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Facebook e Google più sicuri per gli inserzionisti

L’analisi Gigaom: il settore pubblicitario in rete funestato da frodi che generano un giro d’affari da 6 miliardi di dollari l’anno. Così gli inserzionisti premiano piattaforme maggiormente a prova di “siti fantasma”

Pubblicato il 26 Nov 2013

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Gli inserzionisti del mercato pubblicitario digitale sono messi a dura prova dalle truffe online. Un fenomeno che li rende sempre più propensi a pubblicare i propri annunci su Facebook. L’obiettivo è di evitare che i banner “vengano visualizzati da robot piuttosto che da persone in carne e ossa”. La tendenza emerge da un’analisi pubblicata oggi da Gigaom research, sito di informazione e ricerca sul mondo dei media.

A questa conclusione, si legge su Gigaom, si è giunti durante una colazione di lavoro che si è svolta nei giorni scorsi a Manhattan, chiamata in modo evocativo “Bagels and Bots” (i Bots sono i programmi automatici che accedono alla rete attraverso lo stesso tipo di canali utilizzati dagli utenti umani). Riuniti attorno al tavolo un gruppo di dirigenti di società attive nel campo, che hanno esplicitato la loro preoccupazione per i botnets, le reti di computer infestate da malware che offrono a criminali e hackers la possibilità di frodare i grandi marchi.

I truffatori – sottolineano da Gigaom – mettono continuamente a punto nuove strategie per “imbrogliare”: uno dei più recenti network convoglia milioni di bot, visitatori automatici, su siti fantasma con pochissimi lettori reali, e falsificando i numeri dei visitatori raccoglie denaro dagli inserzionisti.

Secondo le stime più recenti le frodi in questo campo generano un giro d’affari di circa sei miliardi di dollari l’anno: un modo di guadagnare poco rischioso per gli hacker, molti dei quali fanno base in Europa orientale e non possono essere raggiunti dall’Fbi.

E’ stato possibile accertare le truffe frodi attraverso software speciali che riescono a mostrare come un Pc infettato da un bot, non rilevato dal proprietario, possa consultare automaticamente migliaia di annunci in un’ora: annunci che gli inserzionisti pagano, ma che nessuno guarda.

Le truffe si concretizzano di solito ai danni di grandi aziende, che si rivolgono a sistemi automatici per “piazzare” gli annunci sul web per raggiungere milioni di persone contemporaneamente. In un ambiente così complesso i truffatori si inseriscono indirizzando una parte degli annunci su siti fantasma attraverso i botnet. E finora – emerge dalla ricerca Gigaom – i gestori di questi sistemi si sono dimostrati incapaci di individuare ed escludere i truffatori.

Per questo molti inserzionisti potrebbero tornare a rivolgersi a piattaforme in grado di garantire il percorso degli annunci, in testa alle quali ci sono Facebook e Google.

Il sistema del social network, infatti, riesce a informare gli inserzionisti su dove i loro annunci appaiono e su quali consumatori potrebbero visualizzarli. Sistema simile quello di Google, che però opera su una miriade di siti che vengono costantemente monitorati e da cui vengono esclusi quelli irregolari.

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