IL PACCHETTO

Europa unita sull’e-privacy: stretta su diritto all’oblio e uso improprio dei dati

I 28 stati membri approvano un pacchetto di regole condivise. Pesanti multe per chi non adegua. La commissaria alla Giustizia Věra Jourová: “Più certezza per imprese e i consumatori”

Pubblicato il 15 Giu 2015

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L’Unione europea spinge sulla privacy online dei cittadini. Oggi tutti e 28 gli stati membri firmano un documento contenente regole condivise nonostante i dubbi di alcune web company che temono una stretta sull’e-commerce. Il nuovo regolamento sarà – come spiega la commissaria Ue per la Giustizia, Věra Jourová – la chiave di volta per aprire il mercato unico digitale grazie alla creazione di un quadro paneuropeo per la gestione dei dati e alla “minaccia” di pesanti multe per chi non si adegua.

Per la commissaria Jourová l’eccessiva frammentazione delle regole per la gestione di dati personali è stata, fino ad oggi, una barriera per lo sviluppo delle attività transfrontaliere. Nel sono un esempio i reclami arrivati da cittadini per l’invadenza di Google Street View che hanno generato risposte assai diverse da parte dei regolatori nazionali tra il 2009 e il 2011.

“Questa è una rivoluzione positiva – commenta la commissaria – Finalmente un pacchetto unico di regole sostituisce quelle dei 28 paesi”. Una volta che gli Stati membri firmano il pacchetto, il testo definitivo sarà integrato da Parlamento europeo e Commissione europea. Secondo Jourová il procedimento dovrà essere completato entro fine anno.

“Un quadro comunitario offrirebbe maggiore certezza agli investitori mentre le linee guida sulla privacy più severe contribuiranno a ripristinare la fiducia dei consumatori nelle transazioni online”, spiega la commissaria.

Il regolamento, che ha il pieno sostegno dei ministri della Giustizia egli stati membri, varerà un corpus unico di norme sulla protezione dei dati, valido in tutta l’Ue. Dovendo conformarsi a una sola normativa anziché a 28, le imprese risparmieranno circa 2,3 miliardi di euro l’anno. Inoltre, le nuove norme andranno in particolare a beneficio delle piccole e medie imprese (Pmi), per le quali ridurranno gli oneri burocratici. Saranno aboliti gli oneri amministrativi inutili, come le prescrizioni in materia di comunicazione a carico delle imprese, misura che permetterà, da sola, un risparmio di 130 milioni di euro l’anno.

Sarà potenziato il diritto all’oblio. Quando il cittadino non vuole più che i dati che lo riguardano siano trattati e non sussistono motivi legittimi per conservarli, il responsabile del trattamento deve cancellarli, oppure dimostrare che sono ancora necessari o pertinenti. Il cittadino sarà anche informato meglio in caso di intrusione nei dati che lo riguardano. Il diritto alla portabilità dei dati agevolerà il trasferimento dei dati personali da un prestatore di servizi all’altro;

Le stesse norme si applicheranno a tutti, anche alle imprese extraeuropee che offrono servizi nell’Ue; verranno inoltre dati più poteri alle autorità nazionali indipendenti di protezione dei dati. Queste autorità saranno potenziate per permettere loro di assicurare l’effettiva attuazione delle regole e potranno comminare alle imprese che violano le norme dell’Unione in materia di protezione dei dati sanzioni pecuniarie consistenti nel pagamento di somme fino a 1 milione di euro o pari persino al 2% del fatturato mondiale annuo;

Le norme istituiranno uno “sportello unico” per imprese e cittadini: il fatto di dover interagire con un’unica autorità di controllo (anziché 28) faciliterà e renderà meno costoso per le imprese operare in tutta l’Ue; i cittadini dovranno interagire solo con l’autorità nazionale di protezione dei dati del proprio paese, nella propria lingua, anche se i dati personali che li riguardano sono trattati altrove.

La Gsma e l’Etno plaudono all’iniziativa della Ue. Secondo le associazioni il pacchetto “contribuirà a creare condizioni di parità per tutti i player, indipendentemente dalla loro settore o posizione geografica”. “E ‘importante – prosegue la nota congiunta – che i consumatori siano in grado di godere di standard di privacy coerenti ed esperienze, indipendentemente dalle tecnologie”. Il pacchetto sarà dunque fondamentale “per raggiungere un mercato unico digitale”, concludono Etno e Gsma.

Per Joe McNamee, Executive Director of European Digital Rights, invece, il regolamento non rispetta i diritti fondamentali dei cittadini e non fa altro che assecondare interessi di parte. Sulla stessa lunghezza d’onda Anna Fielder, presidente di Privacy International: “Se lo scopo di questa riforma era quello di rafforzare il controllo delle persone sulle loro informazioni personali, i nostri governi hanno raggiunto l’esatto obiettivo contrario”.

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