LA TASSA

Fisco e Ott, Gasparri: “Renzi non sia debole, serve una web tax”

Il senatore di Forza Italia: “E’ tempo di approvare una norma che imponga alle aziende che fanno fatturato in Italia di pagare le tasse nel nostro Paese”. E sulla vicenda irlandese di Apple: “Bene l’Antitrust Ue”

Pubblicato il 30 Set 2014

“L’Antitrust Ue deve agire in maniera decisa contro le multinazionali che godono di regimi fiscali di favore e violano le regole. Ci sono paesi come l’Irlanda, il Lussemburgo e l’Olanda che, concedendo agevolazioni solo ad alcuni, di fatto infrangono anche le norme Ue che vietano gli aiuti illegittimi di Stato. E addio libero mercato e concorrenza”. Lo sottolinea in una nota il senatore Maurizio Gasparri (FI).

“Oggi nel mirino ci sono colossi come Apple, che pure ha sedi e dipendenti in tutto il mondo – ricorda Gasparri – Ma il vero faro va puntato definitivamente sugli Over the top come Google che hanno benefici fiscali eccessivi e pochissimi dipendenti. Oggi Google rischia una maxi multa per abuso di posizione dominante e violazione degli accordi. Ma chi ci ridà i soldi evasi finora? Prima che finisca il semestre di presidenza ci aspettiamo da Renzi provvedimenti che vadano in questa direzione”.

Secondo il senatore “è tempo di approvare la norma che impone a questi colossi della rete che fanno fatturato in Italia di pagare le tasse nel nostro paese. Su questo Renzi è stato debole e prono. Perché? Piuttosto che consentire di difenderci da un saccheggio quotidiano Renzi spreme gli italiani con nuove tasse. Di chi fa gli interessi?”

Lo scorso febbraio il Consiglio dei ministri, guidato da Matteo Renzi, aveva abrogato la norma – meglio conosciuta come web tax – che mirava a tassare le web company che fanno profitti in Italia, inserita nella Legge di Stabilità.

Le riflessioni di Gasparri arrivano dopo che la Ue ha pubblicato la lettera inviata a Dublino con cui ricostruisce le vicende degli accordi fiscali tra la Mela e il governo Irlandese tra il 1990 e il 2007 e con le relative accuse di aiuti di stato mosse dalla Ue.

I meccanismi nel mirino di Bruxelles riguardano i tax rulings, ovvero gli accordi che le società prendono con le autorità fiscali nazionali che consentono di sapere in anticipo a quel tipo di regime fiscale verrà applicato il loro business. In pratica, secondo la Ue, le grandi multinazionali riescono a spostare, dal punto di vista contabile, i guadagni laddove vengono tassati meno. Ciò accade facendo fatturare a società controllate la vendita di beni o servizi ad altre del gruppo, a volte anche a prezzi fuori mercato, perché alla fine i profitti figurino laddove la mano del fisco è più leggera. Sotto i riflettori anche il transfer pricing, il meccanismo usato per confermare i cosiddetti prezzi di trasferimento ovvero quelli fatturati per transazioni commerciali tra entità differenti di uno stesso gruppo. Secondo la Commissione tali prezzi influenzano la ripartizione dei guadagni imponibili tra le filiali di un gruppo stabilite nei diversi paesi. Se le autorità fiscali nazionali, al momento di accettare il calcolo del la base di imposta proposto da una impresa spingono per remunerare una filiale o una succursale alle condizioni di mercato, si esclude la presenza di un aiuto di Stato; ma se il calcolo non si fonda su le condizioni predette, è possibile che l’impresa benefici di un trattamento più favorevole di quello che sarebbe normalmente riservato ad altri contribuenti.

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