SHARING ECONOMY

L’Europa agli Stati: via i paletti a Uber e Airbnb

La Commissione Ue chiede una revisione delle norme per sanare i conflitti con le aziende della sharing economy. Presto linee guida per i modelli di business collaborativi: obiettivo rilanciare crescita di Pil e occupazione

Pubblicato il 15 Gen 2016

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Buone notizie per Uber ed Airbnb dall’Europa: il nostro mercato potrebbe presto diventare meno ostile ai servizi dell’economia condivisa. La Commissione europea sta infatti tentando di dare slancio alla crescita nell’Ue anche mettendo fine ai conflitti tra i regolatori nazionali e le aziende della sharing economy.

La Commissione, riporta Bloomberg, sta pianificando una serie di incontri con gli Stati membro per capire se le regole nazionali possono essere d’ostacolo oggi all’espansione delle aziende come Uber e dovrebbe anche emanare delle linee guida su come la legge Ue si applica ai modelli di business collaborativi.

Secondo l’esecutivo europeo, società come Uber e Airbnb potrebbero dare grandi impulso all’economia dell’Ue, il cui Pil resta indietro a quello degli Stati Uniti dal 2012, in un momento in cui i budget nazionali sono sotto pressione perché i paesi devono fare investimenti straordinari come quelli contro il terrorismo o per la gestione delle migrazioni.

I singoli paesi Ue hanno al momento approcci diversi verso le nuove tecnologie, ha spiegato il vice-presidente della Commissione Jyrki Katainen. “Abbiamo bisogno di un dialogo con i paesi membro per far capire che esiste una contraddizione che potrebbe produrre un impatto negativo sulla crescita economica del loro paese. Se esiste questa contraddizione con la legge Ue”, ha continuato Katainen, “useremo gli strumenti a nostra disposizione per assicurarci che si adeguino alla normativa europea”. Le proposte che la Commissione farà sull’economia collaborativa sono parte della più ampia e articolata strategia per il mercato unico europeo.

Uber ha già fatto causa contro il bando da cui è stata colpita in Francia, Germania e Spagna proprio sostentendo che le regole nazionali del settore dei trasporti violano la normativa Ue. Altri paesi stanno cercando di trovare una soluzione: a dicembre un tribunale belga ha chiesto alla Corte di Giustizia Ue di esprimere un parere su come regolare Uber, ovvero se è ammissibile considerarlo alla stregua di qualunque fornitore di un servizio taxi.

“L’Unione europea deve assumere il ruolo di leader, non restare indietro alle altre regioni”, ha affermato Mark MacGann, head of public policy for Europe, the Middle East and Africa di Uber. “I tanti giovani disoccupati in paesi come la Spagna non perdoneranno l’Unione europea se considera la nuova economia collaborativa come un problema anziché un’opportunità”.

Airbnb da parte sua ha detto che la sua attività beneficerebbe molto di una revisione sistematica dei modelli di business non tradizionali. Secondo Airbnb, però, l’Ue non deve considerare tutti uguali i vari tipi di attività commerciale abilitata dalle nuove tecnologie: “La Commissione non deve pensare che un approccio solo per tutte queste diverse attività, e un solo quadro regolatorio, possano essere appropriati o addirittura possibili”. Per Airbnb un motore di ricerca, un sito che vende musica online, un sito di e-commerce peer-to-peer o un servizio di Internet Tv sono attività completamente diverse.

Katainen ammette che i singoli paesi Ue devono guardare alle regole in vigore e capire se rispondono alle esigenze della moderna economia o alla necessità di creare occupazione: se così non è, queste regole andrebbero riviste. “E’ il modo più conveniente di stimolare l’economia quando si crea un nuovo mercato”, ha affermato il vice-presidente della Commissione.

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