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Nulla di fatto per Almaviva, incontro in extremis il 12 dicembre

In stallo il tavolo tra azienda, sindacati e Mise. In gioco 2.500 licenziamenti e la chiusura delle sedi di Roma e Napoli. Serao (Fistel Cisl): “Proposte impercorribili e contradditorie”. La società fa muro: “Crisi strutturale. No alla logica del sussidio, ritiriamo la proposta”. La viceministro Bellanova: “Non asseconderemo tagli di salario. Ora trattativa a oltranza”

Pubblicato il 06 Dic 2016

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Si aggiorna con un nulla di fatto al 12 dicembre il tavolo tra azienda, Mise e sindacati sulla vertenza Almaviva: in ballo ci sono la chiusura delle sedi di Roma e Napoli di Almaviva Contact 2.511 licenziamenti. Ad annunciare l’inizio della riunione era stata su Twitter la viceministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova. Ma che la situazione non si indirizzasse sulla strada dell’accordo si era capito dalle prime battute della riunione, mentre fuori dal ministero un gruppo di circa 400 lavoratori manifestava ha inneggiato alla viceministro, ex sindacalista della Cgil, che negli ultimi mesi si è specializzata nell’affrontare le crisi aziendali più complicate.

La proposta messa sul tavolo dall’azienda per evitare le chiusure e i licenziamenti prevede “l’azzeramento degli scatti di anzianità per le sedi di Roma e Napoli e la riduzione del salario attraverso la perdita di un livello professionale. Ad esempio, chi è al quarto livello passerebbe al terzo con conseguenze economiche sulla retribuzione – spiega Giorgio Serao, segretario nazionale della Fistel Cisl, sottolineando che la procedura per gli esuberi scadrà il 18 dicembre – Si tratta di provvedimenti, a dir loro, temporanei, finché il quadro economico aziendale non si riprende”. In più la proposta di Almaviva prevede, prosegue Serao, “esodi incentivati e partecipazione dei lavoratori al consiglio di sorveglianza”.

“Gli abbiano risposto che questi interventi sono impercorribili e contradittori – spiega il sindacalista, ricordando che il Governo ha inserito nella legge di Bilancio provvedimenti mirati a contrastare le delocalizzazioni e le gare al massimo ribasso – Abbassare il costo del lavoro significa dare ad Almaviva un gap competitivo in più rispetto ad altri operatori e in questo modo rischiamo di annullare i vantaggi che le norme previste dal governo possono portare al settore – sottolinea – Sappiamo che ci sono 2.500 famiglie dietro questa storia e dobbiamo provare a insistere fino all’ultimo giorno per trovare una soluzione”.

Dura la replica di Almaviva: “Di fronte alle iniziative istituzionali dirette a riordinare il settore e ad affermare un mercato dalle regole certe e rispettate, Almaviva Contact ha avanzato alle parti la proposta di un percorso industriale in grado di riportare l’azienda all’equilibrio economico e a soluzioni di risanamento stabili, attraverso le azioni necessarie ad aggredire i caratteri strutturali della crisi. Dopo mesi di sostanziale indifferenza, di rifiuto a dar seguito ad impegni formalmente convenuti, di deformate rappresentazioni ai lavoratori delle proposte aziendali, la risposta delle Organizzazioni Sindacali è stata una pregiudiziale e assoluta indisponibilità anche al confronto, nonostante ben altre posizioni assunte nel tempo con società concorrenti, accompagnata dalla sola rivendicazione di una gestione assistenziale della crisi. La riproposizione di una cultura e di una pratica del sussidio, inadeguata ad affrontare la condizione strutturale di Almaviva Contact, è inconciliabile con le dimensioni della crisi e fuorviante rispetto alle stesse aspettative dei lavoratori nonché impropria rispetto ad un corretto utilizzo degli ammortizzatori sociali disponibili per il settore. Allo stesso tempo – conclude Almaviva – preso atto della totale indisponibilità al percorso industriale presentato dall’Azienda, ribadita anche oggi dalle Organizzazioni Sindacali con toni perentori, Almaviva Contact non può che considerare superata la propria proposta”.

Di “posizioni cristallizzate” parla la viceministro Teresa Bellanova giustificando l’aggiornamento del tavolo: “Purtroppo ancora oggi registro una distanza tra le parti impegnate a rinfacciarsi le reciproche responsabilità, ma di sicuro il governo non intende assecondare tagli al salario dei lavoratori – afferma – Ho invitato le parti a una trattativa a oltranza, chiedendo loro un impegno a esaminare nel dettaglio le questioni aperte per arrivare a una revoca della procedura di licenziamento. Sarebbe utile che azienda e sindacati onorassero quanto sottoscritto nell’accordo del 31 maggio scorso che entrambe, per elementi diversi, hanno messo in discussione. L’accordo va applicato nella sua interezza. In caso contrario, le parti lavorino responsabilmente per arrivare alla formulazione di una nuova intesa”. “Il governo riteneva quell’accordo una buona sintesi e da parte sua – conclude Bellanova – ha mantenuto gli impegni stanziando nella legge di bilancio 30 milioni di euro destinati al settore dei call center, rendendo effettivi i controlli sulle imprese che delocalizzano e aumentando gli importi delle sanzioni fino a 150 mila euro. Nel frattempo gli uffici competenti hanno già inviato le diffide e comminato le prime sanzioni ai call center inadempienti situati nei Paesi extracomunitari. Siamo in una fase delicata, chiedo quindi a tutti responsabilità nei confronti delle persone che attendono una soluzione di questa vicenda”.

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