AGENDA DIGITALE

E-school al palo in Europa, l’Ue corre ai ripari

La Commissione europea ha lanciato oggi “Opening up Education”, un programma disegnato per colmare il gap digitale di scuole e università del Vecchio Continente. Il commissario Neelie Kroes: “Il mio sogno è avere solo aule digitali entro il 2020”

Pubblicato il 25 Set 2013

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Nell’Ue oltre il 60% dei bambini di nove anni frequenta istituti scolastici non ancora dotati di tecnologia digitale. Oggi la Commissione europea presenta il piano d’azione “Opening up Education”, elaborato per affrontare questo ed altri problemi di carattere digitale che impediscono a scuole ed università di fornire un’istruzione di elevata qualità e di trasmettere le competenze digitali che entro il 2020 saranno richieste dal 90% dei posti di lavoro. Per contribuire all’avvio dell’iniziativa, la Commissione lancia oggi un nuovo sito web, Open Education Europa, che consentirà agli studenti, agli operatori del settore e agli istituti di istruzione di condividere risorse educative aperte e liberamente utilizzabili.

Una quota pari al 50-80% degli studenti nei paesi Ue non utilizza mai libri di testo digitali, software di esercizi, sistemi broadcast/podcast, simulazioni o giochi didattici. La maggior parte degli insegnanti nelle scuole primarie e secondarie non si sente sicuro delle proprie competenze digitali né è in grado di insegnarle in modo efficace e il 70% di essi auspica una formazione potenziata nell’uso delle Tlc. In Lettonia, Lituania e Repubblica Ceca gli scolari hanno la maggiore probabilità (oltre il 90%) di disporre di un accesso ad Internet a scuola, il doppio rispetto a Grecia e Croazia (45% circa).

L’istruzione superiore deve inoltre far fronte ad una sfida digitale: dato che il numero di studenti dell’Ue è destinato a crescere in misura considerevole nel prossimo decennio, le università devono necessariamente adeguare a tale situazione i metodi d’insegnamento tradizionali, offrendo una combinazione di corsi face to face ed opportunità di formazione online quali i Mooc (Massive Open Online Courses – corsi online aperti e di massa), che consentano l’accesso all’istruzione in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento e mediante qualsiasi dispositivo. Ma molte università non sono pronte per un tale cambiamento.

Concepito quale iniziativa congiunta patrocinata da Androulla Vassiliou, commissaria per l’Istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù e da Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione, responsabile per l’Agenda digitale, il piano d’azione “Opening up Education” è incentrato su tre aree principali: creare opportunità di innovazione per le organizzazioni, i docenti e gli alunni; favorire il ricorso alle risorse educative aperte (Rea/Oer), garantendo che il materiale didattico realizzato con finanziamenti pubblici sia accessibile a tutti; migliorare le infrastrutture Tlc e la connettività nelle scuole.

“Il contesto dell’istruzione sta mutando radicalmente, dalla scuola all’università e oltre: a breve un’istruzione basata sulla tecnologia aperta sarà “necessaria” e non solo “auspicabile”, e questo vale per tutte le fasce d’età. Dobbiamo fare di più per garantire che in particolare i giovani siano dotati delle competenze digitali necessarie per il loro futuro. Non è sufficiente capire come utilizzare un’applicazione o programma; abbiamo bisogno di giovani che siano in grado di creare i propri programmi. Opening up Education mira ad aprire le menti a nuove metodologie di apprendimento per far sì che le persone abbiano maggiori possibilità di trovare un impiego, siano più creative, orientate all’innovazione e sviluppino maggiori capacità imprenditoriali”, ha detto la commissaria Vassiliou.

La vicepresidente Kroes ha aggiunto: “Il mio sogno è avere solo aule digitali entro il 2020. L’istruzione deve rimanere in contatto con la realtà, non può costituire un universo parallelo. I giovani vogliono utilizzare le tecnologie digitali in ogni aspetto della propria vita. Necessitano di competenze digitali per ottenere posti di lavoro. Tutte le nostre scuole e università, non solo alcune di esse, devono rispecchiare questa realtà”.

Le iniziative connesse al piano d’azione “Aprire i sistemi di istruzione” verranno finanziate grazie al sostegno di Erasmus+, il nuovo programma dell’Ue per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport, e Horizon 2020, il nuovo programma quadro di ricerca e innovazione, nonché con i fondi strutturali dell’Ue. Il programma Erasmus+ offrirà ad esempio finanziamenti agli erogatori di istruzione per garantire che i modelli imprenditoriali vengano adattati ai cambiamenti tecnologici e per sostenere lo sviluppo della formazione dei docenti mediante corsi online aperti. Tutti i materiali didattici aquistati con il sostegno di Erasmus+ saranno liberamente disponibili al pubblico grazie a licenze aperte.

Secondo dati della Commissione Europea, si prevede che nel corso dei prossimi dieci anni il mercato dell’e-learning aumenterà di quindici volte, rappresentando così il 30% dell’intero mercato dell’istruzione. I vantaggi di questi sviluppi dovrebbero essere messi a disposizione di tutti i cittadini europei.

Da un recente sondaggio sull’impiego delle Tci nelle scuole è emerso che solo un bambino di 9 anni su quattro frequenta un “istituto scolastico altamente digitalizzato” – vale a dire dotato di attrezzature moderne, banda larga veloce (10mbps e oltre) ed elevata “connettività” (sito web, posta elettronica per insegnanti e scolari, Lan, ambiente di apprendimento virtuale). Soltanto la metà dei giovani di 16 anni frequenta tali “istituti scolastici altamente digitalizzati” e il 20% degli studenti della scuola secondaria non ha mai o quasi mai utilizzato un PC durante le lezioni.

Gli effetti del piano d’azione “Opening up Education” verranno amplificati dalle raccomandazioni che saranno pubblicate l’estate prossima dal gruppo di alto livello sulla modernizzazione dell’istruzione superiore. Il gruppo, istituito dalla commissaria Vassiliou e presieduto dall’ex presidente dell’Irlanda, Mary McAleese, sta attualmente valutando come l’istruzione superiore possa ottimizzare l’impiego delle nuove modalità di insegnamento ed apprendimento.
Tale iniziativa si inquadra perfettamente nell’ambito della Grande coalizione per l’occupazione nel settore digitale, una piattaforma multilaterale volta a fronteggiare la carenza di competenze Tlc e a coprire i 900mila posti vacanti nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic).

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