Farina: “Itway in Iran per saziare la fame di innovazione italiana”

Il fondatore e presidente del Gruppo a CorCom dopo l’accordo con Patsa Holding: “In cantiere progetti soprattutto su fibra ottica, healthcare e trasporti. Il Made in Italy può ancora scrivere la storia dell’informatica”

Pubblicato il 15 Apr 2016

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Il memorandum d’intesa firmato con Patsa Holding permetterà a Itway di sbarcare sul mercato iraniano, sviluppando progetti in diversi ambiti, dal Networking ai Data center passando per la Cybersecurity, i Big Data e l’Internet of Things.

Il Gruppo, che già aveva avviato contatti e relazioni per operare nel mercato iraniano e del Middle East dopo l’apertura a Dubai della filiale Itway Mena nel 2014, stima in circa 200 milioni di euro il giro d’affari che deriverà dai futuri progetti nel paese asiatico. Per approfondire la missione di Itway e l’impatto che avrà sulla strategia del Gruppo CorCom ha intervistato il suo fondatore e presidente, Giovanni Andrea Farina.

Cosa offre oggi l’Iran a un Gruppo IT?

È un paese che andrebbe sicuramente conosciuto meglio. È molto industrializzato e simile all’Italia. Basti pensare all’automotive: c’è la Sata, c’è un gigantesco stabilimento della Peugeot. L’Iran produce quasi il doppio delle automobili che produciamo in Italia. Non è insomma solo oil&gas, ma ci sono anche anche mobili, edilizia, infrastrutture. Insomma, come un’Italia bloccata per 27 anni che ha però tutte le potenzialità per ripartire in modo estremamente rapido.

Stiamo osservando l’Iran da almeno un anno, ossia da quando abbiamo aperto una nostra filiale (Itway Mena, ndr) a Dubai, e abbiamo subito notato un programma di ammodernamento delle infrastrutture digitali del paese. Il primo contatto l’abbiamo avuto con Iranian Net, che ha l’esclusiva della stesura della fibra ottica nelle principali città del Paese, molte delle quali hanno oltre 1 milione e mezzo di abitanti. Gli interventi in Iran li andremo a fare assieme a Patsa Holding, che opera nei settori della Pubblica Amministrazione, delle infrastrutture intese non solo in senso telematico ma anche fisico. Costituiremo una società mista di diritto iraniano per poter operare al meglio.

Tra gli ambiti citati nell’accordo (Networking, Data Center, Cybersecurity, Application security, Big Data e IoT) ce ne sono alcuni su cui concentrerete maggiormente gli sforzi?

Ci muoveremo in modo piuttosto importante su 3 settori. Sicuramente uno sarà quello del Governo, iniziando a lavorare sulla progettazione e installazione della rete in fibra con la collaborazione di altri Gruppi italiani che abbiamo coinvolto nell’operazione. Su questo progetto l’Iran sta investendo cifre importanti, parliamo di miliardi garantiti dalla Banca centrale del Paese. Speriamo di chiudere i primi contratti entro breve tempo. Il secondo ambito dove andremo a operare sarà l’healtcare, attraverso le nostre piattaforme IoT come iNebula Connect, in grado di connettere la sensoristica all’interno di ospedali e laboratori. C’è grande interesse da parte delle strutture iraniane sotto questo punto di vista. L’ultimo settore è quello dei trasporti, principalmente treni e aeroporti.

Nei progetti in Iran sarà coinvolta anche la nuova divisione 4Science?

Assolutamente sì, perché i big data e il cultural heritage sono due tematiche che suscitano molta attenzione in Iran. Soprattutto sul versante culturale, il paese asiatico offre enormi opportunità di sviluppo.

Vi siete già prefissati degli obiettivi a lungo termine?

Contiamo di generare 200 milioni di giro d’affari in 5 anni all’interno di settori che già presidiamo. L’alleanza con un attore iraniano consolidato ci permetterà di scaricare tutta la nostra potenza a terra.

Anche la Borsa ha gradito i vostri piani per l’estero…

Credo che aziende come Itway e altre eccellenze italiane, non le divisioni delle multinazionali nel nostro Paese, possano ancora scrivere la storia dell’informatica. Eravamo i primi con Olivetti, che la politica ha distrutto, e ora ci siamo reinventati nella produzione manifatturiera di soluzioni informatiche dove siamo molto bravi. E all’estero questo lo sanno.

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