IL FONDO

Transizione industriale, 300 milioni per le aziende. Ecco come fare domanda

Finanziabili le spese per programmi informatici, brevetti, licenze e formazione del personale. Candidature entro il 12 dicembre. Il ministro Urso: “Mettiamo il sistema produttivo nelle migliori condizioni per affrontare la duplice trasformazione green e digital”

Pubblicato il 10 Ott 2023

green

Prende il via il “Fondo per il sostegno alla transizione industriale, con l’apertura dello sportello per le imprese per candidare i propri progetti green a ricevere le risorse. Il fondo è gestito da Invitalia e finanziato con 300 milioni di euro dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con l’obiettivo di sostenere le imprese che investono nella tutela ambientale e favorire l’adeguamento del sistema produttivo italiano alle politiche Ue a tutela dell’ambiente.

Le agevolazioni sono rivolte alle aziende di qualsiasi dimensione e di ogni parte d’Italia (tenendo conto che la metà delle risorse è riservata alle imprese energivore) e vengono concesse sotto forma di contributo a fondo perduto. Le domande di agevolazione potranno essere presentate, tramite la piattaforma informatica messa a disposizione da Invitalia, a partire dalle ore 12.00 del 10 ottobre 2023 e fino alle ore 12.00 del 12 dicembre 2023.

“Con lo stanziamento di 300 milioni di euro in dotazione al Fondo per il sostegno alla transizione industriale – scrive su X il ministro delle Imprese, Adolfo Urso – puntiamo a sostenere le imprese negli investimenti green, in un quadro che vede il nostro dicastero particolarmente impegnato nel mettere il sistema produttivo nelle migliori condizioni per affrontare la duplice transizione ambientale e digitale. Ho dato mandato a Invitalia di procedere con celerità nell’esame delle domande che perverranno dalle imprese, così da erogare le agevolazioni in tempi rapidi”.

Sostegno alla transizione green delle imprese italiane

I progetti devono prevedere un miglioramento dei processi aziendali in termini di tutela ambientale, mediante una maggiore efficienza energetica o attraverso il riciclo e recupero delle materie prime.

Il Fondo sostiene le spese relative al suolo aziendale, opere murarie, impianti e attrezzature di nuova fabbricazione, programmi informatici, brevetti, licenze, know-how, formazione del personale.

Più in dettaglio, per il miglioramento dell’efficienza energetica la misura finanzia fino al 50% delle spese, per l’uso efficiente delle risorse il contributo può arrivare al 60%, per gli impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili la soglia può salire al 65%.

Le richieste valutate positivamente saranno ammesse alle agevolazioni fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

Le imprese possono presentare una sola domanda di agevolazione per singola unità produttiva, eventualmente integrando nel programma più obiettivi ammessi dal Fondo. È facoltà dell’impresa presentare più domande di agevolazione a condizione che riguardino diverse unità produttive.

Cgil critica: “Vecchie ricette, manca la politica industriale”

“La strada scelta da questo governo punta in direzione di un consolidamento della pratica degli incentivi a pioggia. Se le risorse non mancano, manca invece qualsiasi idea di valorizzazione strategica che punti all’identificazione e al rafforzamento di specifiche filiere. Disperdere in mille rivoli grandi quantità di denaro non serve ad imprimere alcuna accelerazione alla produzione industriale, che come dimostrano i dati diffusi oggi dall’Istat, risulta in calo di oltre 4 punti su base annua”, è il commento del segretario confederale della Cgil, Pino Gesmundo.

“Da oggi – spiega il dirigente sindacale – si aggiungono all’elenco degli incentivi per le imprese che investono in sostenibilità ambientale e in transizione digitale quelli del Fondo transizione industriale e, dal 18 ottobre, le imprese del Mezzogiorno potranno aderire allo strumento Investimenti sostenibili 4.0. Ma dietro le definizioni di transizione (energetica e/o digitale) si trovano le stesse vecchie ricette, che hanno prodotto un impoverimento del sistema industriale italiano, affidando al mercato la scelta di dove e come investire. È evidente che il nostro giudizio non può che essere critico al riguardo. Stiamo sprecando le ingenti risorse che l’insieme dei programmi ci mettono a disposizione – conclude Gesmundo – perdendo l’occasione unica di rilanciare il sistema industriale e con esso l’occupazione e l’economia. Il ministro Urso convochi urgentemente un tavolo per definire le strategie per le politiche industriali, che passano anche attraverso la gestione delle grandi vertenze”.

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