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Editoria digitale, Aie: “Consentire l’accesso agli strumenti Industria 4.0”

Il presidente Ricardo Franco Levi: “Innovare è priorità del nostro settore. Ma serve finanziare lo sviluppo di software con sostegni adeguati”

Pubblicato il 14 Set 2022

Ricardo Franco Levi

presidente Aie

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Il libro conserva un’immagine di antico e si fa fatica a comprendere quanto l’industria che lo produce sia invece innovativa. Lo è nei processi produttivi, nella molteplicità di prodotti e servizi digitali offerti, nelle modalità di distribuzione dei prodotti fisici. Stupisce che non si ricordi che il commercio elettronico è nato per i libri, perché a metà degli anni Novanta era l’unica industria che disponeva di un’infrastruttura di dati che lo consentiva. O che da decenni è prevalentemente digitale l’editoria scientifica e professionale, che tutti i libri di testo italiani hanno una versione digitale e servizi per l’apprendimento collegati, che la gran parte delle novità di varia sono disponibili anche in ebook e così via dicendo.

Una politica dell’innovazione oggi deve puntare sul sostegno agli investimenti e allo sviluppo di quadri normativi in grado di supportare un ulteriore salto tecnologico per stare al passo di quell’economia dei dati che sta prendendo il posto dell’economia digitale.

Diritto d’autore

Si pensi alla gestione del diritto d’autore sul web. Favorire l’innovazione significa creare meccanismi che consentano all’utente di ottenere un permesso per riutilizzare un testo o un’immagine in modo semplice e intuitivo e al titolare dei diritti di raccogliere in maniera efficiente i relativi compensi. Per farlo si tratta di innovare sulle modalità di gestione dei dati sui diritti.

Vi sono oggi strumenti molto efficienti, come il Content-Id di Google, controllati dalle grandi piattaforme. Il nuovo quadro normativo nato con la Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, recepita in Italia lo scorso novembre, ha obiettivi ambiziosi, che però richiedono lo sviluppo di strumenti che svolgano la stessa funzione ma siano standard che ciascun titolare dei diritti possa facilmente controllare. A livello internazionale si parla di Copyright Data Infrastructure, un campo su cui l’Europa è leader globale e nel cui sviluppo l’Italia potrà giocare un ruolo.

Gestione dei dati intelligenza artificiale

Un’altra sfida cruciale riguarda la gestione digitale dei dati di vendita e di lettura, sempre più fondamentali per definire gli equilibri di mercato tra industrie creative e colossi del web. Sono dati che partono dai tradizionali metadati bibliografici, per arrivare alla profilazione degli utenti e che possono comprendere gli stessi testi – utilizzati come “dati” in algoritmi machine learning. L’intelligenza artificiale ha acquisito negli ultimi anni un ruolo sempre più importante, utilizzata nella selezione dei manoscritti, nella produzione di contenuti o nuovi servizi, nel supporto alle traduzioni, nell’analisi dell’evoluzione dei gusti del lettore e dei suoi comportamenti. Il controllo di questi dati determina gli equilibri di mercato a favore delle piattaforme di distribuzione, specie quando orizzontalmente integrate, così da poter profilare gli utenti sulla base di molte e diverse scelte di acquisto o di consumo culturale (libri, audiolibri, film, musica…).

Anche in questo caso le norme europee – e in particolare il cosiddetto DMA – Digital market act – forniscono strumenti importanti giacché impongono alle piattaforme di condividere i dati raccolti nella gestione delle attività di propri partner commerciali. Anche in questo caso, per cogliere le opportunità offerte dalle norme occorre lavorare nello sviluppo di nuovi metodi e tecnologie.

Nuovi prodotti e servizi

Guardando all’innovazione di prodotto, i fabbisogni di innovazione non riguardano la mera “digitalizzazione”, quanto lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi specifici per ciascun ambito. L’editoria educativa, ad esempio, ha risposto alle esigenze della didattica a distanza attraverso investimenti importanti per lo sviluppo di nuovi contenuti, arricchiti di componenti non testuali e interattivi, e di piattaforme di e-learning e altri servizi, compresa la formazione dei docenti.

Lo stesso si può dire per l’editoria professionale, che si caratterizza sempre più in termini di offerta di conoscenza, approfondimento e formazione per i professionisti di riferimento. Il digitale è presente da decenni; oggi la frontiera è piuttosto costituita dalle applicazioni che consentono utilizzi innovativi delle banche dati più diverse.

Accessibilità dei libri per le persone con disabilità

L’Italia è un punto di riferimento internazionale in tema di accessibilità dei libri per le persone con disabilità, in particolare di tipo visivo. Il lavoro della Fondazione LIA, in questo ambito, è stato premiato nel 2020 come l’esperienza più avanzata al mondo dall’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale. Il sostegno a nuovi investimenti in questo ambito diventa una priorità anche per conservare questa leadership tecnologica.

Secondo la Direttiva nota come European Accessibility Act (Direttiva EU 2019/882), a partire dal 2025 gli ebook dovranno essere tutti accessibili al momento della prima pubblicazione, pur con alcune eccezioni per le micro-imprese e nei casi in cui i costi siano sproporzionati. Ciò significa che, ancora una volta, per cogliere a pieno gli obiettivi di una norma ambiziosa ma possibile, serve una politica di sostegno per lo sviluppo di tecnologie che riducano i costi per la produzione di testi nativamente digitali, e li rendano accessibili anche alle imprese più piccole.

L’urgenza di nuovi strumenti per l’editoria 4.0

La caratteristica che unisce questi ambiti è che necessitano tutti di investimenti immateriali: occorre fare sviluppi in ambito software. Ciò ha reso impossibile l’accesso da parte degli editori, nella stragrande maggioranza dei casi, al principale strumento per l’innovazione: Industria 4.0, che finanzia gli investimenti immateriali solo in relazione a quelli fisici.

Lo sviluppo di una “editoria 4.0” richiede strumenti innovativi, che mettano al centro l’immaterialità della produzione editoriale.

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