E-COMMERCE

Lotta alla contraffazione, Amazon: “Servono più fondi e bisogna spingere le partnership”

I risultati del primo anno di vita della Counterfeit Crimes Unit: 250 segnalazioni e 64 denunce. La sfida è complessa e secondo l’azienda è necessaria maggiore cooperazione pubblico-privato per contrastare con maggiore efficacia il fenomeno

Pubblicato il 18 Ott 2021

amazon

Tre suggerimenti per rendere più efficace la lotta alla contraffrazione nel retail, che si tratti di piattaforme di e-commerce o di altri canali di vendita. Ad avanzarli è Amazon, che chiede una maggiore dondivisione delle informazioni per bloccare i prodotti contraffatti alle frontiere e sull’identificazione dei criminali coinvolti, e per aumentare le risorse a disposizione delle forze dell’ordine impegnate sul campo. “E’ sempre più evidente che dobbiamo cambiare profondamente le modalità di collaborazione fra settore pubblico e privato per fermare i contraffattori – spiega l’azienda in un blog post – Dobbiamo proteggere meglio le nostre frontiere dai prodotti contraffatti, far chiudere i contraffattori accertati nel settore della vendita al dettaglio e dotare le forze dell’ordine di più risorse affinché inseguano e perseguano gli individui che praticano il traffico di prodotti falsi”.

L’appello arriva a un anno dal lancio della Counterfeit Crimes Unit del colosso dell’e-commerce, un team globale dedicato alla lotta alla contraffazione  composto da ex pubblici ministeri, ex agenti dell’Fbi, investigatori con esperienza e data analyst che supporta l’attività delle forze dell’ordine. Negli ultimi 12 mesi la task force ha portato alla segnalazione di più di 250 contraffattori, con conseguenti indagini penali partite nell’Unione Europea, nel Regno Unito, negli Usa e in Cina, e a 64 cause civili intentate direttamente. Il gruppo è stato impegnato a bloccare e disarticolare le reti di distribuzione dei prodotti non originali con azioni legali civili e attività di contrasto congiunte che hanno portato a sequestri in tutto il mondo, anche contro fornitori, operatori logistici, influencer dei social media, operatori che rilasciano fatture false, ladri di identità e creatori di siti web falsi. Un’attività che ha potuto contare sulla collaborazione di brand del calibro di Valentino, Salvatore Ferragamo e GoPro. Tracciando il bilancio di questo anno di attività per proteggere i marchi, i consumatori e il proprio store dai prodotti contraffatti Amazon sottolinea di aver investito nel solo 2020 più di 600 milioni di euro su scala globale, dedicando oltre 10mila dipendenti esclusivamente alle attività di contrasto a questi fenomeni.

Proprio per rendere più proficua questa collaborazione e fare in modo che ottenga risultati sempre più importanti nel tempo Amazon ha messo nero su bianco un vademecum con tre “best practice” che gli operatori del retail e i brand possono utilizzare per dichiarare guerra alla contraffazione.

Sulla condivisione delle informazioni per bloccare i prodotti contraffatti alle frontiere la società sottolinea che adottando questa tecnica la Ccu di Amazon ha contribuito al blocco di una partita di prodotti contraffatti dal valore di svariati milioni di dollari prima che passasse attraverso un fornitore logistico statunitense. “Le informazioni fornite da Amazon, unitamente alle indagini svolte da Cbp e Hsi – si legge nel post – hanno permesso alle forze dell’ordine di sequestrare otto carichi di camion a 18 ruote, composti da radiatori falsi di automobili con i marchi di diverse case automobilistiche, impedendo che i prodotti contraffatti raggiungessero i clienti di Amazon e che i radiatori entrassero nella filiera e fossero venduti tramite altri rivenditori o negozi.

Quanto alla condivisione di informazioni sui contraffattori bloccati per aiutare il settore a fermarne un maggior numero in tempi più veloci, Amazon sottolinea come siano già in pista alcuni progetti pilota che dimostrano come queta metodologia sia utile per accrescere la visibilità e consentire agli store di informarsi reciprocamente e prendere iniziative trasversali all’intero settore. “Il settore privato – sottolinea Amazon – deve fare da apripista nello sviluppo di una soluzione scalabile per lo scambio di informazioni in tempo reale sui contraffattori verificati, e noi incoraggiamo altre aziende affinché si adoperino insieme a noi per ampliare queste partnership in futuro”.

Sulle risorse da aumentare per le forze dell’ordine l’azienda sottolinea come “Purtroppo, a livello globale le azioni penali nei confronti dei contraffattori spesso non sono state considerate sufficientemente prioritarie da ricevere l’attenzione e la quantità di risorse necessarie per fermarli”. Amazon chiede che i principi stabiliti dall’unione Europea con la piattaforma multidisciplinare contro le minacce criminali (Empact), che reinserisce la contraffazione fra le priorità del piano di lotta contro la criminalità organizzata nei prossimi quattro anni, venga tradotta dai governi nazionali in iniziative locali, supportando le forze dell’ordine. “Siamo pronti a lavorare insieme ai governi nazionali e ai partner del settore per garantire che le risorse vengano allocate e che venga attribuito un grado di priorità ancora più elevato al perseguimento dei contraffattori”, sottolinea il post.

Ma come hanno lavorato finora i tecnici della Ccu? “Facendo affidamento su una combinazione di capacità avanzate di machine learning ed esperti investigatori – spiega l’azienda – abbiamo creato solidi meccanismi di controllo proattivo per proteggere il nostro store dai malintenzionati e dai prodotti illegali”, servendosi anche di strumenti specifici per la protezione dei marchi come “Brand Registry”, Project Zero e Transparency. Un’attività che ha portato dei primi risultati incoraggianti dal momento che secondo i dati forniti da Amazon soltanto lo 0,01% dei prodotti venduti sulla piattaforma di e-commerce ha generato lamentele da parte dell’acquirente sull’autenticità dei prodotti.

Il fenomeno della contraffazione, secondo i dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico colpisce il mercato retail provocando danni particolarmente gravi: i prodotti contraffatti e piratati infatti, stando ai numeri forniti dall’Ocse, rappresentano il 2,5 per cento del commercio mondiale, per un valore pari a circa 400 milioni di euro l’anno.

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