È finito il rally dei chip in Borsa?

Elezione di Trump e flessione degli iPhone: gli investitori vendono azioni dei grandi gruppi dei semiconduttori e guardano a finanza e energia. Ma nel mondo di auto connesse e deep learning i chip sono ancora il settore su cui puntare

Pubblicato il 05 Dic 2016

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Il rally dei chip in Borsa sembra davvero destinato a uno stop, almeno per ora. I semiconduttori sono stati quest’anno il settore dell’hitech dalle prestazioni più brillanti sui mercati azionari; il picco è stato raggiunto la scorsa settimana, quando il PHLX Semiconductor Index segnava +34% e il valore più alto degli ultimi 16 anni.

L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha segnato però una svolta. Non subito, perché all’indomani del voto, che ha fatto perdere punti a diversi titoli dell’hitech, la prestazione in Borsa dei gruppi dei semiconduttori non è stata scalfita e a fine novembre l’indice PHLX aveva guadagnato ancora un 6% e superava le performance del Dow Industrial.

Tuttavia nuovi fattori sono gradualmente entrati in gioco. Trump non è considerato un amico dell’hitech, almeno non quanto lo sia di altri settori. E così gli investitori si sono rivolti altrove, in particolare verso la finanza e verso l’energia, settori che ora sembrano “favoriti”, come confermano gli analisti di Citigroup. Nel caso dei titoli dell’industria dell’energia, ha pesato anche il movimento sui mercati del petrolio con la decisione dell’Opec di varare un attesissimo taglio dell’output. Giovedì scorso, infine, la notizia secondo cui Apple avrebbe chiesto ai suoi fornitori asiatici di ridurre le unità di iPhone che producono ha fatto il resto: una giornata di vendite sostenute è bastata a vanificare tanti guadagni per il PHLX Semiconductor Index.

Aspettiamoci dunque una nuova fase di volatilità ma, ammonisce in un commento il Wall Street Journal, il settore dei chip non è sopravvalutato. La prestazione robusta in Borsa è sostenuta dalla capacità dei gruppi dei semiconduttori di generare profitti. Il PHLX viaggia su una media di 14,6 volte gli utili stimati e alcuni dei gruppi che hanno perso punti nelle ultime sedute sono in realtà ancora molto forti. Titoli di aziende come Broadcom, Qorvo, Skyworks, Ambarella e Qualcomm hanno subito l’effetto della corsa alla vendita giovedì scorso ma i timori del mercato sulla riduzione di iPhone prodotti è un falso problema, secondo il WSJ, perché gli smartphone del futuro, che siano di Apple o di altri vendor, faranno sempre più uso di quei chip radio che queste aziende producono. E poi ci sono tutti i “nuovi” mercati per il mondo dei semiconduttori: device e “cose” che non possono più fare a meno di essere intelligenti e connessi, come le automobili.

Le azioni di Nvidia, per esempio, sono scambiate a circa 30 volte il valore degli utili stimati: l’azienda si è data da fare per assumere un ruolo prominente nei settori automotive e deep learning, due importanti fonti di crescita. Gli investitori dovrebbero dunque ricordare che i chip non coincidono più esattamente col mercato degli smartphone – anzi, che c’è e sempre più ci sarà un chip in tutto. Il rally dei semiconduttori può continuare.

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