Ei Towers-Rai Way, il Governo stoppa l’Opa: “Il 51% non si tocca”

L’offerta lanciata da Mediaset scalda il mercato ma accende lo scontro politico. In ballo la governance, il Pd: il controllo in mano pubblica. Cgil: “Pretendiamo chiarezza”. Consob in campo, l’Antitrust: “Vaglieremo”

Pubblicato il 25 Feb 2015

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Ei Towers, la controllata di Mediaset che controlla le reti di trasmissione del Biscione, ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio su Rai Way. Ma l’operazione si prospetta piena di ostacoli, uno dei quali al momento pare insormontabile: il decreto della presidenza del consiglio dei ministri che dopo l’estate aveva dato l’ok per lo sbarco in borsa della società, ma vincolando viale Mazzini a cedere soltanto una quota di minoranza, obbligandola a mantenere almeno il 51% della società.

A ricordarlo è arrivata in serata una nota del Governo: “L’offerta pubblica per Rai Way conferma l’apprezzamento da parte del mercato della scelta compiuta a suo tempo dal Governo di valorizzare la società delle torri Rai facendola uscire dall’immobilismo nel quale era confinata. La quotazione in Borsa si è rivelata un successo – si legge nel comunicato – Il Governo però ricorda che, anche considerata l’importanza strategica delle infrastrutture di rete, un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri del 2 settembre 2014 ha stabilito di mantenere in capo a Rai una quota nel capitale non inferiore al 51 per cento”.

Blindato così il 51% nelle mani della Tv di Stato, rimane a questo punto da capire se Ei Towers vorrà comunque procedere accontentandosi di acquisire una quota di minoranza del capitale azionario Di Rai Way. La Rai, dal canto proprio, avrebbe margini per cedere un altro 14% della società delle torri, per arrivare al 51% rispetto all’attale 65% che detiene.

Sulla vicenda intanto si sono scatenate le reazioni politiche, in una “guerra” che si preannuncia lunga e che ha già visto schierarsi, tra i contrari, oltre a diversi parlamentari anche i rappresentanti sindacale. In molti hanno chiamato in causa l’antitrust, che in una nota ha confermato “di aver ricevuto da parte della società Ei Towers SpA, ai sensi dell’articolo 16 della legge 287/90, la notifica preventiva dell’operazione di concentrazione consistente nell’acquisizione del controllo esclusivo di Ray Way Spa. L’operazione sarà valutata entro i termini previsti dalla stessa norma – spiegano dall’authority – al fine di verificare se questa comporti ‘la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante sul mercato nazionale, in modo da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza’ (art. 6 della legge 287/90)”.
L’offerta, che prevede una componente in denaro e una in azioni, valorizza la società delle torri di trasmissione della Rai 1,22 miliardi di euro, pari a circa 4,5 euro per azione. L’offerta di acquisto e scambio presentata dalla controllata Mediaset, in ogni caso, riconosce ai soci di Ei Towers una componente in contanti di 3,13 euro e 0,03 azioni ordinarie Ei Towers di nuova emissione. La parte cash corrisponde al 69% della valorizzazione di ogni titolo della società delle torri della Rai: 851 milioni di euro che secondo le indiscrezioni saranno finanziate dalla banca d’affari americana Jp Morgan. La componente azionaria il restante 31%, spiega una nota emessa dopo il board di Ei Towers cha ha approvato all’unanimità l’operazione.

Il pagamento della componente in contanti è integralmente garantito da un primario istituto di credito internazionale che concederà a Ei Towers il finanziamento per il pagamento. A sostegno dell’offerta di scambio Ei Towers ha convocato un’assemblea il 27 marzo per un aumento di capitale. L’opa partirà dopo quella data ed avrà una durata tra i 15 e i 40 giorni e dovrebbe concludersi comunque entro l’estate.

Nello spiegare le ragioni dell’operazione Ei Towers parla della “creazione di un operatore unico delle torri broadcasting” per “porre rimedio all’attuale situazione di inefficiente moltiplicazione infrastrutturale dovuta alla presenza di due grandi operatori sul territorio nazionale”. La società delle torri del gruppo Mediaset assicura in ogni caso che “continuerà” a garantire l’accesso alle infrastrutture a tutti gli operatori televisivi” e “aprirà sempre più la propria infrastruttura, in prospettiva agli operatori di Tlc”.

Dati gli obiettivi di una piena integrazione industriale di Ei Towers con Rai Way, l’offerta – chiarisce la nota – ha l’obiettivo di revocare le azioni di quest’ultima dal listino di Piazza Affari (dove Rai Way e’ stata da poco quotata), o l’acquisto di una partecipazione che rappresenti almeno 66,67% del capitale sociale.

