LO STUDIO

Ecosistemi digitali, skill & tech: l’Italia arranca, non è fra le economie “business-centriche”

Secondo la classifica elaborata da Oberlo la burocrazia resta l’ostacolo numero uno sul cammino tricolore. Milano la città più virtuosa, Firenze maglia nera per dotazioni innovative

Pubblicato il 10 Giu 2021

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Londra prima in classifica. Seguita da New York e San Francisco. Sono queste le metropoli sul podio della classifica redatta da Oberlo delle città mondiali più “facili” per avviare e far crescere un’attività imprenditoriale. La classifica, spiega l’azienda, fa perno su fattori chiave come, fra gli altri, libertà economica, il capitale umano, ecosistemi tecnologici e digitali, iniziative finanziarie, agevolazioni governative in atto durante l’emergenza Covid.

I “campioni” mondiali del business

Occorre appena mezza giornata per fondare una società ad Auckland, che, secondo lo studio, è la città con il tempo di costituzione più breve. In fondo a questa classifica c’è Varsavia, con 37 giorni.

Le città italiane hanno fornito il maggior sostegno finanziario alle imprese durante la crisi dovuta al Covid-19.

Hong Kong presenta l’ecosistema più fertile per le imprese nel settore della logistica, mentre Pechino ottiene il miglior punteggio per quanto riguarda il capitale tecnologico umano.

Italia in chiaroscuro

Punteggio in chiaroscuro per l’Italia. Il nostro Paese spicca per numero di aiuti erogati alle imprese in tempi di pandemia, piazzandosi al primo posto, prima di Germania e Giappone. Ma non brilla altrettanto sulle altre voci.

In particolare Milano si colloca nella seconda parte della classifica per ecosistema tecnologico in grado di favorire le imprese, con un punteggio di 64 contro i 100 punti assegnati a Londra. Ancora più in basso Roma con 60 punti mentre Firenze crolla addirittura a fondo classifica con 47 punti, poco prima di Nizza e Marsiglia.

Burocrazia alta in Italia: per aprire un’attività a Milano (ma anche a Roma e a Firenze) servono 11 giorni contro la mezza giornata di Auckland in Nuova Zelanda,  e i 4 giorni richiesti a Parigi.

Anche sul fronte dell’imprenditoria femminile il nostro Paese non brilla: 64 il punteggio assegnbato a Milano, RFoma e Firenze contro i 90 punti assegnati a Parigi e i 100 a New York.

Metà classsifica anche sul versante del “capitale tecnologico umano” dove le 3 città campione italiane incassano circa 63 punti contro i 100 di Pechino, i 90 di Londra e i 73 di Parigi.

L’indice, fa sapere Oberon in una nota, offre una panoramica delle migliori città che offrono agli imprenditori tutto quello che serve per mettere in piedi un’attività e farla funzionare, tra cui bootstrap, finanziamenti e dettagli logistici in grado di favorire il business.

I criteri utilizzati per la classifica

Dopo aver esaminato oltre 200 metropoli a livello globale, Oberlo ha selezionato le migliori 75 sulla base di fattori relativi a innovazione, forza economica e spirito imprenditoriale. La classifica si basa su un indice che unisce diversi punti dati e fonti di terze parti per ciascuna delle città analizzate.

“La pandemia ha colpito duramente molte imprese, aumentando i tassi di disoccupazione e causando chiusure con conseguenze devastanti per tantissime persone – dice Giulia Castagna, Marketing Manager di Oberlo -. Nonostante questo quadro negativo, si è verificata anche una forte crescita del numero di nuove imprese avviate. Un recente studio del Peterson Institute for International Economics ha messo in evidenza che l’anno scorso sono state fondate 4,4 milioni di imprese solo negli Stati Uniti, con un aumento del 24% rispetto al 2019″.

Covid, elemento destabilizzante

“Il fenomeno – spiega ancora Castagna – è stato attribuito alla destabilizzazione dei modelli di business tradizionali e anche ai sostegni finanziari messi a disposizione per le persone in difficoltà. Questo insieme unico di circostanze si è rivelato un terreno fertile per chi possedeva idee innovative ma non aveva il tempo o i fondi per metterle in atto. Non è una coincidenza che le migliori città del nostro studio siano tutte località in cui i nuovi imprenditori hanno potuto rischiare nonostante la pandemia”.

“L’imprenditorialità, per definizione, è un connubio di audacia, risorse e flessibilità – dice ancora Castagna -. Anche prima dello spostamento verso il lavoro in remoto, indotto dalla pandemia, gli imprenditori erano i nomadi digitali del nostro mondo, che cercavano e si assumevano rischi per avviare attività nei luoghi in cui vedevano opportunità”.

Non sorprende ritrovare Londra al primo posto, fa notare la manager, già nota per la creazione di start-up di successo a livello globale, soprattutto nel settore tech/digital: “La capitale inglese vanta una miriade di venture capitalist, incubatori, acceleratori, opportunità di networking ed eventi imprenditoriali sia online che dal vivo”, spiega Castagna. “Nonostante le limitazioni imposte dalla Brexit e dalla pandemia, Londra rimane la prima città della sua regione geografica per gli imprenditori che vogliono fondare un’impresa di fama mondiale. Sarà interessante condurre nuovamente lo studio tra qualche anno per vedere se l’instabilità finanziaria di questo periodo avrà un impatto sulla resilienza del suo ecosistema imprenditoriale.”

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