IL CASO

Effetto trade war: Pechino mette “sotto controllo” Alibaba & co

L’amministrazione di Hangzhou, polo tecnologico nell’est della Cina, invierà 100 funzionari del governo a 100 imprese private per rafforzare i legami col Partito comunista e sostenere l’industria cinese. Il colosso dell’e-commerce: “Nessuna interferenza con le nostre operazioni”

Pubblicato il 23 Set 2019

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Il governo della Cina rafforza i controlli sulle grandi aziende private, da Alibaba (il colosso del commercio elettronico) a Geely, la numero uno dell’auto made in China. L’amministrazione della città di Hangzhou, hub dell’hitech cinese nella provincia orientale di Zhejiang, assegnerà 100 funzionari pubblici per lavorare in altrettante imprese private. Lo riportano i media statali.

L’escalation

La peculiare natura del capitalismo cinese e i legami tra industria privata e governo non sono una novità. Pechino esige anche la creazione di comitati che rappresentano il Partito comunista all’interno delle aziende. Per molti anni, tuttavia, tali comitati erano considerati simbolici, ma negli scorsi due anni, come già avevano fatto notare i top manager di aziende europee e americane che operano nel paese asiatico, Pechino aveva stretto la sua presa, sia per quel che riguarda le società estere attive in Cina sia per le imprese nazionali.

La mossa odierna è un ulteriore passo su questa strategia: il governo cinese e i rappresentati del partito unico vogliono una maggiore integrazione con l’industria privata. L’urgenza è dettata dalla trade war: i dazi di Donald Trump complicano la crescita economica cinese e la lotta per il predominio commerciale e tecnologico spinge Pechino a potenziare il controllo sull’attività delle imprese nazionali, probabilmente col desiderio di influenzarne più da vicino le strategie e indirizzarne le scelte.

Il rafforzamento del ruolo del Partito comunista rientra nella politica voluta dal presidente cinese Xi Jinping.

Un ponte col settore privato

Secondo il governo locale di Zhejiang, la nomina dei 100 funzionari che andranno a lavorare presso altrettante aziende private serve a rafforzare l’industria manifatturiera e hitech della regione. Le fonti governative non indicato i nomi delle 100 aziende interessate, ma per i media cinesi Geely e Alibaba (che a Hangzhou ha la sede centrale) sono incluse. Il colosso dell’e-commerce si è affrettato a far sapere che la mossa non interferirà con le sue operazioni: “Comprendiamo questa iniziativa, il cui obiettivo è favorire un miglior ambiente di business a sostegno delle imprese di Hangzhou”, si legge in una nota ufficiale. Il rappresentante del governo che entrerà in Alibaba “funzionerà da ponte verso il settore privato e non interferirà con le nostre attività”.

Effetto trade war

La trade war ha stimolato fin dall’inizio una serie di reazioni da parte della Cina per proteggere la sua economia dall’impatto dei dazi americani, soprattutto quelli che colpiscono il settore tecnologico. L’anno scorso Pechino ha deciso di potenziare il gruppo di lavoro, posto sotto il diretto controllo del governo centrale, preposto allo sviluppo delle strategie che intendono fare della Repubblica popolare il leader mondiale dell’hitech, il “National Technology leadership group”.

Il gruppo deve puntellare la strategia Made in China 2025 del presidente Xi Jinping, un programma che fa da traino alla crescita del settore hitech del paese puntando su settori innovativi come robotica e intelligenza artificiale, aerospazio, materiali avanzati, energia pulita e automotive, e che attrae investimenti dall’estero.

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