Il mondo della politica si è immediatamente diviso tra i favorevoli e i contrari all’operazione. Secondo Michele Anzaldi, deputato del Pd e segretario della Vigilanza Rai, “l’offerta di Mediaset appare poco comprensibile, il Governo è stato chiaro su Rai Way: la quotazione in borsa è stata vincolata alla cessione di una quota non superiore al 49% – prosegue Anzaldi – il controllo delle torri del servizio pubblico resta saldamente in mano pubblica. Il decreto per la privatizzazione di Rai Way – spiega Anzaldi – vincola la Rai a mantenere una quota di partecipazione sociale nel capitale sociale di Rai Way non inferiore al 51%”.

Caustico su Twitter l’ex segretario Pd Peir Luigi Bersani: “Prima MondadoriRcs, poi MediasetRai Way: ora aspetto che il Milan compri l’Inter“, afferma. Dal canto suo il senatore Pd Federico Fornaro, anche lui membro della Vigilanza Rai, offre una lettura semplice della vicenda: “Come dice il noto proverbio – afferma – ‘domandare è lecito, rispondere è cortesia’. Non c’è neppure bisogno di tirare in ballo l’Antitrust. E’ sufficiente che la Rai risponda all’opa di Mediaset ‘no grazie, non abbiamo nessuna intenzione di cedere le nostre quote in Rai Way, nel rispetto delle indicazioni ricevute dal Governo quando è stata decisa la privatizzazione e l’andata in Borsa”.

“Tutto questo può avvenire esclusivamente perché in modo irresponsabile o magari premeditato il Governo ha costretto la Rai a fare cassa in tempi rapidi dopo aver tagliato 150 milioni di euro a copertura del decreto Irpef e contestualmente indicando la quotazione in Borsa di Rai Way – afferma Roberto Fico (M5S), presidente della Vigilanza Rai, in un post pubblicato su Facebook – La strada che si è intrapresa, ai miei occhi, era evidente fin dall’inizio ed è per questo che ho denunciato ovunque questa situazione e le sue drammatiche conseguenze. Oggi tutti i giornali titolano di questa mossa a sorpresa di Mediaset, ma qui si sorprende solo chi non guarda, chi si gira dall’altro lato o chi è complice”.

Più possibilista Giovanni Toti, consigliere politico di Forza Italia: “Vedo con favore – afferma – qualsiasi iniziativa di aggregazione nei settori delle tlc, della tv e dell’editoria; la concorrenza è a livello globale, dobbiamo confrontarci con colossi anglo-americani e asiatici e le imprese italiane soffrono di nanismo capitalistico”.

Molto critici anche i sindacati: “Se l’operazione andasse in porto attraverso l’acquisizione di Mediaset anche del ‘solo’ 49% di RaiWay – afferma Massimo Cestaro, segretario generale Slc Cgil – saremmo di fronte all’ennesimo conflitto di interessi per cui il principale concorrente privato deterrebbe quote rilevantissime della principale infrastruttura del servizio pubblico radio televisivo. Condizione, questa, che avevamo previsto come possibile e denunciata sia durante l’incontro col Mise sia nell’incontro con la Presidente Rai e il Direttore Generale, ma in entrambi gli incontri questa eventualità era stata esclusa”. “Ora pretendiamo chiarezza – conclude Cestaro – Abbiamo il timore che questa incredibile vicenda originata da apprendisti in cerca di successo mediatico, sia solo il preambolo di quello che può succedere alla più grande istituzione culturale del Paese”.

Intanto l’Usigrai, il sindacato che riunisce i giornalisti dell’azienda, definisce “allarmante” la notizia dell’Opa: “Se andasse in porto – si legge in una nota – determinerebbe una concentrazione tale da mettere a rischio anche la libertà di informazione. Questa vicenda conferma che esiste una grande urgenza: regolare definitivamente i conflitti di interesse. Fermo restando che una operazione del genere deve passare al vaglio di istituzioni e autorita’ di garanzia, è evidente che tali annunci sono possibili finché non si interviene su questa materia, e sulle fonti di nomina della Rai. Chiediamo chiarezza al Governo – concludono dall’Usigrai – con il quale abbiamo avviato contatti. E chiediamo all’Antitrust di aprire con urgenza un fascicolo. Le torri della Rai Servizio Pubblico devono restare in mano pubblica. E’ un principio che l’Usigrai ha affermato dall’inizio di questa vicenda esprimendo sempre allarme e contrarietà e decidendo persino di acquistare alcune azioni di Rai Way, ed è quello che andremo ad affermare con forza nell’assemblea dei soci”.

Sulla questione interviene anche Stampa Romana, secondo cui l’Opa annunciata da Ei Towers su Rai Way “fa il paio con l’interesse di Mondadori a rilevare Rcs Libri e pone la questione delle concentrazioni industriali nel settore dell’editoria. E’ una questione in cui fanno capolino conflitto d’interesse e tetti antitrust – affermano in una nota dall’associazione dei cronisti della Capitale – E’ paradossale che nel momento di massima liberalizzazione del mercato del lavoro gli interessi industriali del settore scivolino in pochissime mani. La segreteria di Stampa Romana chiede alle istituzioni, a iniziare dalle Autorità di garanzia – conclude il comunicato – un chiaro intervento su questi temi, ricordando che libertà di informare non è sinonimo di concentrazione”.

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