contesto ove le tecnologie cloud possono giocare un ruolo molto importante. L’accelerazione della digitalizzazione della PA è essenziale come riferimento a livello di sistema. L’identità digitale del cittadino può essere la chiave per l’accesso sicuro ai servizi online privati. La fatturazione elettronica della PA aiuta a definire modelli anche per le transazioni private. I pagamenti elettronici vanno incoraggiati essendo essenziali per lo sviluppo dei servizi online pay e dell’e-commerce.

E da ultimo quello che forse è il progetto abilitante di maggiore rilievo: la formazione, che deve partire dalla scuola ed estendersi a tutte le fasce di utenza, pubbliche e private, e a tutte le fasce d’età. Accanto al giudizio di condivisione del progetto complessivo una sola raccomandazione: realizziamolo! Vi sono alternative? Assolutamente no e dobbiamo farlo ora! Ogni perplessità ed ogni indugio si tradurranno in maggiori penalizzazioni che la nostra economia e l’intera società non possono sostenere.

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