LA MANOVRA

Fisco ultraridotto per le startup, Iva al 5% per cinque anni

Lo prevede la legge di stabilità licenziata dal Consiglio dei ministri: aumenta anche la franchigia di deduzione Irap da 10.500 a 13mila euro

Pubblicato il 16 Ott 2015

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Fisco più conveniente per le startup. La legge di stabilità licenziata dal Consiglio dei ministri di ieri modifica le legislazione attuale per ampliare l’accesso al regime fiscale forfettario di vantaggio. Per le nuove startup viene previsto un regime di particolare favore con l’aliquota che scende dall’attuale 10% al 5% applicabile per 5 anni (anziché 3 anni). In attesa di una riforma strutturale sulla fiscalità delle società di persone, aumenta la franchigia di deduzione Irap per questa tipologia di imprese da 10.500 a 13.000 euro.

Inoltre la soglia di ricavi per l’accesso a tale regime viene aumentata di 15.000 euro per i professionisti (portando così il limite a 30.000 euro) e di 10.000 euro per le altre categorie di imprese.

In questo modo il governo intende dare sostegno allo sviluppo di nuove imprese innovative il cui settore inzia a mostrare segni di sofferenza. Almeno stando ai numeri aggiornati di GEC2015 di “The Italian Startup Ecosystem: Who’s Who”, (Italia Startup e Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano) secondo i quali per il 2014, gli investimenti complessivi (sia da investitori istituzionali che da business angel, family office e venture incubator) in startup hi-tech sono stati pari a 118 milioni di euro, in crescita del 5% sul 2012 e in flessione del 9% rispetto al 2013, quando il totale aveva toccato i 129 milioni di euro.

Analizzando le due componenti del totale degli investimenti, si legge nel report, emerge che il dato consuntivo degli investimenti istituzionali si attesta a quota 63 milioni di euro, in calo del 23% rispetto al 2013 a causa, in buona misura, della chiusura dei fondi con target di investimento sul Sud Italia.

Al tempo stesso però si stima un netto incremento del ruolo svolto dagli investimenti fatti da soggetti non istituzionali, cioè business angel, family office, acceleratori and incubatori: l’apporto di questa tipologia di investitori è cresciuto del 17% nel 2014, raggiungendo i 55 milioni di euro e arrivando a pesare quasi per il 50% sul totale degli investimenti.

Ma secondo l’associazione Italia Startup l’ecosistema mostra di avere ancora ampi margini di miglioramento nel ruolo giocato dagli investitori istituzionali e non. “La cifra totale di 118 milioni risulta infatti ancora limitata, in valore assoluto, se confrontata con quella relativa ad altri paesi: in Italia si investe in startup hi-tech un ottavo rispetto a Francia e Germania, un quinto rispetto al Regno Unito e poco meno della metà rispetto alla Spagna”.

I segnali “positivi” sono legati alla crescita dell’’ecosistema: sono più che raddoppiate le startup innovative, che registrano un incremento del 120% passando da 1227 nel 2013 a 2716 nel 2014, mentre le startup finanziate da investitori istituzionali, venture incubator, Family Offices e Business Angel Networks, crescono del 9% passando da 108 nel 2013 a 118 nel 2014.

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