IL REPORT

E-commerce, in Italia balzo di 10 anni. Ma il gap è ancora da colmare

Secondo le rilevazioni di Netcomm sono 1,3 milioni i nuovi consumatori “nati” durante il lockdown. Il presidente Liscia: “Evoluzione inaspettata dei modelli di consumo degli italiani”. Ma sono ancora molti gli esercenti “offline”. “Acquisire competenze tecnologiche la chiave per accelerare”

Pubblicato il 06 Mag 2020

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Un salto evolutivo di 10 anni: questo, in estrema sintesi, l’impatto dell’emergenza sanitaria sul digitale italiano e in particolare sull’e-commerce. Sono i numeri, quelli presentati da Netcomm, a disegnare uno scenario imprevedibile e dai risvolti più che positivi per il nostro Paese.

Da inizio anno sono 2 milioni i nuovi consumatori online in Italia (in tutto 29 milioni), 1,3 milioni dei quali, “nati” a seguito all’impatto dell’emergenza sanitaria del Covid-19. Negli stessi mesi dello scorso anno (da gennaio e maggio 2019), infatti, si registravano 700.000 nuovi consumatori.

“Stiamo assistendo a un’evoluzione inaspettata dei modelli di consumo degli italiani. A cambiare in tempi record sono state soprattutto le modalità di spedizione e di consegna. Il Click&Collect, ovvero la possibilità di ordinare online un prodotto e di ritirarlo in negozio da parte del cliente, ha registrato una crescita del +349% e ci aspettiamo che nei prossimi mesi diventerà un’abitudine sempre più consolidata” commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “Un modello che ha preso piede in Italia in questi quasi due mesi di lockdown è il proximity commerce, che permette l’integrazione tra i grandi player del commercio elettronico e i piccoli negozianti, i quali, grazie alla logistica e alle piattaforme di delivery, possono raggiungere i clienti residenti nelle zone limitrofe. Si tratta di un servizio che ha finalmente raggiunto cittadine e piccoli centri abitati. Acquisire le competenze tecnologiche più adeguate è la chiave per accelerare o avviare per la prima volta il percorso verso l’e-commerce, un settore che mai come in questo momento ha dimostrato di essere non più solo un accessorio, ma un servizio fondamentale per le imprese e per i cittadini”.

Stando alle stime la crescita dell’e-commerce quest’anno lieviterà fino al 55% a livello mondiale. E se è vero che diversi settori, come quello del fashion&lifestyle, sono stati colpiti più duramente di altri anche online, il 77% dei merchant online ha dichiarato di aver acquisito nuovi clienti durante la fase di emergenza sanitaria. Ad esempio, secondo i risultati di un’analisi di BrandOn Group le vendite online dei top seller nel settore del Beauty&Cosmetics, a marzo e aprile sono aumentate dell’82% anno su anno.

“Lo scontrino medio unitario delle vendite online di prodotti di bellezza e cosmesi è cresciuto del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Abbiamo registrato anche una crescita del 44% delle vendite con costo unitario superiore a 150 euro e il prezzo medio dei prodotti più costosi è cresciuto del 75%, commenta Ilaria Tiezzi, ceo di BrandOn Group: “I numeri registrati in questo periodo sono certamente da attribuire alla chiusura degli store fisici delle profumerie, tuttavia, l’intero settore del retail dovrà modellarsi ai cambiamenti repentini nelle modalità e nei comportamenti di acquisto dei consumatori, che continueranno a vedere nei canali digitali la soluzione più funzionale e adeguata alle proprie esigenze”.

Tornando ai dati di Netcomm, a registrare l’incremento maggiore degli acquisti online, da fine febbraio a metà aprile, è il pet care (+154%), seguito da cibi freschi e confezionati (+130%), prodotti per la cura della casa (+126%) e della persona (+93). La tendenza a una logica omnicanale rimane però ancora molto bassa, come basso rimane il livello di gestione smart dei negozi tramite app che consentano ai consumatori di localizzare lo store più vicino, pagare, ricevere sconti e programmi fedeltà. Dall’analisi condotta da Netcomm su circa 280 insegne di diversi settori, che rappresentano circa 46.000 punti vendita, risulta infatti che solo il 79% possiede un canale e-commerce attivo e solo il 37% è abilitato al ritiro o al reso in store di prodotti acquistati online.

“In questi giorni di emergenza sono tante le domande che ci poniamo sugli effetti e sulle mutazioni che ci attendono nel mondo del commercio” aggiunge Valentina Pontiggia, Direttore dell’Osservatorio e-commerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano. “Tra le poche certezze c’è a mio avviso la vicinanza, la dipendenza che i canali online e fisico hanno dimostrato con forza in questo momento difficile. Durante il lockdown, il digitale per tanti ha rappresentato l’unica (e preziosa) occasione per mantenere viva una relazione con i propri consumatori. Per altri l’e-commerce è stato motore di crescita esponenziale delle vendite, ma le operations hanno dettato con violenza i ritmi e soprattutto hanno imposto i limiti. Quando avremo lasciato alle spalle questa crisi, l’e-commerce svolgerà un ruolo indispensabile per la ripresa del commercio e dei consumi: come individui cercheremo una nuova normalità, sicuramente più digitale. Una sfida importante per il nostro Retail”.

Determinante, in questa fase, il ruolo di Amazon: “La fiducia nell’e-commerce come canale d’acquisto è in crescita e il settore ha retto bene all’emergenza, con le filiere di approvvigionamento che hanno potuto mantenere l’operatività – Mariangela Marseglia, VP, Country Manager di Amazon.it e Amazon.es – Questo è diventato anche un canale di vendita per tutte quelle aziende che avevano già adottato una strategia multicanale e che hanno potuto così proseguire la propria attività raggiungendo i propri clienti. Credo quindi che questo sia il momento per le PMI italiane di cogliere l’opportunità per digitalizzarsi visto che solo un terzo di loro si sono affacciate al digitale e solo una su sette (di quelle con più di 10 dipendenti) ha un fatturato significativo online. Questa crisi, inoltre, ha cambiato fortemente i consumi e i canali di vendita e sta sollecitando i venditori italiani a recuperare il gap digitale con i concorrenti stranieri per sfruttare al meglio le opportunità di fare business sia in Italia che all’estero”.

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