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Facebook nel caos, i post “femminicidi” mettono in fuga gli inserzionisti

Il social network costretto ad annunciare procedure più rigorose per la rimozione dei contenuti aggressivi dopo il ritiro di 15 inserzionisti: “Il nostro sistema non ha funzionato come dovrebbe”

Pubblicato il 29 Mag 2013

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Nuove e migliori procedure per moderare i contenuti online: le ha annunciate Facebook dopo che una quindicina di inserzionisti, dalla britannica Nationwide alla giapponese Nissan fino alla multinazionale Unilever, hanno revocato i propri contratti pubblicitari per timore che il social network non sia in grado di evitare la pubblicazione di contenuti offensivi da parte degli utenti. Come riporta il Financial Times, Facebook ha dovuto ammettere che “il sistema che identifica e rimuove contenuti inappropriati non ha funzionato in modo efficace come dovrebbe, soprattutto su questioni collegati a offese a sfondo sessuale”. Perciò ha assicurato che rivedrà le modalità di gestione dei contenuti offensivi, in particolare coloro che “incitano alla violenza sessuale o all’odio”.

La risposta di Facebook arriva dopo una campagna lanciata da una rete internazionale che ha avuto tra i principali promotori Women, Action and the Media (Wam), Everyday Sexism Project e l’attivista Soraya Chemaly. L’iniziativa ha portato alla luce pagine del social network dove le donne sono rappresentate in contesti inappropriati, offensivi e violenti. In pochi giorni ha raccolto il sostegno del pubblico online attraverso decine di migliaia di messaggi su Twitter. Il 21 maggio scorso Wam ha scritto una lettera aperta a Facebook chiedendo alla società di agire contro i riferimenti ad abusi sessuali contenuti sulle sue pagine. Analogamente una petizione digitale promossa da Change.org per cancellare i gruppi che incitano alle violenze sessuali ha ottenuto 225mila firme. In seguito a queste azioni 15 società hanno deciso di rimuovere le loro pubblicità dal sito.

Facebook ha perciò avviato un aggiornamento delle linee guida utilizzate dagli operatori impegnati nel monitoraggio dei contenuti pubblicati nel social network. Saranno sviluppate in collaborazione con esperti di diritto e con organizzazioni per l’eliminazione delle discriminazioni. Inoltre l’azienda prevede di migliorare la formazione dei team che valutano i materiali condivisi nella rete sociale online. E si è impegnata anche in tutele aggiuntive rispetto alla soglia di protezione dai contenuti che incitano all’odio (in lingua inglese hate speech): le comunicazioni considerate “crudeli” e “insensibili”, spiega Facebook in un post, resteranno nel social network se saranno associate all’identità reale di coloro che hanno deciso di pubblicarle. I progressi ottenuti verranno valutati periodicamente.

Per Facebook, sottolineano gli analisti, è fondamentale riuscire a controllare i contenuti pubblicati. Nei primi tre mesi del 2013 il gruppo californiano ha generato ricavi di 1,46 miliardi di dollari, con un aumento del 38% rispetto allo stesso periodo dello stesso anno, soprattutto grazie all’implementazione di nuovi strumenti che permettono agli inserzionisti di indirizzare le loro pubblicità ai singoli utenti.

In ogni caso, dopo l’addio degli inserzionisti, Facebook ha annunciato di aver rimosso la grande maggioranza dei messaggi aggressivi apparsi sulla rete, ma ha anche specificato che, con oltre 100 miliardi di pagine presenti sul social network, identificare e rimuovere i contenuti offensivi è un’operazione che può richiedere tempo.

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