LO STUDIO I-COM

E-commerce, fino a 534 miliardi di fatturato extra per le aziende italiane

Le Pmi potrebbero incrementare le vendite di oltre il 40%, con un aumento medio di circa 2,5 milioni di euro pro capite. Fondamentali gli accordi dell’Ice con le grandi piattaforme. Investimenti strutturali e nelle competenze le chiavi di volta

Pubblicato il 03 Dic 2020

copetina

L’adozione dell’e-commerce potrebbe generare un incremento del 42% del fatturato delle piccole e medie imprese italiane, con un aumento medio per azienda di circa 2,5 milioni di euro. E le aziende che vendono online hanno l’84% delle possibilità in più di accrescere i ricavi. È questa la stima messa nero su bianco dall’Istituto per la Competitività (I-Com) nel report “La trasformazione digitale per il Made in Italy. Sfide e scenari in tempi di crisi” (scaricare qui l’executive summary), secondo cui la partita e-commerce può valere fino a 534 miliardi di extra-fatturato in termini di ecosistema produttivo.

“In pratica, se stimiamo che i ricavi medi di un’azienda si attestino intorno ai 6 milioni, grazie al commercio elettronico si calcola che gli stessi potrebbero arrivare a oltre 8,5 milioni”, si legge nel report. Secondo lo studio, attualmente solo l’8,3% delle imprese italiane vende online. Una percentuale che varia, tuttavia, a seconda della dimensione aziendale: scende all’8,2% per le piccole e medie imprese mentre sale al 12,8 per quelle più grandi.

“Appare chiaro come l’adozione massiva dell’e-commerce sia in grado di incrementare occupazione e fatturati delle imprese e garantisca un margine importante di crescita in particolare alle Pmi – evidenzia I-Com – A questo fine, è necessario rafforzare la propensione all’export digitale attraverso incentivi alla dotazione di software, hardware e servizi digitali adeguati. In questo ambito, può essere utile favorire la costituzione di partnership pubblico-private per la digitalizzazione delle Pmi e il sostegno all’export”.

Fondamentale, a tal proposito, la partecipazione delle Pmi agli accordi sottoscritti dall’Ice con le grandi piattaforme online, come Amazon e Alibaba. “In particolare, la collaborazione tra le Pmi e i maggiori marketplace permette alle prime di poter esporre sulle vetrine globali i propri prodotti avvalendosi di architetture di business rodate e di acquisire gradualmente l’expertise necessaria per conseguire una propria autonomia sui canali digitali. Risulta necessario dotare le imprese di piccole dimensioni, ancora di più quelle che operano in settori o segmenti tradizionali, con strumenti opportuni per misurarsi con la competizione globale”.

Il rapporto accende inoltre i riflettori sull’importanza di affiancare agli investimenti strutturali con una solida e diffusa formazione digitale del personale. Alla fine del 2019 appena il 6,4% delle imprese aveva assunto figure esperte nel settore Ict nei 12 mesi precedenti mentre una media del 16% delle aziende con più di 10 dipendenti impiegava professionisti di questo tipo. “Una strategia complementare potrebbe prevedere l’alfabetizzazione del personale già assunto attraverso l’organizzazione di momenti di formazione”, suggerisce I-Com.

“Una speciale attenzione deve essere dedicata all’agevolazione delle aziende, soprattutto Pmi, che assumono personale Ict, e alla formazione dei dipendenti, versante sul quale le imprese di dimensioni minori presentano le lacune più vaste – commenta il presidente di I-Com Stefano da Empoli -. Appare chiaro come l’adozione massiva dell’e-commerce sia in grado di incrementare occupazione e fatturati delle imprese che siano in grado di dotarsi di un canale digitale di vendita, in particolare quelle piccole e medie che per la prima volta possono raggiungere un mercato potenzialmente globale a costi contenuti. In questo ambito, può essere senz’altro utile favorire la costituzione di partnership pubblico-private per la digitalizzazione delle Pmi e il sostegno all’export. E, allo stesso tempo, bisogna formare e incentivare l’assunzione di figure professionali idonee a supportare l’integrazione delle tecnologie digitali nelle varie fasi delle attività aziendali e la presenza dell’impresa sui mercati esteri, quali l’innovation manager e l’export manager”.

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