PUNTI DI VISTA

E-health, serve (anche) cultura digitale

L’innovazione è la chiave di volta del progresso medico. Ma oltre alle infrastrutture abilitanti, come il fascicolo elettronico, sono indispensabili formazione del personale e del cittadino e un approccio manageriale ad hoc

Pubblicato il 24 Nov 2015

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Innovazione è la chiave di volta del progresso medico. Non si può immaginare una medicina moderna e al passo con i crescenti bisogni della popolazione se non si dà spazio alla applicazione dei risultati della ricerca scientifica in campo medico. L’innovazione riguarda soprattutto i processi organizzativi, con l’adozione e la diffusione di tutte le tecnologie, intese in senso lato, dove si includono in questa definizione non solo le apparecchiature digitali, biomediche e i dispositivi sanitari, ma anche i farmaci.

Per il digitale, partiamo da quanto si sta facendo in ambito europeo. Adozione e diffusione delle tecnologie digitali sono infatti un obiettivo primario anche per la Commissione Europea, che nella agenda digitale UE, evidenzia come “dobbiamo investire nell’uso intelligente della tecnologia e nello sfruttamento delle informazioni per trovare soluzioni che sostengano una popolazione che invecchia, consentano ai pazienti di avere un ruolo più incisivo e migliorino l’accesso alla rete delle persone con disabilità”.

Ma sempre evidenzio, e mi ripeto, come le sole tecnologie possono poco se non s’incide anche su altri fattori critici – come lo sviluppo di una cultura del fare e trasformare, la formazione del personale e del cittadino, l’approccio politico e manageriale, lo sviluppo di standard e soluzioni innovative, i finanziamenti per l’innovazione, ecc – che possono permettere l’adozione e la diffusione delle stesse tecnologie.

L’innovazione tecnologica passa comunque attraverso un recupero di risorse in un sistema sanitario sano, rimodulato sulla base di principi di qualità, e una rigorosa valutazione preliminare, di natura multidimensionale (tecnica, organizzativa, etica).

I soldi per la sanità ci sarebbero. Basterebbe saperli amministrare tagliando gli sprechi, impostando la propria attività a criteri di assoluta e piena legittimità e trasparenza, valorizzando professionalità, risorse interne e investendo sulle tecnologie di ultima generazione. Se i fattori demografici, sociali e economici hanno determinato una diversa domanda di salute, sono gli amministratori pubblici a dover rispondere in modo adeguato. Naturalmente gli amministratori pubblici debbono guardare, oltre che alla qualità delle prestazioni, alla razionalizzazione a cui si lega strettamente il loro miglioramento.

Esiste quindi un problema di governo di sistema della sanità. Le aziende pubbliche, proprio in virtù di ciò, debbono, nell’ambito di tale riorganizzazione, guardare alle nuove tecnologie come momento di crescita e di ottimizzazione del sistema stesso. Di conseguenza, in questa difficile congiuntura, è urgente per garantire sempre maggiore innovazione tecnologica proporre soluzioni atte a riprogettare il settore, ottimizzare le risorse, qualificare sempre di più le professionalità e valorizzare l’offerta attraverso tutti gli strumenti che il progresso mette a nostra disposizione.

I dati dell’Osservatorio ICT in Sanità del Politecnico di Milano parlano chiaro, se il sistema sanitario italiano utilizzasse pienamente il potenziale delle tecnologie digitali, si potrebbero avere risparmi significativi. Sinora abbiamo posto l’accento sui costi diretti, ma il Digitale al tempo stesso migliorerebbe la qualità aumentando trasparenza e appropriatezza – costi indiretti – , riducendo gli errori e quindi il rischio clinico, e dando servizi migliori ai cittadini.

Come nel caso del vetrino digitale, che, come mi raccontava un amico primario ospedaliero e come ribadito con enfasi e competenza in un recente affollato convegno “Le Professioni Sanitarie alla sfida della Sanità Digitale” cui ho avuto il piacere di essere invitato come moderatore, permetterà ai Servizi di Anatomia Patologica – fondamentali nel diagnosticare numerose patologie, come le neoplasie che, nell’84% dei malati, vengono diagnosticate tramite l’esame istologico – di migliorare la diagnosi da parte del medico e di estrarre informazioni che costituiscono la fonte principale per l’attività dei Registri Tumori, con conseguente creazione di una completa casistica regionale.

Il Vetrino Digitale, infatti, per definizione, può essere consultato da ogni postazione di lavoro, ovunque essa sia, evitando spostamenti dei vetrini o degli operatori stessi; in più, poichè rimane on line in rete, permette ai medici specialisti di Anatomia Patologica, prima di emettere la diagnosi finale, di avere un confronto con altre diagnosi citologiche ed istologiche sullo stesso campione, o su campioni analoghi, costruendo anche un archivio casistico on-line per didattica e futuri confronti.

Occorre comunque disporre di una rete informatica che, come per il Fascicolo Sanitario Elettronico FSE:

· definisca in modo standard la struttura dei dati e la compilazione dei referti per le patologie; bisogna lavorare per superare la grande disomogeneità sia nelle classificazioni che nella elaborazione dei referti, con particolare attenzione alla completezza e accuratezza con cui si generano e si gestiscono i dati che lo specialista ritiene necessari per la migliore diagnosi, nel rispetto della privacy dei pazienti.

· renda omogenee le soluzioni applicative usate nei vari reparti di Anatomia Patologica; esse debbono poter dialogare in modo univoco sia tra di loro che con la struttura centrale, superando una eccessiva eterogeneità che nei fatti impedirebbe la creazione della rete, come purtroppo si può rilevare anche per Servizi di ASL e Strutture Ospedaliere.

· realizzi la struttura centrale in architettura Big Data Analytics condivisa da tutti i Servizi di Anatomia Patologica, a cui potranno accedere via Web sia gli specialisti di Anatomia Patologica che di Oncologia.

Bisogna quindi favorire, e stimolare, approcci interdisciplinari sia tra settori diversi delle attività umane (in questo ambito le Tecnologie e la Sanità) che all’interno degli stessi settori (in questo ambito Anatomia Patologica e Oncologia), puntando a realizzare nella Sanità reti di reti che, come ci insegna il boom di Internet e dei Social Network, non lascino solo il medico nel suo difficile quotidiano operare, ma ne favoriscano una sempre maggiore formazione e aggiornamento, e lo mettano in contatto con i suoi colleghi nel mondo, favorendo lo scambio di esperienze, e di conseguenza migliorando di molto la qualità della diagnosi e delle cure.

Puntando ad introdurre l’innovazione tecnologica non solo per i suoi valori tecnici ma anche e soprattutto per la possibilità di innovare processi organizzativi e lavorativi che nel caso della Sanità vanno a migliorare l’efficacia e l’efficienza delle cure mediche, nell’interesse supremo del paziente.

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